" Breslavia: a caccia di gnomi nella città dai 100 nomi " di Giuseppe Milano

http://www.gazzettadiparma.it/mediagallery/foto/dett_articolo/1325090467048_0.jpgNell’Europa un tempo dilaniata da guerra, divisioni e contrasti non è difficile trovare città o regioni dall'anima molteplice. Tanto per restare nel nostro paese c'è Trieste (italiana, mitteleuropea e balcanica), ma la città di cui parliamo ora nella sua storia si è trasformata in polacca, tedesca e galiziana ma anche ebrea, ceca e slesiana. Un groviglio etnico rappresentato dai suoi cinquanta nomi che noi “riassumiamo” con Breslavia. In italiano si chiama così, ma nella Polonia, di cui è la quarta città con 600.000 abitanti, la chiamano Wroclaw se sono polacchi, Breslau se sono gli ultimi residenti tedeschi, ma anche Vratislav, Wrotizla,  o Vratislavia. Nei suoi monumenti, nella lingua ed anche, perché no, nella cucina tutto si è fuso rimanendo però chiaro e riconoscibile facendo di Breslavia, da non confondere mai con la slovacca Bratislava, una città unica ma ancora estranea ai grandi circuiti turistici.
Wroclaw inizia infatti solo ora a valorizzare davvero le sue bellezze al di fuori dai confini nazionali. Lo fa grazie all’arrivo delle compagnie aeree low-cost nel suo mini aeroporto (quello nuovo sarà inaugurato nel 2012); lo sta facendo anche per i prossimi campionati europei, con uno stadio modernissimo inaugurato ad inizio novembre ospitando in amichevole la nazionale italiana di Cesare Prandelli, ma lo fa soprattutto perché nel 2016 sarà capitale europea della cultura. Cuore della Slesia tedesca sino al termine della seconda guerra mondiale, Breslavia ha sonnecchiato nel periodo comunista, impegnando comunque forze e risorse per ricostruire le sue bellezze rase al suolo dal conflitto bellico, e solo dopo la caduta del muro ha capito che lì in mezzo all’Europa poteva diventare meta ambita dei turisti.
Ed ecco allora cosa vedere in questa città grande come popolazione ma con un centro storico (Stare Miasto) ancora intatto e affascinante. Prima di tutto la piazza centrale o del mercato, il Rynek, una fra gli spazi urbani più grandi d’Europa risalente al XIII secolo.
Circondata da edifici multicolore dal tradizionale tetto spiovente (che ricordano la vicina Cracovia), accoglie al centro l’ancora più splendido edificio gotico del Comune ed il Fondaco dei Tessuti, oggi affollato da ristoranti e bar. Ugualmente bella e scenografica è l’adiacente piazza del sale (Plac Solni), sede del mercato dei fiori, aperto 24 ore su 24. Spostandosi a nord, passando e visitando la zona barocca della città con il Collegio, la Chiesa dei Gesuiti e l’edificio dell’Università si arriva all’Oder. Il grande fiume che sfocia nel mar Baltico a Breslavia si frantuma in mille canali creando decine e decine di isole piccole e grandi. Ad abbracciare il centro storico c'è l’Odra Gòrna, il braccio di fiume attraversato da ponti di ferro e di legno ma anche da piccole passerelle pedonali.
I piccoli parchi circondati dall’acqua accompagnano il turista verso l’isola delle cattedrale (Ostrów Tumski), la parte più antica della città. Un tempo era la fortezza, oggi è il cuore della Breslavia cattolica con la cattedrale gotica di san Giovanni Battista, la Chiesa di Santa Croce, il grande seminario, il museo diocesano ed i suoi caratteristici lampioni. Qui, ed è forse l’ultimo caso in Europa, le luci della sera sono accese dal gas, non con l’energia elettrica. Con il calar del sole ecco apparire il lampionaio (con tabarro nero e cappello a cilindro) pronto a far scattare ogni luce, dopo un doveroso inchino di fronte al Duomo. Uno spettacolo d’altri tempi interrotto dai flash dei turisti che ogni sera lo attendono lungo le strade pedonali dell’isola più antica di Wroclaw.
Ma Breslavia è, come detto, orgogliosamente tedesca e galiziana. Spazzati via i simboli del Terzo Reich, del passato germanico (che fu realtà dal 1741 al 1945 e terminò con una violenta repressione etnica e la cacciata di migliaia di tedeschi) resta l’architettura come il Palazzo del Centenario (Hala Stulecia), una fra le più grandi opere dell’architettura mondiale del XX secolo. Progettato dall’architetto Max Berg, fu costruito nel 1913 in occasione dell’Esposizione Internazionale di Breslau e dedicato alla battaglia di Lipsia vinta dai tedeschi su Napoleone. Attorno all’edificio si potrà visitare il grande parco Szczytnicki con il guardino cinese ed il museo zoologico. Ma se siete a Breslavia non potete assolutamente perdere l’ultimo esempio di diorama, forma artistica molto amata nel XIX secolo. E’ il Panorama Raclawicka, rappresentazione della battaglia di Raclawice del 4 aprile 1794 dove i polacchi batterono i russi. La tela fu creata per l’esposizione universale di Leopoli e misura 15 metri di altezza per 120 metri di lunghezza disposti a 360° attorno alla piattaforma che ospita il pubblico. L’edificio rotondo che lo custodisce è uno dei più visitati dai polacchi che arrivano qui da tutto il paese, scolaresche rumorose, comprese. Il Panorama Raclawicka è anche il simbolo dell’ultima anima di Wroclaw, quella galiziana. Dopo la seconda guerra mondiale, quando i tedeschi abbandonarono la città, qui si trasferì la popolazione polacca della galiziana Leopoli, passata all’Unione Sovietica e quindi all’Ucraina. Assieme ai profughi, arrivarono il Panorama Raclawicka, il dialetto, le tradizioni e la cucina. I ristoranti più famosi della città sono proprio quelli che servono cucina galiziana con in primo piano i pirogi (ravioli ripieni di carne o verdure), le zuppe (borsch su tutto) e tanta, tanta carne. Ma in cucina anche la Germania è onnipresente con le sue birrerie (la bionda tipica di Braslavia si chiama Piest) e le immancabili salsicce. La curiosità delle curiosità di Wroclaw è comunque dedicata ai bambini. Sono i circa cento gnomi, piccole statue di metallo alte trenta centimetri, sparse per il centro e la prima periferia. La loro genesi è politica. Agli inizi degli anni '80 gli slogan anticomunisti scritti sui muri da Alternativa Arancione, movimento di opposizione che poi aderì a Solidarnosc, venivano cancellati per ordine del regime, così al loro posto iniziarono ad apparire piccoli gnomi con l’intento di ridicolizzare il potere. Oggi le statue sono diventate un’attrazione turistica e si sono moltiplicate in tutta la città. All’ufficio turistico c'è addirittura una cartina per la 'caccià allo gnomo ed in giro per Braslavia sono tanti i bambini con mappa e matita in mano pronti a segnare l’ultimo avvistamento. Ma la caccia allo gnomo piace anche ai grandi, tantissimo. ( Fonte: www.gazzettadiparma.it)

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