" Appunti dal "caos organizzato" della Cina" di Matteo Caselli *

http://www.gazzettadiparma.it/mediagallery/foto/dett_articolo/1275576574252_0.jpgDa alcuni anni nel nostro paese, come in tutto il mondo, non si fa che parlare del “fenomeno Cina”. Per tanti è un pericolo, per alcuni un modello da imitare. Per altri ancora una calamità e un avversario da combattere. Per me soprattutto un grosso punto interrogativo.
Ho discusso di questioni relative alla Cina, al suo modello economico, alla sua crescita impressionante, in tanti ambiti, sia per quello che riguarda la mia attività professionale, ma anche e soprattutto per quello che riguarda la mia attività politica. In questo ambito, spesso l’approccio è molto schematico. A mio parere superficiale. Tranne pochi che si impegnano a voler studiare i fenomeni, senza preconcetti, prima di proporre “ricette” utili a leggere la realtà, i più si limitano a frasi roboanti, a proclami ed annunci. Capaci forse di colpire, impressionare. Ma che a me non bastano.
Per questo, con altri cinque amici, mossi da un sentimento semplice come la curiosità, ci siamo attivati per costruire questo “mini-tour” della Cina. Senza ovviamente avere la presunzione che un viaggio di quindici giorni possa dare la chiave per capire davvero un fenomeno complesso  come la Cina di oggi. Ma con la speranza che la visione diretta di questo “nuovo mondo” potesse aiutarci ad avere un’idea propria, libera da demagogia o paura, ed il più possibile vicina alla realtà delle cose.
Questi appunti non potranno che essere la trascrizione su carta di alcune impressioni, le più importanti, che in questi dieci giorni abbiamo avuto. Oltre a questo non potrò andare, perché la complessità di quello che abbiamo visto e la sua differenza dal nostro mondo avranno bisogno di molto più tempo per essere rielaborate.

LE CONTRADDIZIONI DI PECHINO- La nostra prima tappa è stata Pechino. Recente sede delle Olimpiadi, è oggi la capitale della Cina, nonché uno dei principali centri economici del paese e del mondo. La prima cosa che balza all’occhio è l’incredibile mix di tradizione, modernità e povertà che contraddistingue questa megalopoli. Il cielo della capitale è attraversato da immensi grattaceli, in cui hanno sede i più grandi gruppi economici del mondo, oltre a banche e centri commerciali di ogni tipo. A terra si svolge invece la vita dei “comuni mortali”.  Una grande parte della popolazione vive in giganteschi quartieri, denominati “hutong”, che spesso si sviluppano ai piedi delle grandi aree direzionali sopracitate. In questi “ghetti” i servizi igienici si trovano fuori dalle abitazioni ed in comune tra più locali. Generalmente si vive in condizioni di estrema povertà. Il contrasto tra le vite agiate dei piani superiori dei palazzi extra-lusso e l’estrema indigenza di chi vive sotto le finestre di questi è una delle grandi contraddizioni che attraversano la Cina. E che disorientano chi le osserva.
In altre aree urbane vi sono inoltre quartieri dove il tempo pare essersi fermato. Dove si respira un’aria austera, quasi ancora “imperiale”. Questo capita quando si visita la “Città proibita”, un tempo sede degli Imperatori, o il Palazzo d’Estate, gigantesca residenza estiva degli stessi. Il contrasto tra le anime di questo paese quindi è impressionante. Da togliere il fiato.
La seconda cosa che colpisce è quanto questa città sia inquinata. Durante le Olimpiadi si era visto per la prima volta il famoso inquinamento della Cina. Posso assicurare che una visione diretta moltiplica infinitamente l’effetto. La città è avvolta in una coltre di gas che spesso, anche quando il cielo è sereno, oscura la vista del sole. Un paesaggio simile a quello tratteggiato da famosi film “futuristi” come Blade Runner.  E che è già realtà in questa parte del mondo. La gente vive immersa in questa  nuvola di gas che solo dopo piogge o vento si disperde per un po’. L’aria per alcuni di noi è stata spesso irrespirabile. Con tanta soddisfazione ho letto su un giornale locale in lingua inglese, durante uno dei nostri spostamenti aerei, che la Cina si avvia a superare gli Usa come primo paese investitore in energie rinnovabili nel 2010. E’ una buona notizia. Che forse aiuta a “digerire” la vista di enormi centrali a carbone nella periferia della città e le conseguenti nuvole di fumo che si alzano dai loro giganteschi camini. L’impressione è che la situazione ambientale sia drammatica in questo paese. La speranza è che finalmente il Governo di questo paese ne abbia la consapevolezza.

ITALIA, QUESTA SCONOSCIUTA- Infine, colpisce enormemente la quasi totale assenza del nostro paese. In un terzo delle nostre conversazioni con cittadini “indigeni”, abbiamo addirittura trovato persone che non sapevano dell’esistenza dell’Italia.  Che conoscevano a grandi linee le principali questioni relative alla Francia, alla Germania, al Regno Unito, ma che ignoravano il nostro paese. O che lo conoscono solo e soltanto grazie alle gesta di qualche calciatore famoso di una delle nostre grandi squadre di calcio. La persona più “informata” sull’Italia è stata paradossalmente un taxista di Xi’An, il quale era a conoscenza praticamente dei nomi di tutta la rosa dei giocatori di una delle squadre di punta del nostro Campionato di Serie A. 
Girando per le strade della capitale, da quelle più “chic” a quelle più “normali”, impressionante è stato verificare la grande presenza di marchi e firme italiane del comparto della moda in genere, oggi “avvicinabile” per la presenza crescente di “grandi ricchi” cinesi in grado di essere potenziali acquirenti. In altro settore chiave come quella dei motori è proprio in questi giorni molto evidente l’intenzione della FIAT di “entrare” in questo mercato, attraverso una poderosa campagna pubblicitaria visibile in tutti i voli interni al paese. Molto meno visibile, se non del tutto assente, è il resto del cosiddetto “made in Italy”, vale a dire il settore agroalimentare (con l’eccezione della Ferrero) e di tanta parte della nostra industria manifatturiera di qualità, come ad esempio le ceramiche. Questo aspetto riguarda quindi anche Parma e le sue specialità.

PARMA E LE PISTE CICLABILI CINESI-  Delle nostre eccellenze nulla si trova sugli scaffali dei grandi centri commerciali come nei piccoli  market di prossimità. Questo penso sia un elemento su cui si debba riflettere. Un mercato gigantesco come quello cinese potrebbe essere un eccezionale canale di sviluppo per la filiera agroalimentare del nostro territorio, con tutte le sue eccellenze e le sue peculiarità. Nell’immediato futuro sarà fondamentale per le nostre aziende investire in questo mercato e conoscere le nuove normative sulla sicurezza alimentare messe in atto dalla neonata SFDA, l’agenzia cinese per la sicurezza alimentare. E’ di tutta evidenza quanto potrebbe essere utile la sinergia con EFSA, l’agenzia europea per la sicurezza alimentare che ha sede a Parma.
Un’ultima annotazione che riguarda da vicino la nostra città riguarda un aspetto della mobilità urbana assai importante in Cina, vale a dire il traffico delle biciclette. Nelle scorse settimane abbiamo letto della visita di una delegazione cinese a Parma per visionare il nostro sistema di piste ciclabili. Avevo dubbi allora quando lessi che secondo la nostra Amministrazione Comunale “i cinesi “erano venuti a Parma “per studiare il nostro sistema di piste ciclabili”. Oggi ho la certezza che se c’è qualcuno che deve studiare siamo noi. Qui le piste ciclabili sono parte delle strade e delle grandi arterie cittadine, non si trovano quasi mai sui marciapiedi e hanno percorsi ben delimitati e distinti dagli altri canali della mobilità. Tutto questo dimostra come ancora sia tanta la strada da fare in questo settore, senza dubbio strategico per lo sviluppo delle politiche urbane di mobilità sostenibile.

LA POVERTA' DI XI'AN -  La seconda tappa del nostro viaggio è stata Xi’An, antica capitale dell’Impero cinese ed oggi una città di “media” grandezza nel panorama delle città cinesi con i suoi circa 4 milioni di abitanti. Di questa parte, per altro terminata solo ieri, ancora poco posso dirvi visto il poco tempo avuto per “elaborare” la visione.  Sicuramente nelle due “uscite” che abbiamo svolto per raggiungere il magnifico Esercito di Terracotta, rinvenuto nella periferia della città, e le montagne sedi di antichi monasteri taoisti che si trovano a circa duecento chilometri dalla città, per la prima volta abbiamo avuto l’occasione di attraversare, seppur in macchina, le campagne e le zone periferiche non urbane. Evidentissima è stata la differenza che ancora oggi passa tra la qualità della vita nelle zone urbane e in quelle periferiche della Cina. Oltre ad evidentissime zone in cui la miseria è ancora altissima, la cosa che ci ha più colpiti è stata la vista di un ambulatorio sanitario. E le operazioni mediche che si svolgevano letteralmente in strada su alcuni bambini. Accidentalmente abbiamo letto su un giornale locale che lo stesso Governo Cinese ammette che ci vorranno almeno 30 anni  per soltanto avvicinare il livello della protezione sanitaria per i cittadini delle città e delle campagne. E che per questo obiettivo anche la Cina si avvia a varare una riforma sanitaria da almeno 1,3 miliardi di dollari nei prossimi mesi.

SHANGAI, SPINTA VERSO L'INNOVAZIONE - Di Shangai, megalopoli da oltre 15 milioni di abitanti e sede imminente della prossima esposizione universale, ancora meno posso dire, dal momento che oggi è il primo giorno dal nostro arrivo. Oltre all’impressione di trovarsi in una città che ad un mese circa dall’avvio di questo enorme appuntamento sia già pronta, ci ha colpiti la presenza capillare e diffusissima di merce contraffatta di ogni tipo. A dispetto di ogni discorso ed impegno ufficiale, a Shangai è facilissimo trovare merce falsa anche italiana di ogni tipo. E con una capacità emulativa ormai altissima. Tanto che pare difficile riuscire a distinguere gli originali dalle copie cinesi. Anche di questo, il nostro paese e Parma, sede di importantissime produzioni manifatturiere di pregio dovranno farsi carico e riflettere. Di Shangai mi ha impressionato l’enorme spinta all’innovazione. In tutta la città si respira un’aria di apertura, di contaminazione, di internazionalizzazione. Un’aria che immagino non potrà che uscire rafforzata dal grande appuntamento che questa città vivrà con il mese di maggio e l’apertura dell’esposizione universale 2010. L’arrivo in  città di milioni di stranieri, che per un anno animeranno e vivranno le strade di questa metropoli è un’occasione che questo territorio si appresta a sfruttare al meglio delle proprie possibilità. Per questo evento verrà inaugurato un gigantesco spazio fieristico che sarà per la Cina il biglietto da visita con cui presentarsi al mondo per gli anni a venire. Per il quale il Governo cinese ha messo in moto tutte le sue disponibilità. Questo immane impegno deve essere considerato da chi, come Milano e l’Italia, si appresta a ospitare la prossima edizione dell’esposizione.

UN PAESE FRA DITTATURA E FUTURO - In conclusione, questa esperienza avrà bisogno di tempo per essere “digerita” e rielaborata. In questo paese, sede  di una delle dittature più controverse e dibattute oggi esistenti, si respira un aria piena di speranza. Di fiducia verso il futuro. Come se questo fosse ancora tutto da costruire. In cui si incontrano passeggiando per le strade moltitudini di giovani. Un'aria evidentemente completamente antitetica a quella piena di sfiducia e quasi rassegnazione che si respira in Italia. La Cina è un paese che ha scelto di uscire dalla crisi economica attraverso un enorme investimento in infrastrutture e un ingente sostegno all’edilizia di ogni tipo, dal direzionale all’abitativo e al commerciale . In tutte le periferie si possono vedere i cantieri di grandi quartieri spesso grandi come nostre cittadine. Viaggiando tra una città e l’altra si possono facilmente incontrare i cantieri di una delle grandi reti infrastrutturali di cui si sta dotando questo paese, sia per il traffico su gomma, ma anche e soprattutto per il traffico su rotaia.  
In definitiva,sto avendo la percezione di attraversare una nazione in cui la dittatura è onnipresente. In cui il Governo pare controllare ogni cosa. Ma nella quale ai giovani è permesso di vivere “all’occidentale”. Di vestire e costruire un futuro che pare assomigliare sempre di più a quello che si può immaginare per le prossime generazioni europee. Per questo si ha la sensazione che il controllo governativo ci sia, in ogni ambito e  con forte radicamento, ma non voglia eccessivamente apparire. Non ne abbia il bisogno. E questo, in un momento in cui la condizioni di vita della popolazioni paiono migliorare di anno in anno, non depone sul fatto che ci si possa aspettare la fine imminente di questo sistema politico.
Un modello economico e sociale con il quale, volenti o nolenti, dovremo imparare a confrontarci. Soprattutto alla luce  della crisi di sistema che ha attraversato e sta interessando l’Occidente e la nostra società. Chi ha a cuore come noi il sistema democratico e le sue istituzioni non può permettersi di ignorare la sfida che ci sta ponendo un sistema come quello Cinese; un mondo profondamente diverso dal nostro, ma che sta dando risposte innovative ad istanze nuove che stanno emergendo e si consolideranno nel mondo “post crisi” del 2010.
( Fonte: www.gazzettadiparma.it)
*consigliere comunale di Parma del Pd
(gli appunti sono stati scritti il 12 aprile 2010)

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