Delta del Po, paesaggi incantati

http://www.gazzettadiparma.it/mediagallery/foto/dett_articolo/1300264919084_0.jpgNemo propheta in patria", nessuno profeta in casa propria, è un saggio detto latino che potrebbe estendersi senza dubbio anche al turismo domestico, spesso viziato da snobismo nei confronti di quanto ci è vicino. Chissà quanti avranno visitato o navigato le foci del Rodano o quelle della Loira, per citare solo alcuni dei grandi fiumi europei, senza mai aver messo piede in quelle del nostrano Po. Ebbene, la sorpresa potrebbe essere lieta e gli ambiti da scoprire veramente affascinanti.

Un breve tour, anche se parziale, sul delta, potrebbe iniziare dalla cittadina di Comacchio, nota per le sue anguille, meno per la grazia di ponti e canali. E pensare che Ludovico Ariosto e Torquato Tasso hanno nei secoli immortalato il fascino delle pescose paludi. Una rapida ma rilassante passeggiata, può far cogliere l’aspetto paesaggistico e storico di Comacchio, sicuramente uno dei centri maggiori del delta del Po. Poi il viaggio prosegue a Nord-Est verso le foci, passando per Lido di Volano e Volano, familiarizzando con le zone umide, i tanti aironi ed uccelli acquatici, i canneti e gli scorci tipici di questo ecosistema. Verso Goro, nata come insediamento portuale e militare, oggi importante centro di produzione delle vongole ci sono ancora tanti scorci da non mancare. Gli amanti del mare possono fare due passi per il porto, poi il percorso entra appieno nel cuore del delta fino a raggiungere il faro di Bacucco. Dopo Goro ci muoviamo con maggior lentezza, per assaporare a piccoli sorsi, quasi fosse un vino pregiato, il paesaggio che ci attornia. La strada costeggia un braccio del Po, il Po di Goro, che scorre alla sinistra, mentre dall’altro lato l’occhio scorre sui campi ed i fossi, dove aironi bianchi, cinerini e garzette stanno ritti ed immobili come sentinelle. L’avventura entra nel pieno: prima di Gorino, un nostalgico ponte di barche ci permette d’attraversare il Po di Goro pagando un simbolico pedaggio, lo facciamo a passo d’uomo, come prescritto, per gustare un tratto di storia, cui la mente torna con piacere.

Procediamo verso Sud costeggiando il Po di Goro sull'altra sponda, verso la foce, fino all’abbraccio col Po di Gnocca, e ci fermiamo al Ristorante Al Faro. Il ristorante «merita una visita» come scriverebbe Chichibio sulle pagine del Gusto della Gazzetta ed il prezzo è decisamente accessibile. Al pranzo si può abbinare un suggestivo tour in barca per assaporare - si legge sulle guide - i profumi, l’aria, il vento, il fiume e l’abbraccio del mare. Noi non possiamo farlo, c'è vento freddo, peccato, sarà per un’altra volta, quando potremo attraversare in barca il tratto d’acqua che divide il ristorante dall’isola di fronte dove, dall’alto argine addobbato di canneti, si scorge il Faro del Bacucco ed oltre ancora le onde del mare. Vicino al Faro, ci spiega l’oste, vi è un bella spiaggia ed un altro ristorante aperto d’estate. Lasciamo la località Bacucco per raggiungere la Sacca di Scardovari. Per farlo, risaliamo questa volta il Po di Gnocca, fino ad un altro ponte di barche che ci dirotta tra Gnocchetta e Santa Giulia, stessa emozione, stesso pedaggio, poi, qualsiasi strada ad Est ci porta sulla Sacca.

Interessante è l’origine del suo nome, derivante da alcune famiglie di pescatori che vi costruirono per prime delle capanne di canna palustre per procedere alla pesca delle scardove, pesci d’acqua dolce allora abbondanti in loco, di qui, la località Scardovari, oggi Sacca di Scardovari. La percorriamo in tutta la sua lunghezza, passando per la panoramica ansa occupata dal Ristorante Marina 70, anche da qui si possono effettuare gite in barca, fino alla punta estrema in località Barricata, dove un villaggio turistico ed il porto prediletto dai pescatori d’altura a «caccia» di tonni, sono le attrattive maggiori. Lo specchio d’acqua alla nostra destra, solo parzialmente aperto al mare, fa da teatro all’attività della pesca. Abbandonate le scardove, ora le tre cooperative presenti, riunite in un consorzio, si dedicano soprattutto alla pesca delle vongole ed alla stabulazione dei mitili, che poi vengono venduti in un’apposita asta ed in parte in spacci aperti al pubblico. Così, lunghe file di capanni in legno, tra sponda ed acqua, contornano soprattutto la parte ad Est della Sacca. In ognuno gli attrezzi del mestiere ed una o più barche per raggiungere i luoghi dove rastrellare le vongole o i filari ove si allevano le cozze, rendono il luogo veramente pittoresco. Con questo quadro negli occhi la nostra giornata volge al termine, da Barricata puntiamo all’interno verso la frazione Scardovari, quindi decisamente alla Statale Romea. Lungo questa vale ancora la pena sostare per godere della sobria maestosità dell’Abbazia di Pomposa, i cui mattoni arrossano ormai col tramonto del sole, poi, al navigatore, diamo la rotta di casa. ( Fonte: www.gazzettadiparma.it)

Autore: Marco Masetti

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