" Bressanone, il fascino delle guglie tirolesi " di Piero Soria

http://viaggi.lastampa.it/fnts/viaggi-lastampa/immagini/resized/b/r/bressanone_307271_407x229.jpg“ Ovunque una puzza asfissiante di immagini sacre e di fieno secco». Non fu per nulla gentile Heinrich Heine con Bressanone. Ma il maggior poeta tedesco pur calcando la mano non aveva del tutto torto. Oggi, come soprattutto ieri, la deliziosa cittadina che si adagia mollemente in quella stupenda Valle Isarco circondata da boschi, vette e meleti infiniti, profuma di incensi e di ecclesia tirolese. A partire dalla bellissima Cattedrale romanico-barocca, il Brixen Dom, iniziata nel 1200 con le sue due grandiose torri campanarie che svettano sulla facciata. L’etereo chiostro antico appoggiato accanto, soprannominato la «Bibbia dei Poveri» perché ridondante di dipinti con le principali scene delle Scritture, la sua particolare volta a crociera che rappresenta l’evoluzione dell’arte medioevale. Poi, in rapida successione, la palatina Chiesa della Madonna, la romanica Parrocchia di San Michele Arcangelo, proprio di fianco al Duomo, appesa alla sua slanciata Torre Bianca, 72 metri con orologio lunare, in origine battezzata come Torre Nera per via del colore del tetto poi murato. E ancora: i tre piani ricchi di logge e loggette del Palazzo vescovile, l’Educandato femminile delle Dame inglesi, il Seminario maggiore con la sua immane biblioteca, l’Abbazia benedettina di Novacella, il Convento dei frati Cappuccini e quello delle Terziarie, e una sacra nuvola di chiese chiesette e chiesone che spuntano ovunque.
Se si aggiunge che Bressanone diede alla Chiesa anche un Papa, il vescovo Poppone, col nome di Damaso II; che nel giugno 1080 nel Battistero di San Giovanni si tenne quel sinodo episcopale in cui l’imperatore Enrico IV coadiuvato dal vescovo Hartwig riuscì a far deporre Papa Gregorio VII, facendo insediare Clemente III; e che l’attuale Papa Ratzinger soggiornò nelle vacanze estive del 2008 presso il Seminario maggiore fa meglio capire i sentimenti di Heine. C’è da aggiungere che Benedetto XVI non fece questa scelta a caso: le sue origini sono per tre quarti tirolesi. La nonna materna, Maria Tauber-Peintner, nacque infatti presso il maso Töll a Rasa (Raas), poco lontano da qui, e si sposò nella chiesa di Sant’Elena a Rio di Pusteria, dopodiché si trasferì a Mühlbach, frazione del Comune tedesco di Kiefersfelden. Ma già da vescovo, l’attuale Papa era stato a Bressanone. La prima volta nel 1967 per un convegno quando era professore a Tubinga. Poi nel 1968 e nel 1976 come un privato cittadino.
Ma non è solo il cielo punteggiato di guglie, bifore ed archi a tutto sesto a creare il fascino di Bressanone. C’è il fruscio del Rienza che si getta nell’Isarco a due passi dalla piazza del Duomo che è il centro di tutto: della vita, dello struscio, dell’arte, della sua storia ultramillenaria se è vero che a fondarla fu l’allora vescovo Zaccaria che nel 901 ricevette in regalo una grande tenuta agricola (nota come mansus Prihsna ), dall’allora re Ludovico IV il Fanciullo, l’ultimo dei Carolingi e la tradizione considera ormai tale documento come atto di fondazione, il tutto ricordato e ricostruito dalla Colonna che s’inerpica all’ombra del Duomo. Ma i primi insediamenti risalgono addirittura all’età mesolitica: il più famoso tra i resti si trova a Stufles, guarda caso il rione più antico di Bressanone, incuneato come una sorta di isola nella confluenza delle due acque, e tratteggiato da una miriade di ponti che portano alla «terra ferma». Tutto intorno, a dominare dall’alto, le cime del Gruppo della Plose con il monte Telegrafo, poi Cima Cane e il monte Pascolo con laggiù in fondo, tra le nuvole, il Brennero su sentieri gonfi di castelli e di rocche. Ma non basta. L’intero centro storico è racchiuso da una robusta cinta muraria, accessibile da tre porte: la Sabiona su cui è appesa una figura femminile tinta in rosso. Quella di San Michele annessa alla Torre Bianca, la cui facciata reca le insegne dell’Agnello, simbolo della città. Infine la Porta Sole, verso Bolzano, la cui facciata presenta uno stemma ormai consunto degli Asburgo-Lorena, in ricordo dei festeggiamenti in onore dell’imperatrice Maria Teresa
Inutile dire che d’inverno da queste parti si scia sui 43 chilometri della Plose, tra baite, rifugi e mammelloni a volta dolci, a volta ripidissimi: famosa, ad esempio, la Trametsch ovvero la pista nera (quasi nerissima) che con i suoi 9 km di lunghezza e 1.450 metri di dislivello rappresenta la discesa più lunga dell’intero Alto Adige. Come la RudiRun di oltre dieci chilometri che però è una fantastico tracciato naturale per lo slittino. Un ultimo cenno: fino all’Epifania, per la gioia degli occhi e dello stomaco, a Bressanone si accende un fantastico mercatino di Natale, celebre anche in Germania, al pari di quelli di Monaco e Norimberga. Naturalmente nella piazza del Duomo. Specialità: il panforte e le altre mille varietà di pane del luogo (dallo Shuttelbrot «scosso» allo Zelten di frutta secca e canditi a biscottati Brezen), gli strudel, lo speck, gli Schlutzkrapfen (ravioli ripieni di ricotta e spinaci) e, infine, il Tirtl (sfoglia di farina di segale ripiena di spinaci, patate o crauti o, nella versione dolce, con papavero).
"In questo periodo si va per un importante mercatino di Natale e per sciare tra scenari incantati"
Fonte: www.lastampa.it

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