Fra i fiordi creati da Odino

http://www.lastampa.it/rf/image_lowres/Pub/p3/2013/08/01/Speciali/Foto/RitagliWeb/XLJOHVM84588--330x185.JPGLa leggenda norvegese racconta che le insenature sono opera del dio dei vichinghi . Il loro fascino, fatto di villaggi di pescatori e di contrasti naturali, è rimasto intatto
Giulia Stok

Viaggiare lungo i fiordi norvegesi è un po’ come guardare nel cratere di un vulcano: sono quei rari luoghi del pianeta che ci permettono ancora di percepire la Terra sotto di noi e la sua vitalità. Del resto la Norvegia è geologicamente antica ma segnata da un fenomeno relativamente giovane: i fiordi assunsero l’aspetto attuale al termine dell’ultima era glaciale. Secondo una leggenda vichinga fu Odino, il padre di tutti gli dei, a crearli, e lo fece per ricordare agli uomini il potere creativo della dualità: mare e montagna, blu e verde, orizzontale e verticale, luci e ombre, in un contrasto estetico ed emozionale. L’impatto di un tale paesaggio sull’immaginario artistico è facilmente verificabile: nelle tele di Munch, nel Peer Gynt di Ibsen, ma anche in fenomeni musicali recentissimi, come il jazz nordico di Trondheim di cui si è fatta portabandiera l’etichetta Ecm e il boom del metal norvegese.  

 

Patria di diverse band metal è l’interessante Stavanger, cittadina a Sud del paese che ha saputo sopravvivere alla crisi della pesca delle sardine, sua attività principale nel XIX secolo, trasformandosi prima in sede di cantieri navali d’eccellenza e poi in centro petrolifero all’avanguardia, il tutto senza snaturare il grazioso centro storico. Che oggi è sostanzialmente diviso in due parti: da un lato Gamle Stavanger, la città vecchia, fatta di ripide viuzze acciottolate e linde casette bianche in legno, con assi orizzontali, tetti a punta e lampade a gas, circondate da sorprendenti esplosioni floreali (nonché un curioso Museo dell’Inscatolamento, allestito in una vecchia fabbrica di sardine); dall’altro, la zona più commerciale e alternativa, Skagen, dove alcune case sono state dipinte a colori sgargianti, si incontrano graffiti, tatuatori e un coloratissimo parco giochi fatto di macchinari per l’estrazione dismessi, proprio di fronte al moderno Museo del Petrolio.  

 

Proseguendo verso nord si incontra Bergen, la capitale dei fiordi, tappa imprescindibile per la sua spettacolare posizione tra isole e colline e per l’affascinante storico. Il quartiere più suggestivo (benché in parte ricostruito dopo vari incendi) è il Bryggen, il filare coloratissimo di antichi magazzini in legno dalle facciate inclinate e serpentine, ricordo di quando la città, nel Trecento, era il porto più settentrionale della Lega Anseatica e ospitava una folta comunità di mercanti tedeschi. Non è più come a quei tempi, ma Bergen conserva ancora un colorito mercato del pesce: salmone in tutte le sue forme, stoccafissi appesi a seccare, enormi granchi. Del resto anche Edward Grieg, il compositore che musicò il Peer Gynt, figlio di un pescatore locale, diceva con orgoglio «sono sicuro che la mia musica ha il sapore del merluzzo». La sua casa di Troldhaugen, ovvero la collina del troll, poco fuori città, è oggi visitabile, e la vicina sala concerti propone regolarmente le sue creazioni. Nelle giornate di bel tempo vale la pena salire sulla panoramica Floibanem, la bella funicolare che porta dal mare al monte Floyen.  

 

Ed eccoci nel cuore del regno di Odino: il Sognefjord, il fiordo più lungo di tutta la Norvegia con i suoi 204 chilometri, per oltre 1200 di profondità. In una delle sue sinuose diramazioni si apre la valle di Flam, attraversata da una delle ferrovie più ripide al mondo, la Flamsbana, che va dal livello del mare a 876 metri di quota, attraversando un paesaggio verdissimo costellato di cascate e piccole fattorie isolate. Non è un posto per chi soffre di vertigini: nella vicina valle di Stalheim c’è anche la spettacolare Stalheimskleivane, la strada più ripida di tutto il paese, costruita nel 1849 per avventurose carrozze. Risale a pochi anni dopo l’altrettanto suggestiva Trollstigen, raggiungibile dal Geraingerfjord, forse il fiordo più emozionante in assoluto, che si incunea in una valle strettissima raggiungibile a lungo solo dall’acqua e circondata da montagne che raggiungono i 1500 metri. Qui persino i tetti sono verdi: secondo l’uso vichingo, sono ricoperti di uno strato di terra con erba, felci, muschi e licheni, per meglio isolare dal freddo. Le pareti di roccia che scendono ripide sul mare sono tagliate da mille cascate, tra cui le famose Sette Sorelle che fronteggiano il loro Pretendente; lo Jostedalsbreen, il ghiacciaio più grande dell’Europa continentale, sembra a portata di mano; l’Hornindalsvatnet, il lago più profondo del continente, riluce di argento fra il verde, mentre la nebbia e le nuvole basse lo rendono un posto adatto agli esseri fatati. Siamo a due passi dalla civiltà, ma in un paesaggio estremo. Si capisce perché i norvegesi, appena hanno un momento libero, tornano a immergersi nella natura: l’addomesticamento reciproco, per fortuna, è ben lontano dall’essere completo.  

Fonte: www.lastampa.it

Per maggiori informazioni: www.visitnorway.it e www.costacrociere.it  

 

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