" Cantabria infinita" di Luca Bergamin

http://viaggi.lastampa.it/fnts/viaggi-lastampa/immagini/resized/c/a/cantabria-spagna-villaggio-di-santillana-del-mar_236064_407x229.jpgE' tutta colpa di Carmen se il suo abito bianco è inzuppato di pioggia mentre a piedi s'incammina lungo Piazza di Las Arenas e varca la soglia della Collegiata romanica di Santa Juliana, risalente, come il suo splendido chiostro, al XII secolo. La sposa non ha rispettato la tradizione di portare in dono due mezze dozzine di uova alle suore dei conventi di Regina Coeli e San Ildefonso affinché nel giorno del matrimonio splenda il sole su Santillana del Mar, il borgo medioevale più incantevole di tutta la Cantabria (www.turismodecantabria.com), la seconda regione più piccola della Spagna, un paradiso naturalistico nel Nord della Penisola Iberica, battuto dalle onde dell'Oceano Atlantico. A Santillana è piacevole passeggiare tra i vicoli in pietra, ammirando le dimore dalle terrazze in legno, le torri del Merino e di Don Borja, i Palazzi Villa e dei Peredo-Barreda, la residenza dei Bustamante. Viene spontaneo scambiare qualche chiacchiera con i pellegrini che percorrono il cammino del norte aiutandosi con i loro lunghi bastoni, diretti a Santiago de Compostela, magari offrendo loro una quesada o un sobao, deliziosi dolci all'uovo che il pasticciere di Casa Quevedo sforna di buon mattino e serve direttamente nell'atrio della sua casa quattrocentesca, insieme a bicchieri di latte appena munto.
Siamo in una regione che è un un po' un “groviera di grotte”, capaci di raggiungere tutte insieme una lunghezza di 200 chilometri, e proprio appena fuori l'abitato di Santillana, tra verdi vallate e pascoli di mucche e pecore, sorge la Cueva de Altamira, Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco sul cui soffitto sono state incise, tra 22 e 13 mila anni fa, mandrie di bisonti in quella che è considerata la rappresentazione rupestre più importante del Paleolitico. Peccato che si possa vederne soltanto la riproduzione un po' disneyana fatta di cartapesta. E' originale e davvero meravigliosa, invece, la Cueva del Soplao, scoperta all'inizio del '900 all'interno della miniera La Florida: si cammina sotto un tetto di stalattiti e stalagmiti interamente bianche che sembrano salici, zanne di elefanti panna, e talvolta sfoggiano persino una forma longitudinale quasi fossero bandiere o lenzuola stese ad asciugare. Insomma, una specie di candido giardino alla rovescia che contrasta col rosso delle pareti rocciose piene di ferro. Qui Carmen avrebbe potuto sposarsi – i matrimoni sono numerosissimi -  senza la preoccupazione del... maltempo. Sulla strada per Comillas, gioiello modernista della regione, imboccata nel borgo peschereccio di San Vicente de La Barqera – una sorta di fiordo dove lo scorrere del tempo è scandito dalle maree e dalla pesca delle acciughe -, si attraversa il Parco naturale de Oyambre dove le immense spiagge a bandiera blu, soprattutto quelle di Berria, Geria, La Rabia con le loro alte onde sono adorate dai surfisti che le sfidano, mentre i bagnanti si godono il paesaggio delle scogliere e pinete che orlano gli arenili distesi sulle dune di sabbia finissima.  Comillas è una sorta di colonia del modernismo catalano, grazie alla passione per questo movimento artistico del primo marchese della cittadina, Antonio Lopez che chiamò i principali esponenti di quel movimento a lavorare in riva al Mare Cantabrico. A cominciare da un giovane Gaudì che ha firmato El Capricho utilizzando come marchio i girasoli applicati su tutta la facciata, mentre la torre simile a un minareto contribuisce all'idea di una abitazione ispano-araba. L'attiguo Palacio de Sobrellano, invece, è di ispirazione gotico-modernista e sta proprio ai piedi dell'altura ove sorge, annunciata da una Puerta ricoperta di ladrillo, la ceramica in vetro, l'Universidad Pontificia progettata da Joan Martorell e Domenech i Montaner, un po' neogotica, un po' mudejar modernista, ricca di giardini interni, è celebre specialmente per il soffitto in legno del Seminario Mayor che richiama la chiglia di una nave, ove sono stati scolpiti animali un po' ieratici. Modernisti sono anche La Coteruca, l'Hospital, El Cementerio, la Fuente de Tres Caños e la Estatua del Marques. Fedele alle sue tradizioni più antiche – a Potes, accanto al mulino, e alla confluenza dei fiumi Deva, Bullon e Quiviesa, gli anziani calzano ancora las barqas, zoccoli a tre tacchi usati per non sprofondare nel fango quando le strade non erano asfaltate -, la Cantabria ha anche una religiosità molto profonda, simboleggiata dal culto per Santo Toribio. Nel monastero a lui dedicato nel borgo di Liebana – ottimi i formaggi in vendita da Campollo  e alla Qeseria Lebanes -, vi sarebbe una croce ricavata dal legno del braccio sinistro della croce di Cristo, che proprio Toribio avrebbe portato con sé da Gerusalemme e poi, per sottrarla al pericolo di una razzia da parte dei mori, volle fosse custodita a Liebana. Del resto, quassù, nella Gola del Rio Deva, a pochi chilometri dai Picos d'Europa, la vetta della Cordigliera Cantabrica (quota 2.600 metri è raggiungibile con la teleferica de Fuente De'), dove volteggiano le aquile reali, gli avvoltoi, giocano gli orsi bruni cantabrici, nemmeno i romani riuscirono a penetrare.  Ogni viaggio in Cantabria non può che cominciare o partire, a scelta, dal capoluogo Santander, un lingotto di case che s'adagia sulla sua baia, coi i palazzi Belle Epoque, il nuovo Museo Maratimo del Cantabrico in cui ammirare i suoi interessanti acquari, la peninsula ove si erge il Palacio Real de La Magdalena in stile eclettico dal quale i reali in villeggiatura si facevano trasportare in spiaggia a bordo di una portantina in legno, sino alla Roccia del Cammello. Nella Playa del Sardinero si assiste alle evoluzioni tra la spuma delle onde dei leoni marini, mentre lungo il Paseo Pereda si fa shopping, e a Puerto Chico, ex quartiere dei pescatori, le taverne si riempiono dopo il tramonto e la messa della sera nel Duomo gotico, la cui pavimentazione testimonia il passato romano della città. Santander ha anche una anima contemporanea rappresentata dalle università e i suoi collegi progettati lungo un alveo prosciugato dove sorge anche “la balena”, il Palacio de Deportes in alluminio. E un Parque de la naturaleza a Cabarceno, all'interno di una miniera di ferro, dove i gorilla salvati dai bracconieri dell'Uganda, non sembrano passarsela troppo male. E, infine, c'è la cucina di pesce al Ristorante Maremondo, una sorta di rotonda sul mare, e di terra alla Bodega del Riojano in cui si mangia un prelibato prosciutto serrano, capretto al forno e lesso tra grandi botti di legno decorate. ( fonte: www.lastampa.it)

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