" Capalbio, fuori moda è bello" di Gabriele Grasselli

http://ts2.mm.bing.net/images/thumbnail.aspx?q=1515499363785&id=a798e670e6be571c3fed9b2d61efd7d6Capalbio è passata di moda. L’anno scorso lo ripetevano anche i sassi. Un giro di valzer elettorale ed ecco scattare il luogo comune: identificato come reame della sinistra, precisamente la «gauche caviar», il borgo toscano è stato immediatamente accomunato ad altri fallimenti e conseguenti ridimensionamenti targati Pd, Rifondazione, comunisti in genere e gli sfottò - che non sono mai mancati - sono stati dispensati con gusto rinnovato.

Capalbio out, allora, come una Costa Smeralda qualunque o come certe località sguaiate della riviera romagnola un’estate «in» e quella dopo già in serie B? No. Anzi. E, se mai, meglio, dicono gli innamorati di quell'ultimo lembo di Maremma. Del resto un luogo ribattezzato la piccola Atene, buen retiro di intellettuali di vario tipo, sprovvisto totalmente di locali scintillanti uso tv intasati di piccole star a tutto gossip, non può essere soggetto alle regole della vipperia in auge o in saldo. Meno teleobiettivi puntati, qualche riflettore spento, tutto qui. I frequentatori abituali perciò, almeno da questo punto di vista, benedicono lo smacco. Infatti, niente è veramente cambiato: nel 2008, a disfatta politica ancora fresca, mostre, vernici, dibattiti, presentazioni di libri, premi, cinefestival e happening impegnati/impegnativi si sono moltiplicati esattamente come gli altri anni.

E nel 2009? Tutto sarà uguale, anche se inevitabilmente, visti gli ulteriori rovesci a sinistra, il declassamento sulle tabelle dei posti in voga sarà ancora più evidenziato da detrattori e rivali. E questo anche perché l’equivoco di fondo rimane: Capalbio viene dai più confusa con l’esclusivo arenile intellettual-snob chiamato «Ultima Spiaggia», dove da decenni si accalcano in costume da bagno le stesse facce e cariche che contano, politici, scrittori, attori, filosofi, giornalisti, avvocati, magistrati, altissimi funzionari. Una colonia romana che la leggenda vuole impegnata a tessere senza posa trame, strategie, inciuci proprio sotto gli ombrelloni e che quindi più che per riposarsi si autoesilia nella colta landa quasi laziale per lavorare. In realtà, qual è il vero asso nella manica, l’offerta più stimolante del «pacchetto Capalbio» per chi non rientra nella cricca dorata? Il relax. Un sano, sicuro, rinfrancante, totale, magnifico relax. Sì, la Maremma, l’Argentario, i dintorni artistici o mondani (Porto Ercole), l’oasi naturalistica, il centro medievale (superbo il cammino di ronda) accoccolato su un poggio che si erge dalla macchia mediterranea, gli appuntamenti culturali, le celebrità a mazzi - a chi interessano - sono senz'altro attrattive ancora validissime, portate sempre appetitose nel menù del blasonato paese. Ma il bersaglio colpito in pieno è quello del riposo: mare di giorno, gastronomia la sera. E la vacanza autentica è garantita. Senza happy hour con balli e sballi sui lettini, senza chiringuiti brulicanti di gioventù alcolica, senza discoteche, senza chiasso.

Il litorale è di tipo selvaggio: ventilato, pochi accessi al mare, pochissimi stabilimenti, sulle distese di sabbia brunita poca gente. All’Ultima Spiaggia indubbiamente ci si diverte: ad assistere a certi show messi su da facoltosi habitué - per esempio, la cerimonia del pranzo servito sotto l’ombrellone - e a contare i volti famosi, da Barbareschi a Jovanotti, dalla Gerini a Chicco Testa; l’anno scorso oltre ai consueti Petruccioli, Furio Colombo, Rutelli e Palombelli, c'era una Margherita Buy in gran forma e in diversi ancora ricordano l’abbagliante arrivo di Naomi Campbell. La clientela sarà radical ma senz'altro democratica: sui lettini blu si sdraiano con disinvolta padronanza anche molti filoberlusconiani che esibiscono volentieri Libero o Il Giornale, alcuni anche l’anello nobiliare. Da un po', però, si sono affermati altri lidi ben attrezzati e ugualmente eleganti come la Dogana, il Frigidaire, il defilato Parasol e, soprattutto, il Cartello, all’inizio della strepitosa striscia della Feniglia (avvistabili Alessandro Gassman, Fassino, Follini e altri noti), tombolo dalle sembianze tropicali vietato alle automobili. Macchiatonda è il bagnasciuga preferito dai capalbiesi del sasso: l’erosione della sabbia l’aveva messo due anni fa un po' fuori dal gioco, ma già dalla scorsa stagione i gestori hanno saputo recuperare posizioni grazie a premure piuttosto particolari, tipo gli aperitivini accompagnati da porcini fritti o addirittura un’eccellente trippa allungata fra le sdraio.

L’unica attività veramente frenetica è la scelta del dove andare a cena. Decisione complessa, la quantità di ottimi locali è fuori norma. Il più sofisticato è il Frantoio, bar, ristorante, libreria, galleria, dal mattino a notte fonda altro centro nevralgico dell’intellighenzia smaltata, un porto di mare per i più cerebralmente elaborati in cerca di visibilità: i giornalisti del tg3 arrivano in spider rossa, il maestro Trovajoli - silenzioso e sorridente ma fermo nel non volere scocciatori intorno - pasteggia veloce in giardino, i rampolli bene tirano tardi con in mano il mojito (specialità del barman che se non riceve dall’ortolano la menta che dice lui non c'è verso di farselo preparare) e in faccia l’aria annoiata giusto quel filo. Cucina ottima, comunque. Pesce super alla «Selva», pienone sempre. E altissimo indice di gradimento per quello che servono a lume di candela da «Carmen Bay». Ma lì nelle sere appena un po' ventose bisogna evitare il romantico corridoio che affaccia sulle onde, altrimenti sembrerà di essere su una piattaforma al largo in piena tempesta perfetta. Per le carni, il testa a testa è fra «Tullio» (la zuppa omonima non può essere ignorata) e «Da Maria», locale storico. In pieno nucleo antico da non perdere il sugo di cinghiale del «Pozzo». Sta prendendo piede «Gianni», mentre "Il Cantinone", visuale splendida, che l’anno scorso aveva schiacciato a fondo il pedale dello sfarzo fra arredi e servizio con camerieri in livrea, quest’anno resterà clamorosamente chiuso. Negozi pochi e strani. Aborriti i marchi conosciuti, molta creatività cosiddetta di nicchia. I romani, autentici dominatori del luogo, e qualche milanese hanno casa lì, anzi è necessario avere casa lì per rientrare nel giro blindato degli stanziali d’élite.

Gli altri possono però contare su confortevoli agriturismi (gli alberghi sono scarsi e scialbi). Il più ricercato è il Ghiaccio Bosco, riparato da un sontuoso sipario di cipressi che cela un curatissimo, pacifico parco di pini, cedri, olivi, cespugli di lavanda e una piscina provvidenziale per schivare la calca domenicale. Insomma: se relax cercate, relax troverete. Basta non pretendiate di trovare anche il Billionaire e fauna complementare. ( Fonte: www.gazzettadiparma.it)

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