" Da Mosca a San Pietroburgo tra colbacchi, caviale e belle donne" di Mara Varoli

http://www.gazzettadiparma.it/mediagallery/foto/dett_articolo/1304495553955_0.jpgIn primavera c'è ancora la neve: tavole di ghiaccio che scivolano sui fiumi e betulle piegate dalla pioggia gelata.

La Russia si presenta come nei racconti della letteratura, con quella complessità che affascina, conquista senza dare confidenza. Una terra mai uguale, popolata nelle città e dimenticata nelle immense pianure. E' la terra delle prestigiose università, dei secolari musei, ma anche delle belle donne, dai lineamenti perfetti, gli occhi bassi, il portamento nobile e il look ormai occidentale. Spirito ortodosso e rigore militare, la Russia guarda al progresso, con l'età da vecchio saggio e l'ambizione da giovane studente. Che ha tanta voglia di fare in un futuro ancora per molti versi tutto da immaginare.

 

Mosca, la capitale commerciale

Mosca è una matriosca, strati di storia, in un antico mosaico di architetture diverse, che arriva fino al «cuore». Fino alla metropolitana, dove si corre da una fermata all'altra, all'ombra di affreschi dedicati alle origini di un popolo. Che è nato contadino. Va veloce Mosca dentro e fuori, sopra e sotto terra, due città parallele, due mondi complementari: la geografia dei contrasti e delle contraddizioni. Così, al Cremlino e in periferia, intorno a quelle «dentiere» pensate da Kruscev, la vita scorre con mestieri umili e poco retribuiti. Lontano dalle vetrine delle firme internazionali e dagli appartamenti lussuosi nei palazzi staliniani, là dove si esce in Mercedes, le mogli sono bionde e l'aperitivo si gusta con il caviale. E' grande Mosca, 900 chilometri quadrati. Dodici milioni di persone e ognuno fa il suo. La città lungo gli anelli e le prospettive è pulita e rispettata. E la metro è la vera forza: l'incontro tra passato e futuro, giù per quelle scale mobili che piegano la schiena. Una città medievale, ma al passo con i tempi. Che spesso li anticipa.

 

Il nuovo treno «Il falco»

San Pietroburgo è distante: qui la rivoluzione non ha scalfito i segni imperiali e il turismo è il pane quotidiano. Seicentocinquanta chilometri dividono le due capitali. Oggi c'è un treno, anche quello veloce, per stringere tradizione e ambizione. Il treno è la novità: tre ore e 45 minuti e dal Cremlino si arriva alla corte di Caterina seconda. Un breve viaggio nella campagna russa, tra giochi di fiumi ghiacciati, strade sterrate, piccole dacie e immense pinete. La linea è quella vecchia, anche i treni locali la usano, ma funziona: sei andate e sei ritorni al giorno. Nella città di Pietro il Grande la fermata è alla stazione di Leningrado, sotto un cielo che cambia colore allo stesso modo con cui si trasforma il paesaggio: dalla Piazza Rossa e dai militari con il colbacco il risveglio è all'Ermitage. La scena cambia senza preavviso, da Mosca a San Pietroburgo e dalle chiese degli zar e dalla Arbatskaya, dove nelle botteghe si vendono sgombro affumicato, ottimo caviale di storione, cioccolata e Kvas, la bibita fatta con il pane fermentato, si passa all'architettura italiana, alle opere museali, alle leggende rivoluzionarie e all'eleganza dei palazzi nobili. Si chiama «falco» il treno dei sogni. E unisce percorsi non solo storici, ma anche culturali e letterari, quanti sono gli itinerari tracciati per conoscere la Russia. Per intenderci, da Dostoevskij e lo sguardo nell'interiorità in poi.

 

San Pietroburgo

Lungo il Neve i palazzi di San Pietroburgo raccontano passioni e tradimenti. Rasputin è una di queste: una storia chiusa tra le mura di casa Yusupov. Per farla in breve: Rasputin arriva dalla Siberia, è un guaritore, ipnotizza se vuole e ancora oggi i suoi occhi immortalati nelle rare fotografie lo confermano. Caterina seconda, l'imperatrice, gli crede. E lo accoglie a Palazzo d'inverno. L'invidia contagia i nobili Yusupov e i deputati della Duma. L'obiettivo è ucciderlo. Rasputin è ingombrante, la sua parola è ascoltata per la politica estera. Yusupov lo invita a cena e il cianuro più tre colpi di pistola seppelliscono Rasputin. Nel 1916 aveva 47 anni e tre giorni dopo Caterina seconda recupera il corpo nel fiume. Solo più tardi, con la rivoluzione, Rasputin verrà bruciato perchè simbolo dell'età imperiale. Racconti, personaggi, misteri che muovono le stagioni di San Pietroburgo: l'avamposto sul Baltico poggia su 42 isole, tra ponti levatoi, canali e opere d'arte.

 

L'Ermitage

L'Ermitage è il gioiello indiscusso. C'è giusto il tempo per una colazione prima di entrare in uno dei musei più belli al mondo: antipasto di verdure, zuppa di bietole e panna acida che qui prende il nome di Borsc, merluzzo fritto con patate. A volte è il caviale che impreziosisce la tavola, ma quello di Storione non ha prezzo. Mano al portafoglio, il rosso di salmone piace e convince. Palazzo d'inverno è una scommessa: opera dopo opera, ci vorrebbero sei anni per conoscere a fondo l'Ermitage. La via più breve, ma intensa si risolve in cinque tappe: Rembrandt, Fiamminghi, Canova, Impressionisti e una fuga per Leonardo da Vinci, Parmigianino e per quel «Ragazzo con il liuto» firmato Caravaggio. L'emozione cresce, davanti al miracolo del «Ritorno del figliol prodigo»: è l'abbraccio del padre e della madre in una persona sola, nell'infinito amore che solo la famiglia può donare. Ed è così che Rembrandt sublima le fatiche della vita. L'abbraccio continua in «Amore e Psiche» del Canova e nello sguardo di «Giuditta» di Giorgione. Nella sala Leonardo da Vinci, il capolavoro è la «Madonna Litta», ricco di dettagli che segnano l'apprensione materna. E la visita all'interno dell'Ermitage diventa un altro viaggio nell'interiorità, così come accade per l'«Autoritratto» di Van Dyck.

 

Alla vigilia delle notti bianche

Anche qui, come a Mosca, dentro e fuori San Pietroburgo stupisce: tra le meraviglie di Palazzo d'inverno e tra le cupole della chiesa del Redentore, ma anche nell'azzurro della chiesa di San Nicola e nelle stelle della Santa Trinità, dove Dostoevskij ha giurato fedeltà alla compagna della vita. La luce della sera incanta, evidenzia le curve, illumina di chiaroscuri le decorazioni e l'acqua del fiume. Una luce magica, strana, come quella dell'Est. Che prende per mano il visitatore e lo accompagna tra gli incastri di colore della città imperiale.

 

Il teatro Mariinskij

Tutto questo alla vigilia delle notti bianche, da metà giugno in poi, tra sguardi granitici: volti che difficilmente sorridono. Etica rigorosa e al tempo stesso acuta sensibilità per l'arte: per la musica e per la danza. E a teatro Mariinskij l'emozione è tangibile. Già il sipario del 1914 di Aleksandr Golovin non ha eguali, ogni spettacolo è poi un evento e il pubblico è rapito. Tant'è che il festival del balletto assume significati popolari. Di tradizione, anche per i bambini. In calendario c'è «La Bayadère»: coreografia di Marius Petipa, musica di Ludwig Minkus, costumi e scenografie Ottocentesche. Qui la tecnica è un virtuosismo e gli artisti esaltano lo spettatore, che sulle punte segue passo dopo passo il racconto. L'atmosfera è unica, per una tradizione radicata nel profondo. Che non risparmia nessuno. Improvvisamente, la città imperiale e la città commerciale sono più vicine. San Pietroburgo non è poi così lontana da Mosca e il gusto per l'arte resiste alle lunghe distanze. Il saluto è con un bicchiere di vodka, tra i mille libri del vecchio palazzo liberty della Singer, mentre il fiume di gente scorre in prospettiva Nevskij, come in un intreccio narrativo di Gogol. ( Fonte: www.gazzettadiparma.it)

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