" Camminando lungo i sentieri del cielo" di Luigi Alfieri

http://www.gazzettadiparma.it/mediagallery/foto/dett_articolo/1317801005495_0.JPGLe parole evocano i luoghi. Anticipano le emozioni, le atmosfere, i colori, i profumi che si possono incontrare visitandoli. L’idea di camminare lungo «I sentieri del cielo» promette suggestioni speciali. Le parole fanno pensare alla fede, alla natura, alla vita, alla morte. Fanno pensare a un posto che non c'è, che non può esserci. Invece «I sentieri del cielo» esistono. Sono in Alto Adige all’incrocio tra Italia, Austria e Svizzera. Si snodano lungo l’incanto della Val Venosta, che nasce a Merano e si spegna al Passo Resia, attraversano i paesi incantati del Basso Tirolo, segnano della loro magia boschi, ruscelli, rocce e le sorgenti dell’Adige. Sono i sentieri che uniscono le cappelle, le chiese, i castelli e i monasteri che davano ristoro spirituale ai pellegrini dell’alto Medioevo. Una catena di edifici costruiti tra l’ottavo secolo e gli anni del romanico, una trentina in tutto, che custodiscono affreschi unici nel mondo cristiano. Si va dai tempi di poco precedenti Carlo Magno, fino a Federico II. Sono sentieri lungo i quali si sente ancora l’eco delle preghiere dei pellegrini, il vociare dei mercanti, il clangore delle armature delle legioni romane e degli eserciti degli imperatori di Germania, il gorgoglio dei ruscelli. Sono i sentieri che costeggiano l’antica via Claudia Augusta che univa Roma alle terre danubiane e alla Baviera. Un percorso che non è stato abbandonato neppure alla caduta dei Cesari. Perché il Medioevo, anche l’Alto Medioevo, al contrario di quanto noi moderni pensiamo, era un’epoca di grande mobilità. Uomini di fede e mercanti, favoriti dalla presenza di una lingua, il latino, parlata in tutta Europa, scavalcavano le Alpi con grande disinvoltura. Il Resia era uno dei passi più battuti. Basta visitare la chiesetta di San Procolo a Naturnio per capire il concetto di società globale. Gli affreschi della parete sud sono stati eseguiti nell’ottavo secolo (o prima?), si pensa, da monaci irlandesi di passaggio, eppure rivelano una profonda conoscenza della cultura bizantina e da fregi bizantini sono circondati. Tutte le opere dipinte sui muri del tempietto nell’arco di otto secoli sono impregnate di oriente e di settentrione, di misticismo celtico e mediterraneo. Da sole valgono il viaggio in Val Venosta. Anche se la vera celebrità di questo pezzo di montagna è il convento di San Giovanni a Muestair, nel cantone dei Grigioni, un chilometro o poco più oltre il confine svizzero. Catalogato dall’Unesco come «patrimonio dell’umanità», ospita un ciclo di affreschi carolingi unico al mondo per estensione e qualità artistica. Si tratta di opere, rinvenute staccando affreschi romanici e gotici, realizzate alcuni decenni dopo quelle di San Procolo, ma da artisti dotati di una tecnica più raffinata. Quanto San Procolo emerge in potenza, tanto San Giovanni si esprime in grazia. Il monastero, voluto da Carlo Magno come porta sicura per l’accesso a quella che nel medioevo era la Lombardia (la terra dei Longobardi, l’attuale Italia del nord) offre anche pitture romaniche e gotiche, fregi e statue barocche e un museo che documenta la vita delle monache dal medioevo ad oggi. Sulla strada che dalla Val Venosta porta a Muestair, bisogna fermarsi nella piccola chiesa di San Giovanni, a Turbe. Un tempietto a pianta bizantina (riecco la società globale) arricchito da una ciclo di affreschi tardo romanici tra i più belli dell’Europa di lingua germanica. Sulla parete esterna rivolta a settentrione una colossale raffigurazione di San Cristoforo, protettore dei pellegrini. Un tempo qui esisteva un ricco ospizio dei cavalieri di Malta, poi tutto è andato in rovina e, fino a pochi anni fa, la chiesa era un fienile. Per vivere un’esperienza mistica multisensoriale, bisogna tornare a Burgusio, imboccare un sentiero nel bosco e camminare un’oretta fino a raggiungere l’abbazia benedettina di Montemaria. Fu fondata nel dodicesimo secolo per pregare e lavorare secondo la regola del santo. Gran parte della struttura è stata «barocchizzata» nel Seicento, ma la cripta, scavata nella roccia secondo i dettami del romanico più puro, si è conservata intatta. Qui, sei volte al giorno, scendono a pregare i monaci. E questi sono i momenti da non mancare: le voci dei religiosi che intonano i canti gregoriani, i colori stordenti degli angeli che volano sul cielo di pietra, il profumo dell’incenso, la luce che arriva soffusa, creano una situazione unica di emozione e di meditazione. Uno stato di benessere totale. Forse per questo le stanze che i monaci mettono a disposizione nella foresteria dell’abbazia non sono mai vuote. Il Medioevo della Val Venosta non è fatto solo di chiese e di conventi, per sprofondarsi fino in fondo nella cultura dell’epoca è utile fare due passi tra le strade di Glorenza, la più piccola città fortificata delle Alpi. Lunghi porticati, balconi fioriti di gerani e petunie, torri campanarie squillanti, case in graticcio, stalle e fienili foderati di legno brunito, l’idea che da un momento all’altro, da dietro l’angolo, potrebbero spuntare i puffi blu, o, meglio, un folletto delle Dolomiti. Questo è solo un assaggio: seguendo il corso dell’Adige, che nasce al passo Resia, e scendendo verso valle, i siti segnalati dal circuito dei «sentieri del cielo» sono trenta. Ci si può arrivare in treno, con il perfetto servizio di minibus messo a disposizione dagli enti pubblici altoatesini, in bicicletta o, la cosa migliore, a piedi. Avrete l’impressione di camminare in paradiso.

( Fonte: www.gazzettadiparma.it)

La settimana del romanico

«I sentieri del cielo» è un circuito che racchiude trenta siti romanici dell’Alto Adige, in gran numero collocati lungo la Val Venosta. I siti rientrano, insieme ad altri che si trovano nel cantone Svizzero dei Grigioni, nel progetto europeo «Via Romanica delle Alpi». Ciò che rende il circuito speciale, al di là del valore artistico dei luoghi, è che essi sono raggiungibili con mezzi di trasporto pubblici, combinati tra loro con efficienza e sapienza. In particolare sono funzionali alla visita la ferrovia della Val Venosta, che unisce Merano a Malles, gli autobus urbani ed extraurbani e la Ferrovia Retica. Con l’acquisto di un unico biglietto è possibile combinare questi mezzi e la bicicletta. Per esempio, con un solo abbonamento, si può lasciare l’auto a Merano; prendere il treno per Malles, noleggiare una bicicletta e visitare il convento di Montemaria. Oppure, a Malles, prendere la corrierina che porta a Glorenza. Ma le soluzioni sono infinite. Molti siti sono raggiungibili a piedi attraverso sentieri spettacolari. Nell’ambito del progetto «Sentieri del cielo», dal 9 al 16 ottobre, si susseguiranno eventi tematici denominati «Sulla via del romanico». Il 15 ottobre l’ingresso e le visite guidate a tutti i 30 siti altoatesini saranno gratuiti. Per informazioni: Alta Venosta vacanze (tel.0473831190) www.altavenosta-vacanze.it, oppure www.stiegenzumhimmel.it. Per contattare il monastero di Montemaria, 0473843980, sito: www.marienberg.it. Notizie sul monastero carolingio di San Giovanni, nei Grigioni, al sito www.muestair.ch.

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