" Halloween e tortelli invenzioni di Mantova" di Luca Bergamin

http://viaggi.lastampa.it/fnts/viaggi-lastampa/immagini/resized/s/u/sul-mincio-unimmagine-acquatica-e-notturna-di-mantova-che-si-accendera-nella-notte-di-halloween-per-la-festa-delle-lumere_174662_407x229.jpgLa festa di Halloween? L’hanno inventata a Mantova. Nella notte tra il 31 ottobre e il 1 novembre, lungo i sentieri che conducono ai campi santi, sui davanzali delle case, ai rami degli alberi, da secoli vengono posate e appese zucche svuotate ed intagliate, «volti» illuminati da candele per impressionare i viandanti. Sono le «lumere», celebrate alle presenza di maghi e streghe in una grande festa domenica 30 ottobre. Resteranno accese anche la notte successiva, quando le anime dei trapassati, secondo ataviche credenze, visitano i parenti rimasti sulla Terra che gli lasciano la mensa apparecchiata con i tortelli di zucca. Decantate dal poeta Marziale negli Epigrammi - «Già nell’antipasto ti toccherà mangiarle, e poi ti verranno portate come contorno, e alla fine come dolce... insipide focacce, caramelle dalle forme più diverse e paste a forma di dattero....» - , le cucurbite maxime a forma di cappello da prete sono esaltate dalla gastronomia mantovana: foglia, polpa, semi, i fiori maschi... non si butta via nulla della zucca così come del maiale.

Alla settecentesca Corte Sguazzarina di Castel Goffredo nello scenario delle colline moreniche, sipario al Lago di Garda, la zucca nei corsi di cucina che le sono dedicati viene preparata nelle sue più elaborazioni più rustiche: come antipasto con mostarda e grana, nelle torte salate con erbe selvatiche, dentro il risotto insieme a funghi e salsiccia, nei cannelloni con lardo croccante, nelle cotolette, e dulcis in fundo ecco i quadrotti di zucca speziati e le torte con mandorle e cioccolato. La sua sublimazione comunque è il celeberrimo tortello, «la pasta» ripiena amata da Isabella d’Este forse fu lei a ispirarla ai cuochi di casa Gonzaga -, che ogni «rasdora», la casalinga mantovana, plasma a suo piacere, a forma di raviolo quadrato o rettangolare, a borsettina o caramella. La sua più fine esecutrice è Vera Bini, chef dell’Aquila Nigra: «La zucca ha una vita interiore quasi umana, dura da ottobre a marzo, bisogna intuire quando raggiunge il picco di bontà. Il ripieno segreto? Amaretto, mostarda in foglie di mele campanine, noce moscata, grana, zucca buona, burro e salvia come condimento».

La zucca era mangiata anche al tempo dei romani, forse anche da Virgilio, sommo poeta della latinità, nativo di Andes, alle porte di Mantova, emigrato dopo l’esproprio delle sue terre, celebrato fino all’8 gennaio in una mostra evento a Palazzo Te.

Per la prima volta in Italia viene svelato il suo volto, in un mosaico scoperto nel 1896 in una villa romana di Hadrumentum in Tunisia. Raffigurato tra le muse Calliope e Melpomene, leggermente stempiato, ha lo sguardo assorto e reca sulle ginocchia un rotolo con alcuni versi dell’Eneide. A contendergli fama ora ci provano gli Amanti del Valdaro, scheletri del Neolitico, uomo e donna rinvenuti abbracciati, anche agli arti inferiori, esposti al Museo Archeologico. Poco distante, un’altra perla, il Museo nazionale del corpo dei vigili del fuoco, che ha fatto strabuzzare gli occhi ai «firemen» di New York invitati dal Comune nel decennale delle Torri Gemelle: la collezione di carri in legno, macchine a vapore, mezzi anfibi a partire dall’800 è unica in Europa.

Così come è inimitabile lo spettacolo della navigazione tra milioni di fiori di loto color smeraldo, con le loro foglie a mo’ di orecchie di elefante nei canali a serpentina del Parco del Mincio, un arcipelago popolato da aironi cinerini e rossi, che librano in volo sullo sfondo della cupola di Sant’Andrea, delle torri e campanili medioevali quasi affioranti dall’acqua. Sui vascelli dei barcaioli del Mincio si giunge sino al borgo mariano di Grazie celeberrimo per il santuario coi suoi curiosi ex voto, le nicchie con le statue rivestite di cartapesta e i madonnari del sagrato, e a quello di pescatori di Rivalta, dove nel Museo Etnografico è raccontata la storia dei mestieri del fiume e della raccolta del «carice» che da qui andava a «impagliare» le sedie di tutta Europa. Oltre all’epopea della caccia che il conte Arrivabene Valenti Gonzaga conduceva da una seggiola di barbiere adagiata sul «batél».

Nel tardo autunno, i canneti vengono bruciati, la valle che si incendia di rosso incantò anche Ippolito Nievo che nella sua casa del borgo gallico e poi romano di Rodigo ultimò Le confessioni un italiano . Lo scrittore non ebbe però il privilegio di assistere al concerto delle cicogne bianche che battono il lungo becco a mo’ di nacchera nel vicino Parco delle Bertone. Dove si fa merenda assistendo al volo di questi volatili dagli occhi grandi e l’impressionante apertura alare, che dormono in piedi sui rami delle secolari querce e ginkgooo biloba e sono così fedeli da tornare ogni anno in questa foresta del Mincio, anche solo per salutare Cesare Martignoni, l’ornitologo che le ha svezzate e cerca di convincerle e a non nidificare sui tralicci dell’Enel.

"Tra specialità gastronomiche e suggestioni acquatiche anche gli amanti di Valdaro al museo archeologico"

info@slowfood.it

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Cedistic © 2014 -  Ospitato da Overblog