" Dialogo nel buio". Al Porto Antico di Genova

http://www.mentelocale.it/img_contenuti/matteo.paoletti/grandi/Dialogo-nel-buio3.jpg«Il buio è più bello, perché immagini le cose. È come stare in un libro». Parola di Alessandro, della I B dell'istituto comprensivo Montaldo, scuola media Cantore di Marassi. Forse serve la fantasia di un bambino per cogliere il senso più profondo di Dialogo nel buio, il percorso sensoriale allestito in piazza Caricamento fino al primo luglio 2012 che permette ai visitatori di immergersi nella vita quotidiana di un non vedente. Imparando a guardare attraverso tatto, olfatto, udito e gusto. Nella civiltà delle immagini, un'autentica rivoluzione.

«Lo scopo dell'esperienza è proprio quello di riscoprire tutti i cinque sensi, per far capire che non si vede solo con gli occhi» spiega Carolina, una delle guide ipovedenti, appena riemersa dall'oscurità insieme a un gruppetto di ragazzi. Per lei, che non troppi anni prima ha frequentato la stessa scuola media degli studenti a cui adesso fa da guida, c'è anche l'emozione di riuscire finalmente a comunicare la sua quotidianità.

«Al buio il cibo e più buono, si sente di più» racconta appena uscita Angelle, 10 anni, stropicciandosi gli occhi. Oltre alla riscoperta dei sensi, però, Dialogo nel buio ha lo scopo di sensibilizzare il pubblico, abbattendo le barriere del pregiudizio che rendono difficile l'integrazione delle persone disabili. Uno dei cardini dell'attività dell'Istituto per ciechi e ipovedenti David Chiossone, tra i promotori dell'iniziativa.

«All'inizio i ragazzi sono spaventati, si stringono tra loro, magari tenendosi per mano - continua Carolina - poi diventano curiosi, attenti a esplorare lo spazio. Per loro il buio è una cosa mai vista, tanto che anche la parola vedere diventa difficile da pronunciare».
«All'inizio ero spaventata dai rumori, mi tenevo stretta agli altri. Poi ci siamo separati e abbiamo iniziato a indagare lo spazio» conferma Alessia, che uscita dal gruppetto sta cercando di disegnare coi compagni di classe il percorso che ha appena fatto.
«Non se lo ricorda nessuno, ma sono tutti bravissimi - li incoraggia Pietris, guida non vedente - All'inizio non riescono neanche a capire dove si trovano. È normale, l'orientamento è legato alla vista. Poi però sono stupefatti quando riconoscono gli oggetti che toccano o annusano. E anche noi vediamo in loro la soddisfazione».
Vediamo? «Sì, vediamo - conferma la guida - la vediamo attraverso gli altri sensi».

Ma che differenze ci sono tra adulti e bambini nell'affrontare questa esperienza? «I bambini parlano molto, fanno domande, hanno un rapporto diverso con i sensi - spiega la guida - Gli adulti invece hanno spesso una forma di inibizione nel relazionarsi col nostro mondo».

Nel frattempo esce un gruppetto di adulti. Com'è andata? «È una sensazione straniante - racconta Antonio, 30 anni - All'inizio avevo paura di cadere, mi sembrava tutto enorme. Però poi quando ho preso confidenza sono stato bene. Forse sta male dirlo, però mi sono divertito: è un modo diverso di vedere il mondo. E al di là di tutto, dà un'opportunità di lavoro a queste persone disabili».

I bambini accompagnati dai genitori possono provare il percorso a partire dai 4 anni, le scuole dalla seconda elementare.
Tra le iniziative c'è anche quella di poter regalare il biglietto come pensiero di Natale.

E a partire da gennaio spazio anche agli aperitivi al buio con musica dal vivo suonata da artisti non vedenti.

 * in collaborazione con Istituto David Chiossone

( Fonte: www.mentelocale.it)

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