'101 perché sulla storia di Milano che non puoi non sapere'. Un estratto

http://www.mentelocale.it/img_contenuti/collaboratori/grandi/Casa_Verdi_Milano.jpgPerchè la più grande opera di Giuseppe Verdi non è lirica?

Il talento di Verdi non è mai stato messo in discussione, se non da quegli insegnanti del conservatorio milanese che oggi porta il suo nome: non venne accettato perché era troppo vecchio. Già da bambino aveva dimostrato le sue doti e il suo primo insegnante fu il direttore della Filarmonica della zona di Busseto. Arrivato a Milano si formò sotto l'influenza austriaca e della musica per quartetti d'archi.

Imparò bene e dalla città lombarda partì per diventare uno dei giganti della musica di tutti i tempi. L'affermazione arrivò in fretta, grazie anche alla fiducia dell'impresario della Scala che gli commissionò tre opere. Tra queste, la perla del Nabucco con l'aria del Va' pensiero. Nella trama dell'opera era evidente il richiamo al popolo dominato (in quel caso gli ebrei a Babilonia). La metafora non sfuggì ai milanesi e l'aria divenne l'inno della libertà già dalla prima, il 9 marzo 1842, ancora sotto il giogo asburgico.

A trentacinque anni il Maestro era già una superstardella musica e molti teatri, in Italia e nel mondo, gli commissionavano opere. Chiamato anche in Francia, Verdi si rese conto della grandeur d'oltralpe. Questo lo influenzò, positivamente, nella scrittura di opere di ampio respiro come La battaglia di Legnano (dove si ritrova il tema del popolo vinto e dominato).

La carriera del Cigno di Busseto proseguì di successo in successo, sia professionale sia personale, tanto che Cavour lo chiamò a sedersi nel primo parlamento italiano. Condusse una vita sobria e la spesa che si concesse, quando ottenne fama e denaro, fu l'acquisto di una casa in campagna, a Sant'Agata. Qui, dove il Maestro si trasferiva appena poteva, visse con la compagna, la soprano Giuseppina Strepponi che sposò nel 1859. In inverno però risiedeva a Milano, dove, dal 1872, aveva la sua stanza al Grand Hotel de Milan in via Manzoni, a pochi metri dalla Scala.

Il Maestro morì, dopo aver attraversato e caratterizzato tutto l'Ottocento, il 27 gennaio del 1901, a ottantasette anni.

Le istruzioni che lasciò per il funerale erano in sintonia con la sua vita e con il suo personaggio: chiese che si svolgesse all'alba o al tramonto senza sfarzo e senza musica. Negli ultimi giorni di vita, sul selciato di via Manzoni, per ordine dell'amministrazione, fu gettata della paglia con lo scopo di attutire il rumore degli zoccoli dei cavalli e di non disturbare il riposo del grande musicista. Le sue volontà furono rispettate, cionondimeno oltre centomila milanesi parteciparono, silenziosamente, alle esequie.

La sua opera più grande fu, però, per sua ammissione in una lettera che scrisse a un amico, la realizzazione della Casa di riposo per musicisti, in piazza Buonarroti.

Delle mie opere, quella che mi piace di più è la Casa che ho fatto costruire a Milano per accogliervi i vecchi artisti di canto non favoriti dalla fortuna, o che non possedettero da giovani la virtù del risparmio.Poveri e cari compagni della mia vita!Credimi, amico, quella Casa è veramente l'opera mia più bella.

È qui che è sepolto il maestro di fianco a Giuseppina. La sua idea era quella di non essere tumulato a Sant'Agata dove avrebbe creato disagio ai parenti.

La Casa Verdi è lì da oltre cento anni con la statua del musicista che guarda verso la sua terra d'origine e caratterizza la piazza e tutta la zona.

La realizzazione dell'edificio fu affidata all'architetto Camillo Boito, fratello del suo librettista di fiducia, Arrigo. I finanziamenti per terminare la costruzione e garantirne il sostentamento dovevano arrivare dai diritti delle sue opere.

La casa fu conclusa nel 1899, ma il musicista diede ordine che nessuno vi sarebbe potuto entrare sino alla sua morte. Il primo ospite varcò la soglia nel gennaio del 1902, in occasione del primo anniversario della morte del Maestro. Verdi non voleva mettere in difficoltà gli ospiti che avrebbero dovuto ringraziarlo.

Grande il musicista, ma altrettanto lo fu l'uomo.

La casa di riposo dei musicisti, conosciuta da tutti, non riusciva però a sostentarsi soltanto con il lascito di Verdi e oggi vive grazie al proprio patrimonio e a donazioni. In questo caso l'eredità lasciata a Milano non è stata solo artistica ma molto, molto concreta. Come i mattoni dell'edificio.

Copyright © Newton Compton Editori

( Fonte: www.mentelocale.it)

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Cedistic © 2014 -  Ospitato da Overblog