"All". Tutto Cattelan al Guggenheim a partire da novembre

http://www.americaoggi.info/files/imagecache/home_primo_piano/files/Cattelan_1313147573.jpgPotrebbe essere la sua ultima mostra la grande retrospettiva che il Guggenheim Museum di New York dedicherà dal 4 novembre al 22 gennaio a Maurizio Cattelan, il più quotato sul mercato tra gli artisti italiani viventi, certamente il più discusso.

 

Provenienti dalle maggiori collezioni pubbliche e private, arriveranno nella Grande mela (dove vive e lavora da molti anni) circa 130 opere realizzate in vent'anni di attività dall'artista padovano, che a soli 41 anni avrebbe deciso di cambiare mestiere. Il condizionale è d'obbligo, dal momento che l'opera di Cattelan è da sempre sinonimo di provocazione e al centro delle polemiche più feroci.

 

Ultima in ordine temporale, quella scatenata giorni fa dal critico francese Jean Clair, che lo pone con Hirst, Koons, Murakami e i fratelli Chapman tra i post-dadaisti, responsabili dell' 'inverno della cultura'. La mostra newyorkese offrirà di sicuro il fianco a nuove evoluzioni del dibattito sull'arte contemporanea, come se non bastassero le prese di posizioni che hanno finora riempito le pagine dei giornali.

 

Ma tant'é, l'esposizione del Guggenheim, curata da Nancy Spector, sarà un'occasione ghiotta. Del resto, il titolo scelto è ‘Maurizio Cattelan: All', cioé ‘tutto', a sottolineare che per la prima volta sarà presentata al pubblico internazionale l'intera sua produzione, spiazzante e provocatoria fin dai primi lavori.

 

Ogni uscita uno scandalo, a cominciare dalla ‘Nona Ora', la scultura in lattice del corpo di Giovanni Paolo II, con tanto di pastorale, travolto da un meteorite, che acquistata in asta per quasi due miliardi di lire registrò dieci anni fa il record per l'arte contemporanea italiana. Per non parlare dei ‘bimbi impiccati' di Piazza XXIV Maggio, a Milano, tre manichini appesi a un albero dei giardinetti, che suscitarono reazioni di sdegno tra i cittadini (un passante cercò di staccarli, ma si ferì).

 

E se già nel '93, alla Biennale di Venezia, voleva vendere il suo stand a un'agenzia di pubblicità con la scritta ‘Lavorare e' un brutto mestieré e qualche anno dopo organizza la Sesta Biennale dei Caraibi, con tanto di budget, catalogo e lista di artisti celebrati (manifestazione ovviamente inesistente), Cattelan getta lo scompiglio con il suo Hitler inginocchiato o il monumentale, sfacciato e mai come ora profetico, dito medio che campeggia a Piazza Affari (dove dovrebbe restare, in un mare di polemiche, fino al 30 settembre).

 

Un filone iperrealista il linguaggio creato da Cattelan, che si nutre delle storie della cultura popolare, della religione, capace di spiazzare come pochi altri. Ma i detrattori si chiedono se sia arte o se, come in sostanza afferma Jean Clair, si tratti soltanto di strategia di marketing, che non comporta conoscenze tecniche e il duro lavoro di bottega.

 

Alla mostra di New York non ci saranno opere nuove. Non ne realizza più da almeno due anni, ha confessato Cattelan. Anche l'installazione con i duemila colombi imbalsamati (che ha fatto infuriare gli animalisti) della Biennale di Venezia è cosa vecchia.

 

Più coinvolto dall'uscita di una sua rivista di fotografia (Toilet Paper), che dall'organizzazione della retrospettiva del Guggenheim, Cattelan ha convogliato tutto il suo genio creativo nell'allestimento non facile delle sue opere in quel museo così particolare. Quel percorso espositivo, a suo dire, sarà la sua ultima provocazione.

 

 

 

Arte/"All" Cattelan al Guggenheim di New York

 

di Nicoletta Castagna

 

NEW YORK. Potrebbe essere la sua ultima mostra la grande retrospettiva che il Guggenheim Museum di New York dedicherà dal 4 novembre al 22 gennaio a Maurizio Cattelan, il più quotato sul mercato tra gli artisti italiani viventi, certamente il più discusso.

 

Provenienti dalle maggiori collezioni pubbliche e private, arriveranno nella Grande mela (dove vive e lavora da molti anni) circa 130 opere realizzate in vent'anni di attività dall'artista padovano, che a soli 41 anni avrebbe deciso di cambiare mestiere. Il condizionale è d'obbligo, dal momento che l'opera di Cattelan è da sempre sinonimo di provocazione e al centro delle polemiche più feroci.

 

Ultima in ordine temporale, quella scatenata giorni fa dal critico francese Jean Clair, che lo pone con Hirst, Koons, Murakami e i fratelli Chapman tra i post-dadaisti, responsabili dell' 'inverno della cultura'. La mostra newyorkese offrirà di sicuro il fianco a nuove evoluzioni del dibattito sull'arte contemporanea, come se non bastassero le prese di posizioni che hanno finora riempito le pagine dei giornali.

 

Ma tant'é, l'esposizione del Guggenheim, curata da Nancy Spector, sarà un'occasione ghiotta. Del resto, il titolo scelto è ‘Maurizio Cattelan: All', cioé ‘tutto', a sottolineare che per la prima volta sarà presentata al pubblico internazionale l'intera sua produzione, spiazzante e provocatoria fin dai primi lavori.

 

Ogni uscita uno scandalo, a cominciare dalla ‘Nona Ora', la scultura in lattice del corpo di Giovanni Paolo II, con tanto di pastorale, travolto da un meteorite, che acquistata in asta per quasi due miliardi di lire registrò dieci anni fa il record per l'arte contemporanea italiana. Per non parlare dei ‘bimbi impiccati' di Piazza XXIV Maggio, a Milano, tre manichini appesi a un albero dei giardinetti, che suscitarono reazioni di sdegno tra i cittadini (un passante cercò di staccarli, ma si ferì).

 

E se già nel '93, alla Biennale di Venezia, voleva vendere il suo stand a un'agenzia di pubblicità con la scritta ‘Lavorare e' un brutto mestieré e qualche anno dopo organizza la Sesta Biennale dei Caraibi, con tanto di budget, catalogo e lista di artisti celebrati (manifestazione ovviamente inesistente), Cattelan getta lo scompiglio con il suo Hitler inginocchiato o il monumentale, sfacciato e mai come ora profetico, dito medio che campeggia a Piazza Affari (dove dovrebbe restare, in un mare di polemiche, fino al 30 settembre).

 

Un filone iperrealista il linguaggio creato da Cattelan, che si nutre delle storie della cultura popolare, della religione, capace di spiazzare come pochi altri. Ma i detrattori si chiedono se sia arte o se, come in sostanza afferma Jean Clair, si tratti soltanto di strategia di marketing, che non comporta conoscenze tecniche e il duro lavoro di bottega.

 

Alla mostra di New York non ci saranno opere nuove. Non ne realizza più da almeno due anni, ha confessato Cattelan. Anche l'installazione con i duemila colombi imbalsamati (che ha fatto infuriare gli animalisti) della Biennale di Venezia è cosa vecchia.

 

Più coinvolto dall'uscita di una sua rivista di fotografia (Toilet Paper), che dall'organizzazione della retrospettiva del Guggenheim, Cattelan ha convogliato tutto il suo genio creativo nell'allestimento non facile delle sue opere in quel museo così particolare. Quel percorso espositivo, a suo dire, sarà la sua ultima provocazione. ( Fonte: www.americaoggi.info)

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