I Macchiaioli, aspettando Parigi - di Stefania Provinciali

http://www.gazzettadiparma.it/mediagallery/foto/dett_articolo/1361721783321_0.jpgI Macchiaioli sono gli impressionisti italiani?  Domanda legittima se si affronta il tema sotto un’aggiornata luce critica, frutto dei recenti studi, basati sui documenti emersi e sul recupero, dopo le prime grandi mostre internazionali, di opere capitali. 
A far luce sulla «Macchia» e sui suoi protagonisti un’anteprima tutta italiana che propone al Centro Matteucci per l’Arte Moderna di Viareggio, fino al 17 marzo, una selezione di quindici opere che saranno protagoniste nella grande mostra parigina, dedicata allo storico movimento italiano, al Museo dell’Orangerie, dal 9 aprile al 22 luglio, poi trasferita a Madrid nella sede della Fondazione MAPFRE (20 settembre 2013-6 gennaio 2014). L’iniziativa vede coinvolto l’Istituto Matteucci nell’ambito del rapporto da tempo instaurato con le maggiori istituzioni culturali internazionali. Da vedere, per il piacere di una straordinaria pittura, dipinti quali le tele di Telemaco Signorini «Santa Maria dei Bardi a Firenze» e «La luna di miele», rese note in occasione delle esposizioni organizzate a Firenze, rispettivamente nella Sala delle Reali Poste degli Uffizi (1991) e nella Sala Bianca di Palazzo Pitti (1997) ed altre pietre miliari quali «La Passeggiata al muro torto» di Antonio Puccinelli, il «Ritratto di Mary Donegani» di Boldini, «Le monachine di Cabianca» e «Le Bambine che fanno le signore» di Silvestro Lega. A distanza di oltre trent’anni dalla rassegna al Grand Palais (1978), i Macchiaioli tornano, dunque, a Parigi, capoluogo della cultura europea del XIX secolo, dove in molti casi allacciarono contatti con gli esponenti di spicco dell’Impressionismo, anche per il tramite di una personalità di fine acume critico quale Diego Martelli. Se nel titolo proposto dal comitato francese (Marie-Paule Vial, direttrice del museo dell’Orangerie, Isabelle Julia, conservatrice generale del museo d’Orsay e Maria Lopez, conservatrice capo della fondazione MAPFRE), «I Macchiaioli 1850-1877. Gli impressionisti italiani?» rimane aperta l’annosa questione, dibattuta soprattutto dalla critica dell’anteguerra, su un possibile parallelismo tra il grande movimento capeggiato da Monet, Pissarro e Degas e il gruppo del Caffè Michelangiolo, la selezione anticipata a Viareggio è già, di per sé, indicativa di quello che sarà l’orientamento di fondo della grande mostra parigina ovvero che i Macchiaioli sono «uno dei movimenti più poetici che presenta molte affinità con le ricerche plastiche condotte dagli artisti impressionisti». Già in tempi passati si era dibattuto se e come i Macchiaioli fossero anticipatori rispetto agli Impressionisti di un cambiamento che sarà radicale nella visione delle arti figurative del Novecento. Un’anticipazione dettata dalle date dei due movimenti che vedono precedere gli «italiani» rispetto ai «francesi» anche se, nella realtà, i due sono movimenti paralleli e presentano analogie e diversità sostanziali. Nella «Macchia» ben si delinea la «passione» mediterranea, la solarità di una luce che diventa elemento fondamentale. Più nordico si rivela l’Impressionismo, «debitore» all’arte della fotografia per nascita. Ufficialmente, infatti, la sua origine è datata 1874, con la mostra parigina nello studio del fotografo Nadar, al 35 di boulevard des Capucines, che aprì le porte ad una mostra di centosessantacinque opere - dipinti, disegni, acquerelli, pastelli – degli artisti appartenenti alla «Societè anonyme des artistes, peintres, sculpteurs, graveurs», fondata l’anno precedente. Fra gli espositori c'erano Cézanne, Degas, Guillaumin, Monet, De Nittis, Pissarro, Renoir. Nello stesso anno in Italia ormai si parla di Post –Macchiaioli. Teorie a parte, è la pittura a dettare la propria originalità e, soprattutto, la natura di un mondo artistico che va guardando al rinnovamento, con la pennellata, la luce, le cromie, le scelte rappresentative. 
Fonte: www.gazzettadiparma.it
 
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