A Macugnaga per la Fiera di San Bernardo

http://www.lastampa.it/rf/image_lowres/Pub/p3/2013/07/04/Societa/Foto/RitagliWeb/856482_1372418908--330x185.jpgIl Vecchio Tiglio è ormai l’unico ad aver visto tutto. Sì, perché, secondo la leggenda, è arrivato in quel che sarebbe diventato il nucleo principale di Macugnaga quando ancora il paese doveva nascere, portato proprio da uno dei suoi fondatori. Così ha vissuto la crescita della comunità Walser, popolo proveniente dal Vallese che dall’Anzasca iniziò la sua colonizzazione delle valli del Monte Rosa, e che ha lasciato in eredità a diverse località del nostro Piemonte un dialetto di origine Titsch del tutto incomprensibile ai non autoctoni, una tecnica di architettura ingegnosa - detta Blockbau, fatta di tronchi di larice incastrati - costumi austeri ricchi di merletti e piatti dagli ingredienti semplici ma dagli accostamenti insoliti.  

 

Oggi l’albero secolare si erge vicino alla chiesa vecchia, bellissima nella sua semplicità, della frazione Staffa. È il cuore di questa cittadina, la più attrezzata turisticamente dell’Ossola, su cui incombe la parete orientale del Rosa: resta miracolosamente intatto il Dorf, gruppo di abitazioni tipiche risalenti al 1200, che comprende anche un antico forno ancora funzionante. Durante la Fiera di San Bernardo, che quest’anno si svolge dal 5 al 7 luglio, viene distribuito proprio il pane nero cotto al suo calore, mentre artigiani del legno e della pietra, delle ceramiche e del ricamo, del ferro e dell’intreccio, provenienti anche da Val d’Aosta, Svizzera e Alto Adige, mostrano le loro creazioni.  

 

A poca distanza sorgono il Museo storico della Montagna e dell’Alpinismo e il Museo del Contrabbando, mentre per visitare il Museo Casa Walser, un’abitazione d’epoca completa di arredi e oggetti di uso quotidiano, bisogna recarsi alla frazione Borca. Qui si scoprono i dettagli di un’architettura e una cultura eccezionalmente avanzate, che permettevano di vivere ad alta quota tutto l’anno: ogni costruzione, distribuita su tre piani, conteneva casa, stalla e granaio, ed era circondata al primo piano da un ampio loggione in cui stavano a essiccare fieno, segale e canapa. I Walser sfruttavano con perizia i materiali dei boschi, cioè pietra, usata a secco per i basamenti, larice per le travi e abete per i tavolati, e creavano piccole unità autosufficienti, ognuna con sorgente, forno e chiesa. L’aspetto finale delle loro opere è di grande eleganza, oltre che di funzionalità, secondo criteri sorprendentemente moderni.  

 

Nella vicina Fornarelli sorge il coinvolgente Museo della Miniera di Guja, prima miniera aurifera delle Alpi aperta ai visitatori, che in un percorso di 1 ,5 km fa vivere tecniche e pericoli di un mestiere faticoso. Delle altre frazioni, ricordiamo in particolare il piccolo cimitero di minatori di Stabioli e il suggestivo Lago delle Fate di Quarazza.  

 Autore: Giulia Stok

Informazioni: www.comune.macugnaga.vb.it; www.distrettolaghi.it 

Fonte: www.lastampa.it

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