" Bassa California: in viaggio tra cactus e balene grigie" di Edoardo Piovanelli

http://www.gazzettadiparma.it/mediagallery/foto/dett_articolo/1233139090705_0.jpgBaja California, un nome che in italiano potrebbe risultare fuorviante. Non si tratta infatti di una baia marina e la California statunitense c'entra quasi nulla, trovandosi in territorio messicano. La Bassa California è invece una penisola lunga ben 1.200 chilometri, quindi più dell’Italia, ma larga solo tra 45 e 168, che separa la costa occidentale del Messico dall’oceano Pacifico mediante lo stretto Mare di Cortès o golfo di California. Questa lunga e stretta striscia di terra offre un paesaggio assai vario: una spina dorsale montuosa - le Sierre - che al nord supera i 3.000 m, profondi canyon, antichi vulcani, un enorme deserto sabbioso e roccioso che ospita la maggiore e più spettacolare concentrazione di cactus e piante grasse del pianeta, ma anche oasi con palme da dattero, agrumeti e coltivi, e poi 3.000 km di coste con rocce e spiagge stupende, acque color verde smeraldo nel golfo e blu scuro nel Pacifico, lagune e una miriade di isole su uno dei mari più pescosi del mondo, ricco di 800 specie diverse, paradiso di surfisti e pescatori, dove si incontrano tartarughe, leoni marini, delfini, foche elefanti, otarie, balenottere azzurre, megattere, orche, pellicani, starne, gabbiani e la maggior varietà di cetacei degli oceani e, fino al 1940, anche i più ricchi banchi di ostriche perlifere, tra cui le preziosissime perle rosa e nere.

Scoperta nel 1535 dai conquistadores di Cortès, fino al 1700 si credeva trattarsi di un’isola e dei pochi indios originari che vi fecero sorgere diverse missioni di gesuiti oggi restano solo stupende pitture rupestri in diverse grotte e chiese dalla tipica architettura coloniale. Resistono invece esponenti della fauna autoctona, che annovera diversi endemismi, come cervi, volpi, coyotes, puma, linci, procioni, crotali e serpenti a sonagli. I cactus offrono un vero spettacolo: dalle agavi, da cui si estrae la tequila, ai cardoni a forma di candelabro alti fino a 18 metri, ai cirio con in cima fiori rossi e gialli. Fino al 1973, alla costruzione della strada che l’attraversa da nord a sud per 1.700 chilometri, costituiva uno degli ambienti naturali più incontaminati del continente nordamericano. Gli ospiti più famosi sono tuttavia le balene grigie, che tra gennaio e marzo migrano dall’Alaska con un viaggio di 8 mila chilometri per venire a svernare, riprodursi, partorire e svezzare i loro piccoli nelle acque basse e calde delle lagune sul Pacifico, ricche di plancton e molluschi. Ogni anno il fenomeno riguarda 15 mila esemplari, che scambiano queste lagune per parchi da gioco. In questo periodo sono infatti talmente mansuete da avvicinarsi alle imbarcazioni dei turisti tanto da farsi accarezzare: prima mettono fuori la testa per osservare la situazione, poi cominciano a fare salti, danze e acrobazie, fino a schizzare fuori dall’acqua con tutto il corpo, per ricadere sulla schiena con grande esplosione di spruzzi. Solo di recente si è scoperto che questi animali, lunghi fino a 14 metri e del peso di 30-40 tonnellate, dispongono di un’intelligenza complessa, possiedono un linguaggio articolato basato su suoni a bassa frequenza udibili anche a ragguardevole distanza e un complesso comportamento sociale; tra questi ultimi rientra anche la fecondazione, che avviene dopo poderosi balzi fuori dall’acqua, coinvolgendo fino ad una ventina di esemplari che si accoppiano per ore, scambiandosi allegramente i partner.

Fonte: www.gazzettadiparma.it

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