" Bonnard, il maestro dei colori alla Fondazione Beyeler" di Ariane Gigon, Riehen

http://www.swissinfo.ch/media/cms/images/null/2012/01/b_15_135x120mm-31960230.jpgLa Fondazione Beyeler, tra i musei più visitati in Svizzera, rende omaggio a Pierre Bonnard, artista sottovalutato fino ad alcuni anni fa. La mostra propone una sessantina di opere del pittore francese post-impressionista, attratto dai colori e dalle scene intimistiche e malinconiche.

"Pierre Bonnard, si crede di conoscerlo, ma molti ignorano il suo lavoro". Con queste parole, Sam Keller, direttore della Fondazione Beyeler, ha spiegato una delle ragioni che hanno spinto il prestigioso museo di Riehen, nei pressi di Basilea, a dedicare una grande retrospettiva al pittore francese.
 
"Vogliamo che la nuova generazione possa scoprire Bonnard," ha dichiarato Sam Keller, il quale ha allineato una serie di mostre di grande successo da quando è arrivato alla Fondazione nel 2008. L’anno scorso il museo creato dal mercante d’arte e collezionista Ernst Beyeler ha d’altronde superato il suo record di presenze, con oltre 426'000 visitatori.

Avventuriero del nervo ottico

La Fondazione intende contribuire a ricollocare Pierre Bonnard (1867-1947) al suo giusto rango nel panorama artistico del secolo scorso. L’esposizione, che potrà essere visitata fino al 13 maggio, copre tutti i periodi creativi del maestro dei colori.
 
Il pittore “Nabis”, che aveva voltato le spalle a questo movimento post-impressionista, era considerato troppo convenzionale e individuale. Caratteristiche che gli hanno impedito a lungo di assumere l’aurea che meritava nella storia dell’arte.
 
"Non appartengo a nessuna scuola, cerco solo di fare qualcosa di personale", sottolineava Pierre Bonnard. Le sue composizioni si rinnovano costantemente, osando proporre nuove e sorprendenti prospettive. Ad attirare ancora oggi l’attenzione è soprattutto la sua ricerca dei colori e dei meccanismi dello sguardo. Per lo storico dell'arte Jean Clerc, Bonnard era "un avventuriero del nervo ottico".

Rinascita di Bonnard

Da alcuni anni, le opere dell’artista francese stanno conoscendo una sorta di rinascita nei musei. Una grande retrospettiva è stata presentata nel 2006 dal Museo d’arte moderna di Parigi. Lo scorso giugno è stato inaugurato a Cannet un museo interamente dedicato a Bonnard, deceduto nel 1947 in questa località francese delle Alpi-Marittime.
 
In Svizzera l'ultima mostra personale era stata allestita nel 1999 dalla Fondazione Gianadda a Martigny. A Winterthur, il museo Villa Flora detiene diverse opere di Bonnard nella sua collezione permanente.
 
Da parte sua, la Fondazione Beyeler ha deciso di organizzare l’attuale mostra come una sorta di visita della “casa immaginaria" dell'artista. Lo spettatore è inizialmente portato a riscoprire i suoi paesaggi che raffigurano delle strade, uno dei temi preferiti di Bonnard all'inizio della sua carriera, quando aveva partecipato alla creazione del gruppo Nabis.
 
Gli influssi esercitati dall’arte giapponese sul gruppo post impressionista si denotano in diverse opere di Bonnard, il quale era stato perfino soprannominato il “Nabi japonard". Questo gusto per l'arte e gli oggetti nipponici si ritrovano in particolare nella “Promenade des nourrices”, una composizione dipinta su un paravento.

Sale e giardini

Nella seconda sala della mostra sono raccolte le sue opere consacrate a scene di sale da pranzo. La malinconia di "Petit Déjeuner de Misia Natanson" deriva tanto dallo sguardo smarrito della giovane donna, espresso da uno stile dolce e sfumato, che dalla natura morta situata nella parte inferiore del dipinto. Le scene di interni permettono a Bonnard di sperimentare nuove prospettive.
 
Secondo Ulf Küster, curatore della mostra, Bonnard vi rappresenta una società che sta scomparendo. La freddezza e l'apparente immobilità delle sale da pranzo contrastano con le scene di bagni e i nudi, che figurano a loro volta tra i temi prediletti di Bonnard. L’artista vi ha rappresentato spesso la moglie Martha, che era anche la sua musa.
 
Uno dei più bei dipinti, intitolato "L’homme et la femme” (1900) mostra Martha seduta su un letto, mentre il pittore è in piedi dall'altra parte dello specchio, posato sul pavimento. Una scena non tanto erotica, ma soprattutto dolce e venata a sua volta di malinconia.
 
Alcune sale della mostra sono occupate dai giardini, un altro tema ricorrente nella sua esplorazione pittorica. Giardini selvaggi, giardini soleggiati, giardini e paesaggi, a cui Bonnard ha dedicato numerosi dipinti – dapprima in Normandia, poi sulla Costa Azzurra e infine a Cannet – trovandovi molte idee per le sue ricerche sui colori.

Autoritratti

Nelle opere esterne, i volti dei personaggi sono spesso sfocati, quasi irriconoscibili. È anche il caso di un autoritratto poco compiacente, intitolato “Le boxeur” (1931), in cui si ha l’impressione d’intravedere una smorfia di dolore nel volto sfumato dell’artista.
 
Forse riluttante a mostrare se stesso, Bonnard appare indistinto e più anziano nel dipinto "Portrait de l’artiste dans la glace du cabinet de toilette”. Quand’era più giovane si dipingeva con una barba, fissando direttamente lo spettatore.
 
Per Bonnard, il colore era un modo per influenzare l'anima. Oppure, come diceva lui stesso: "Non si tratta di dipingere la vita, ma di rendere viva la pittura."

 

Autore: Ariane Gigon, Riehen, Fonte: www.swissinfo.ch
Traduzione di Armando Mombelli


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