" A Barcellona come turista ma pronto a viverci" di Beppe Roncari

Viene voglia di viverci a Barcellona. E in effetti ci si incontrano sempre più italiani. Ero andato a trovare un mio amico filmmaker. Lavora ancora con l’Italia, ma la società l’ha trasferita qui. Perché? Le tasse sono più basse, il mare e le montagne sono a due passi. Aggiungi i viali ampli e alberati, un ottimo sistema di trasporto pubblico, tante iniziative culturali, una delle più belle città del mondo dal punto di vista artistico.

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Ci ero già stato di passaggio esattamente 7 anni fa, da “pellegrino” pronto a partire a piedi per il Cammino di Santiago. Avevo percorso la città in lungo e in largo, ovviamente camminando, e me ne ero innamorato, anche se allora, dato il tempo ristretto e il budget limitato, non ero entrato in nessuna attrazione turistica ed avevo alloggiato in un ostello sgarruppato al malfamato Barrio Xino. Sembrava davvero di essere nei loculi di ferro di Singapore, letteralmente.

 

Questa volta avevo qualche giorno in più e una grande voglia di esplorare. Ero alloggiato in un edificio d’epoca nel quartiere di Gracia. Non restaurato: il che contribuiva al suo fascino, anche se l’acqua della doccia non si chiudeva, la porta di casa non si apriva e le luci se ne accendeva una su tre. Un vero salto indietro nel tempo. Mescolato con un’incredibile modernità. La metropolitana barcellonese fa un baffo a quella di Milano, le attese – anche in piena estate – non superavano i cinque minuti, ed erano puntualmente segnalate da un display preciso al secondo.

 

Nessun “indignado” in Plaza Catalunya, solo tanti turisti. Pochi spagnoli. Mi immergo nella Ruta Futurista (l’equivalente spagnolo dell’Art Nouveau) e visito la Pedrera (Casa Milá) di Gaudì sotto un cielo nero plumbeo di mistero, ma è solo un gioco del clima, qui abbastanza comune, mi dicono. Al mattino nuvoloni minacciosi e poi un sole che spacca le pietre al pomeriggio. Se ci andate in questo periodo non perdetevi la mostra retrospettiva del grande fotografo Català-Roca, testimone graffiante con i suoi bianchi e neri della storia del Novecento. La visita è compresa nel (caro) biglietto d’ingresso alla casa.

Poi il sogno di una vita: entrare alla Sagrada Familia. Quasi completata. Un tripudio di luce come nemmeno nelle più brillanti cattedrali gotiche… quasi un set da film di fantascienza, di quelli con gli alieni buoni che rapiscono in un abbaglio lucente.

 

Lo sapete che a Barcellona c’è la spiaggia? Certo che lo sapete. Oltre alla Barceloneta consiglio la visita alla zona Villa Olimpica, più economica (specie se volete pranzare a tapas o rationes, o farvi i classici gaspacho y paella). Forse conoscete la spiaggia, avete letto nei romanzi di Zafón del Tibidabo e del Castello di Montjuic. Ma non vi immaginereste mai che ci sono veri boschi e vere montagne appena fuori dalla città. Ci si arriva comodamente sul treno. Io per esempio ci ho fatto una grigliata a Las Planas, e ho incontrato uno sceneggiatore e un disegnatore di Dylan Dog che hanno anche loro abbandonato l’Italia per vivere nella capitale catalana.

 

E non dimentichiamo la Casa Battlò, altro capolavoro di Gaudì, insieme al Parc Guell, sterminato, da cui si godono delle visioni oniriche della città… se solo ci si sposta nelle zone meno turistiche e più silenziose, ascendendo al monte dove l’artista volle piazzare una grande croce.

 

Per finire non scordatevi dell’Ospital de la Santa Creu i Sant Pau (il nome è in catalano), recentemente riaperto al pubblico, un complesso ospedaliero (tuttora funzionante!) incastonato “di sbieco” nella città da Lluis Donènech i Montaner, altro genio del “modernismo” spagnolo. Irreale. Fa venire voglia di ammalarsi un’ospedale così (non è lontano dalla Sagrada Famiglia, lo si può raggiungere percorrendo l’Avenida Gaudì).

 

E non vi ho parlato delle chiese gotiche (spt. Santa Maria del Mar) delle Ramblas, della vita notturna, del cibo – buonissimo, ma non chiedete né un espresso né un amaro… non sanno cosa sia e ve ne pentireste. Buona visita! ( Fonte: www.linkiesta.it)

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