Biennale di Venezia 2011 - 54. Esposizione Internazionale d'Arte

http://www.italica.rai.it/immagini/arte/biennalearte_venezia_2011/jeanluc_m_layne_n_c_334.jpg"La Biennale è come una macchina del vento, ogni due anni scuote la foresta, scopre verità nascoste, dà forza e luce ai nuovi virgulti, mentre pone in diversa prospettiva i rami conosciuti e i tronchi antichi". Così Paolo Baratta, presidente della Biennale di Venezia definisce la kermesse lagunare, da oltre cento anni vanto assoluto del nostro Paese e di Venezia in particolare. Il vento sollevato dalla sofisticata macchina espositiva della 54ª edizione della Biennale di Arti Visive, in programma dal 4 giugno al 27 novembre 2011, ha portato in laguna quasi trecento artisti da tutto il mondo, distribuendoli tra Mostra internazionale, Padiglioni nazionali, Padiglione Italia e altri 37 eventi collaterali per offrire uno sguardo d’insieme sull’arte contemporanea, tra tendenze collettive e identità frammentarie, alleanze temporanee e oggetti sui quali è incisa la transitorietà.

Nume tutelare della Mostra internazionale "ILLUMInazioni/ILLUMInations", allestita nel Padiglione centrale ai Giardini e all’Arsenale, è il venezianissimo maestro della luce Jacopo Robusti (1518-1594), detto il Tintoretto. Esposte nella Sala maggiore del Padiglione tre grandi tele del pittore cinquecentesco: l'"Ultima Cena" trasferita dalla Basilica di San Giorgio Maggiore, "Il trafugamento del corpo di San Marco" e "La creazione degli Animali", entrambe prestate dalle Gallerie dell'Accademia. "Questi dipinti di Tintoretto, uno degli artisti più sperimentali nella storia dell'arte italiana - commenta Bice Curiger, curatrice della rassegna - esercitano un fascino particolare per la loro luce estatica, quasi febbrile, e per il loro approccio temerario alla composizione che capovolge l'ordine classico e definito del Rinascimento. Le opere giocano un ruolo di primo piano nella mostra, instaurando un rapporto artistico, storico ed emozionale con il contesto locale". La luce dei dipinti di Tintoretto riverbera nel titolo della rassegna internazionale che guarda all’arte come esperienza illuminante, come epifania derivante dalla comunicazione reciproca e dalla comprensione intellettuale capace di abbattere l’idea di confini e dunque di nazione, così ingombrante nella storia. Sono 83 gli artisti internazionali invitati a "ILLUMInazioni"i: tra questi, 32 sono hanno meno di 35 anni e sempre 32 sono donne. Se molte delle opere presenti in questa Biennale sono state create appositamente per l'occasione come quelle di Monica Bonvicini, James Turrell, Nicholas Hlobo, Norma Jean, R. H. Quaytman, Haroon Mirza, Loris Gréaud, Carol Bove, Gelitin, Dayanita Singh, Christopher Wool, la rassegna propone anche opere significative di maestri come Llyn Foulkes, Luigi Ghirri, Jack Goldstein, Gedewon, Jeanne Natalie Wintsch, Sigmar Polke, Pipilotti Rist, Cindy Sherman, Gianni Colombo, Urs Fischer, il duo Peter Fischli & David Weiss la cui attualità li proietta al centro del dibattito artistico. Le quattro istallazioni architettonico-scultoree realizzate dagli artisti Monika Sosnowska, Franz West, Song Dong e Oscar Tuazon fanno da palcoscenico alle opere di "ILLUMInazioni", conquistando l’inedito titolo di "parapadiglioni". Gli 89 Padiglioni nazionali (contro i 77 del 2009), assolutamente autonomi nelle loro proposte, documentano lo stato dell’arte mondiale in questo primo decennio del XXI secolo. Alcuni Paesi - come India, Congo, Iraq, Zimbabwe, Costa Rica e Cuba - ritornano dopo una lunga assenza, mentre altri, tra i quali Andorra, Arabia Saudita, Bahrain, Bangladesh e Haiti, sono esordienti. Una presenza molto forte è quella di Christian Boltanski, nel padiglione della Francia: la sua "Chance", (questo il titolo dell’opera), costruita con migliaia di foto di bambini appena nati, adombra inquietanti interrogativi sulla loro fortuna nella vita, ovvero sul loro destino. A rappresentare l'Arabia Saudita sono le sorelle Shalem, la scrittrice Raja e l’artista Shadja con un’opera "L'Arco Nero" che simboleggia il legame tra la Mecca e Venezia. Ad accogliere i visitatori dello storico Padiglione degli Stati Uniti è invece "Track and field" di Jennifer Allora e Guillermo Calzadilla. L’opera, un carro armato a grandezza naturale al quale i due artisti di origine portoricana hanno sostituito un cingolo con un tapis roulant sul quale corrono i ragazzi della squadra statunitense di atletica leggera, può essere letta come una profezia di sconfitta o espressione di stanchezza verso le imprese militari americane. Arriva alla Biennale anche la recente rivoluzione nordafricana: il Padiglione dell’Egitto presenta "30 Days of Running in the Place", progetto digitale del video-artista Ahmed Basiouny, morto durante il "venerdì della collera" in piazza Tahrir a Il Cairo il 28 gennaio 2011, ucciso dai cecchini mentre riprendeva le proteste. Introdotti da una madrina d’eccezione come Zaha Hadid, i sei artisti che rappresentano l'Iraq, appartenenti a due generazioni diverse (anni Cinquanta e Ottanta) hanno realizzato installazioni site specific sul tema dell'acqua, mentre Dora Garcia, nel padiglione spagnolo, propone "L'inadeguato" una performance che interroga sull'idea di mutamento. Trasformato radicalmente dall'inserimento di centinaia di dettagli di vita vissuta il padiglione della Gran Bretagna affidato a Mike Nelson. La Danimarca ospita un gruppo di 18 artisti impegnati sul tema della "libertà di parola", mentre il padiglione ucraino, realizzato nella Chiesa di San Fantin, ospita la monumentale opera di Oksana Mas, lunga 134 e alta 92 metri, composta da 3.640.000 uova di legno dipinte a mano che riproducono una pala d’altare di Van Eyck. II Giappone propone una dissacrante installazione del giovane Tabaimo (1975) ed infine la Cina è presente con "Pervasion", installazione arcadica che gioca con gli antichi effluvi, dalle piante del loto all’incenso, alle fragranze del te realizzata da Gong, Gonkai, Yuanwei, Maoyan, Zhisong.

L’originale progetto del Padiglione Italia prevede la partecipazione di duecento artisti italiani designati da altrettanti intellettuali europei, con l'obiettivo dichiarato sin dal titolo, "L’arte non è Cosa nostra", di "liberare" l'arte dalle "mafie" dei critici e del sistema artistico del Bel paese A inaugurare lo spazio italiano, curato da Vittorio Sgarbi e allestito negli spazi dell’Arsenale è "L’Italia in croce", installazione di Gaetano Pesce. Una selezione tutta da scoprire che allinea artisti meno noti accanto a fuoriclasse come Carla Accardi, Piero Guccione, Mimmo Paladino, Jannis Kounellis, Vanessa Beecroft, Tullio Pericoli, Michelangelo Pistoletto, Achille Perilli.

La giuria internazionale, presieduta dall’artista visivo e musicista egiziano Hassan Khan, comprende la critica cinese Carol Yinghua Lu, la direttrice del Museion di Bolzano Letizia Ragaglia, la curatrice capo del Centre Pompidou Christine Macel e dal regista americano John Waters. I Leoni d’oro della 54ª edizione della Biennale di Arti Visive sono stati assegnati Franz West - classe 1947, lo scultore austriaco si muove sul confine tra arte ed arte applicata - ed Elaine Sturtevant (1930), artista americana che invece esplora l’idea di copia o imitazione in ambito pop e concettuale. La cerimonia di premiazione è prevista nel corso della giornata inaugurale, il 4 giugno.

Tanta arte anche fuori della Biennale nelle numerose mostre allestite in musei e fondazioni veneziane. Tra le prime ad aprire, alla Collezione Guggenheim, il "Ritratto italiano" di Ileana Sonnabend, una delle maggiori galleriste del XX secolo. Sigillata dal titolo ermetico e insieme suggestivo "Non corrisponde eppur fiorisce", è la mostra che la Fondazione Querini Stampalia dedica a Marisa Merz, mentre appare un omaggio storico la retrospettiva che il Museo d'arte moderna di Ca' Pesaro riserva ad un artista "difficile" come Pier Paolo Calzolari e alle sue "macchine ghiaccianti". Due le mostre offerte dalla Fondazione Pinault: accanto all'"Elogio del dubbio", in corso a Punta della Dogana, agli inizi di giugno s’inaugura a Palazzo Grassi "Il mondo vi appartiene". La Fondazione Emilio Vedova ospita invece Anselm Kiefer con l'opera "Sale della Terra" nel Magazzino del Sale 3. Alla Scuola Grande di Santa Maria della Misericordia, il fiammingo Jan Fabre propone la sua "Pietas" un'inedita quanto inquietante rilettura del celeberrimo gruppo michelangiolesco, culmine di un coinvolgente percorso espositivo che allinea altre quattro opere dello scultore. La Fondazione Cini espone gli arazzi eseguiti su disegni di artisti celebri quali Boetti e Mac Quinn, mentre Anish Kapoor con la sua installazione "Ascension" è ospite della Basilica di San Giorgio. Anche Ca' Rezzonico, il Museo del Settecento, viene coinvolto nel contemporaneo con una mostra di sculture dell'americano Barry X Ball che realizza in marmo bianco quelli che definisce "ritratti di capolavori". Il Museo Correr ospita una personale del pittore e regista Julian Schnabel " Permanently Becoming and the Architecture of seeing", protagonista del neo espressionismo americano. Infine la Fondazione Prada presenta il suo nuovo spazio espositivo a Ca' Corner della Regina, palazzo storico sul Canal Grande, che è stato messo a sua disposizione dalla Fondazione Musei Civici per un periodo di sei anni. Esposto il progetto realizzato da OMA/Rem Koolhaas per la sede milanese della Fondazione e una selezione di opere dalla collezione della stessa. ( Fonte:http://www.italica.rai.it)

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