" Elefanti e carillon nel cuore della Savoia" di Marco Moretti

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http://viaggi.lastampa.it/fnts/viaggi-lastampa/immagini/resized/a/n/annecy_155222_407x229.jpgE’ il filare del formaggio fuso a unire le valli più aspre della Maurienne con le rive soleggiate del Lago Lemano. In una regione disseminata di laghi e castelli che - prima del boom di turismo e sci ha vissuto per secoli di allevamento. In Savoia piatti come fondue, raclette, tartiflette e berthoud, oltre che piaceri della gola, sono cardini della cultura. Destinazione per alpinisti e amanti del trekking, oltre che per buongustai, dove però il richiamo di natura e tavola sono sopraffatti dalla storia.

 

La visita inizia a Chambéry, monumentale capitale dei Duchi di Savoia fino al Cinquecento, quando si trasferirono a Torino. Il loro castello - un edificio eclettico costruito tra XIII e XIX secolo - s’innalza nel cuore della città vecchia. Notevole la Torre degli Archivi con l’imponente scala semi-circolare. Dal piazzale del Castello si accede alla Sainte-Chapelle, dove fu custodita la Sindone prima del trasferimento a Torino: il suo campanile racchiude uno dei più famosi carillon d’Europa, con settanta campane. Mentre nei tunnel ai piedi del maniero si affinano i formaggi di una regione alpina che vanta più varietà casearie che valli.

 

Dal Castello parte Rue de Boigne, la via principale del centro storico, coi portici che terminano alla Fontana degli Elefanti: un monumento dell’Ottocento con quattro pachidermi che, visti dall’alto, formano la croce simbolo di Casa Savoia. Ai due lati dell’arteria ci si inoltra nella città medievale: i più antichi edifici risalgono al Duecento. Da non perdere il Théâtre Charles Dullin, replica della Scala di Milano. E la bucolica Maison de Charmettes, in cui visse Jean Jacques Rousseau tra 1736 e 1742 : qui il filosofo illuminista si innamorò di Madame de Warens.

 

A nord di Chambéry, in riva al lago Bourget, s’erge l’Abbazia di Hautecombe, la cripta dei Savoia con sepolti quaranta membri della casata, tra cui Umberto II, ultimo re d’Italia. Poi, alla ricerca della cultura del formaggio, ci si arrampica per le valli fino a Beaufort (dà il nome a uno dei più pregiati gruviera), dove l’edificio della cooperativa casearia accoglie i visitatori all’ingresso del paese col murale di una mucca che sorride a una forma di cacio. Qui la vita è cambiata negli anni Cinquanta, con la costruzione di una diga che ha sommerso molti terreni e creato il lago Roseland. Gli allevatori si sono associati e, da cinquanta alpeggi, inviano il latte alla cooperativa con la teleferica.

 

Torniamo a valle per scoprire Annecy. Situata nel nord della regione, è adagiata sulle rive di un lago circondato da montagne. Passeggiando tra i ponti e i canali del suo centro storico s'incappa nel Palais de l’Isle, una roccaforte del XII secolo costruita a forma di nave: uno spartiacque di pietra tra due canali. Seguendo i vicoli del borgo medioevale, si raggiunge un altro maniero della stessa epoca, il Castello di Annecy, arroccato sulla collina con mura spesse sei metri e un gioco di torri appuntite: ospita il Museo di Annecy e l’Osservatorio Regionale dei Laghi Alpini. Interessanti anche l’Ecomuseo del Costume Savoiardo, custode di usi e tradizioni di queste valli. In zona c’è anche il castello di Menthon Saint Bernard, una fortezza del XII secolo che domina il lago. Vicino ad Annecy, a Grand Bornard, tutti i mercoledì mattina (dal 1795) c’è il mercato del Roblechon (un formaggio savoiardo di vaccino crudo) con produttori, grossisti e affinatori che si scambiano 15 tonnellate di gustose formelle da 500 grammi. Decine di banchi vendono formaggi da tutta la regione, mentre altri servono snack di tartiflette e crêpes al Reblochon.

 

In Alta Savoia è aperto al pubblico il quattrocentesco Castello di Ripaille a Thonon Les Bains, ex dimora dei Duchi. Infine la regione del Monte Bianco: spettacolare la strada da Megève a Chamonix, tra paesaggi vigorosi e viste sulle vette più elevate delle Alpi. È la zona più turistica della Savoia, dove il boom immobiliare ha indotto gli allevatori a vendere le fattorie e la cultura del formaggio alimenta il glamour. A Chamonix ci sono fornite gastronomie con degustazioni e sapienti abbinamenti tra vini e formaggi. E La Ferme et Auberge des 3 Ours è una fattoria ristorante con una finestra che permette di curiosare nelle stalle mentre si mangia. ( Fonte: http://viaggi.lastampa.it/articolo/elefanti-e-carillon-nel-cuore-della-savoia)

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