I quartieri alternativi di Amburgo

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Il nuovo volto della città tedesca tra musei all’avanguardia, locali etnici e quartieri a luci rosse.

http://viaggi.lastampa.it/fnts/viaggi-lastampa/immagini/resized/a/m/amburgo-quartiere-di-sankt-pauli-di-notte_93296_407x304.jpgDa bordello a museo : un segno dei tempi e forse anche della crisi che ridisegna luoghi cult della trasgressione a luci rosse, come il quartiere Sankt Pauli ad Amburgo. La tecnologia offre di tutto, i gusti cambiano e i clienti (i tradizionalisti) sembrano meno propensi a confrontarsi con donne in carne ed ossa. Così nel 2008 ha chiuso la più storica delle case di tolleranza, l’Hotel Luxor, e nel 2009 è mancata Domenica Anita Niehoff, giunonica prostituta che partendo dalle vetrine di Herbertstrasse, il vicolo riservato ai soli uomini, era riuscita a diventare una vera e propria star televisiva, fino ad essere “sdoganata” anche negli ambienti “bene” della città anseatica e a frequentare artisti come Tomi Ungerer, e gli aristocratici Johannes e Gloria von Thurn und Taxis. Sulla Reeperbahn, il cosiddetto miglio del peccato, e dintorni oggi vanno forte i peep show, streep show ma per il resto stanno guadagnando terreno discoteche, bar e locali etnici, oltre ai teatri musicali, che rimandano ad un distretto del divertimento come tanti altri. A dare un tocco di sistematicità alla storia del quartiere, che ovviamente non è solo prostituzione, ci pensa ora il nuovo Sankt Pauli Museum (al n. 17 di Davidstrasse), che ne ripercorre i momenti di gloria, come gli inizi degli anni Sessanta quando i Beatles si esibivano al leggendario Star Club in Grossen Freiheit 39.

 

Così si scopre che un altro dei simboli attorno al quale continua a identificarsi il quartiere è il FC St. Pauli, la squadra di calcio locale, quest’anno risalita nella Bundesliga, dopo otto anni di purgatorio fra seconda e terza divisione. Qualcosa di più di un Chievo in versione anseatica, perché il St. Pauli, fondato nel 1910, ha una storia lunga e “alternativa”, come la comunità di cui è il vessillo. La squadra ha come simboli il teschio e le ossa incrociate delle bandiere piratesche, forse per ricordare che è sempre stata una società povera in lotta con squadre miliardarie come il Bayern o i cugini dell’Amburgo. Negli anni ’80 a tifare per il St. Pauli sulle vetuste gradinate del Millerntor Stadium c’erano soprattutto operai, squatter, anarchici, prostitute, studenti, punk che hanno accresciuto la fama di una tifoseria orientata molto a sinistra, che è stata la prima – in tempi non sospetti – a dichiarare guerra al razzismo negli stadi.

 

Insomma, qualcosa è cambiato dai tempi in cui Francesco Rosi girava nel quartiere “I magliari” con protagonisti Alberto Sordi e Renato Salvatori, un film restaurato nel 2009 dalla Cineteca di Bologna e dal Museo nazionale del cinema di Torino. La splendida fotografia in bianco e nero di Gianni Di Venanzo riprende molte scene di strada, in cui si vedono marinai tedeschi con cappello, giubbotto e sporta d’ordinanza, stile “Querelle de Brest”, che sciamano nel quartiere del porto su cui affaccia Sankt Pauli. E sembra che uno dei motivi della crisi della prostituzione stia proprio qui: l’evoluzione tecnologica impone navi con equipaggi sempre più scarni e tempi di sosta in porto sempre più brevi. Indagini statistiche a parte, il giro turistico del porto di Amburgo, il secondo d’Europa, è comunque un’esperienza da fare. Qui approdano ogni anno 13.000 navi e a dominare la scena sono da tempo i container.

 

Per ritrovare atmosfere otto-novecentesche bisogna risalire l’Elba di qualche centinaio di metri verso il centro della città. Le acque dei canali di Speicherstadt, l’area storica del vecchio porto, riflettono l’immagine di immensi edifici in mattoni impreziositi da frontoni e torrette. Sono i magazzini dove ancora oggi vengono conservate merci preziose come caffè, tè, cacao, spezie, tabacco. Fra le curiosità c’è anche l’edificio che viene considerato il più grande magazzino di tappeti orientali del mondo. Tra Speicherstadt e il porto c’è "HafenCity", un grande progetto urbanistico di riqualificazione delle vecchie zone portuali dismesse. L’obiettivo più ambizioso è il completamento per il 2011 dell’ Elbphilharmonie, la nuova e avveniristica sala concerti progettata dagli architetti svizzeri Jacques Herzog e Pierre de Meuron, i creatori del Bird’s Nest, lo stadio olimpico di Pechino.

( Fonte: www.lastampa.it)

Autore: Dario Bragaglia

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