" Balzac in Sardegna" di Giovanni Fancello

http://incoghina-sassari.blogautore.repubblica.it/files/2012/07/imagesCABDV2P21-150x150.jpgDiversi sono stati i viaggiatori che hanno visitato la Sardegna nell’Ottocento e la loro cronaca non sempre è stata positiva l’isola. Honoré de Balzac nasce a Tours nel 1799 da famiglia agiata.  L’attività letteraria agli inizi è priva di soddisfazioni, ma è persona dotata di spirito imprenditoriale. Impianta una casa editrice che fallisce miseramente. All’età di 40 anni la sua posizione letteraria e sociale era soddisfacente aveva già dato alle stampe una trentina di romanzi e una marea di debiti.

I problemi con i creditori lo portano a ricercare una nuova avventura imprenditoriale in Sardegna.

 

Parte da Marsiglia e durante il viaggio per risparmiare mangiava pane e latte. Sbarcato ad Ajaccio dovette passare cinque giorni in quarantena prima di raggiungere la Sardegna perché si temeva avesse contratto il colera manifestatosi mesi prima a Marsiglia. Approda a Porto Torres, il 12 aprile 1838, dopo cinque giorni trascorsi su un barcone di pescatori di corallo.

Fu costretto a mangiare un’atroce zuppa di pesce, dormiva all’aria aperta, tormentato dalle pulci. L’obiettivo era di esplorare le miniere dell’Argentiera, nella sperduta  Nurra, per cercare tesori di piombo e soprattutto d’argento, con l’intenzione di saldare i debiti.  I propositi falliscono: fu tradito  dal suo socio in affari, un commerciante di Genova Giuseppe Pezzi, che lo inviò con la promessa di fargli avere i campioni di minerale da analizzare, ma lo precede riuscendo così a farsi assegnare le concessioni prima di lui.

 

Queste furono le sue impressioni: “Ho percorso tutta la Sardegna e ho visto come se ne raccontano  tra gli Uroni o in Polinesia. Un intero reame deserto, dei veri selvaggi, nessuna cultura, savane di palme dovunque capre che brucano tutti i germogli e mantengono la vegetazione all’altezza della vita. (…) Da Sassari, ho attraversato tutta la Sardegna dall’interno: è identica ovunque. C’è una zona in cui gli abitanti fanno un orribile pane trasformando in farina le ghiande di quercia per poi mescolarla all’argilla, e questo a due passi dalla bella Italia. Uomini e donne girano nudi con un lembo di stoffa, uno straccio pieno di buchi, per coprire le nudità.

 

Il giorno di Pasqua ho visto schiere di creature ammassate al sole, lungo le mura di terra delle loro tane. Nel paese più fertile del mondo, tutto il suolo è incolto. In mezzo a questa profonda e incredibile miseria ci sono villaggi che hanno costumi di una sorprendente ricchezza. Cagliari 17 aprile 1838”.

 

Narat su diciu: istrantzu chi no benit de pensamentu mi che ‘ogat.

Fonte: http://incoghina-sassari.blogautore.repubblica.it/2012/07/16/balzac-in-sardegna/

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