I vecchi ponti del Nuovo Mondo

Da New York a San Francisco i capolavori dell’ingegneria sono tra le mete più fotografate dai turisti. Offrono viste mozzafiato e situazioni da film.
Marco Moretti
http://www.lastampa.it/rf/image_lowres/Pub/p3/2013/05/30/Speciali/Foto/RitagliWeb/NNKJ8PF25584--U10103384050066PqD-199x125--330x185.JPG

Finanziati dal primo boom industriale, aiutati dalla ricerca ingegneristica e spinti dall’entusiasmo pionieristico, gli Stati Uniti furono il primo Paese, negli ultimi decenni dell’Ottocento, a costruire i grandi ponti sospesi. Il famoso ponte di Brooklyn - uno dei simboli immortali di New York inaugurato 130 anni fa il 24 maggio 1883 - fu per decenni il più lungo ponte sospeso del mondo.  

 

Celebrato da un’infinità di film, il capolavoro dell’ingegneria fu completato per la prima volta impiegando cavi di acciaio e superando l’East River con una sola campata di 1052 metri. La sua realizzazione durò dodici anni e rappresentò una svolta nella storia di architettura e sviluppo della Grande Mela. Le sue guglie ispirarono la costruzione dei grattacieli che, a cavallo tra Ottocento e Novecento, cambiarono il volto di Manhattan. E la sperimentazione di nuove tecniche e materiali diede impulso a ingegneria e siderurgia americane.  

 

A Manhattan si imbocca il Brooklyn Bridge dal Lower East Side, da Frankfort Street, a pochi passi dal Fish Market, il più noto mercato del pesce cittadino. Sul ponte, per pedoni e ciclisti è stata ricavata una corsia centrale sopraelevata: la passeggiata offre una vista magnifica, soprattutto all’alba quando non c’è il rumore del traffico e i grattacieli di Manhattan si arrossano al sorgere del sole. Le carreggiate per le auto sono aperte ai pedoni solo una volta all’anno, in occasione della Maratona di New York, quando il viadotto è attraversato da almeno mezzo milione di podisti. Raggiunta Brooklyn si scende nel parco a sinistra del ponte, per compiere un pellegrinaggio alla panchina da cui Woody Allen guardava Manhattan nell’omonimo film. 

 

Un altro celebre viadotto di New York è il ponte Giovanni da Verrazzano, dedicato all’omonimo navigatore italiano che nel 1524 esplorò per primo la baia di New York e la foce del fiume Hudson.  

 

Negli Stati Uniti è noto come Verrazzano-Narrows, dal nome del braccio di mare che separa i quartieri newyorkesi di Brooklyn e Staten Island, collegati dal ponte. Inaugurato nel 1964 con due piloni da 27 mila tonnellate che reggono una campata di 1298 metri, fu fino al 1981 il più lungo ponte sospeso del mondo: oggi il record è del viadotto giapponese Akashi Kaikyo con 1991 metri. Il Verrazzano-Narrows è strutturato su due piani con due strade sovrapposte a sei corsie ciascuna. È il passaggio obbligato per tutte le navi che entrano a New York. Nonché il punto di partenza della Maratona di New York e il set di alcune scene pulp del film La febbre del sabato sera.  

 

Bisogna invece raggiungere la West Coast per vedere il ponte più fotografato del mondo, il Golden Gate di San Francisco, considerato tra le sette meraviglie ingegneristiche del mondo moderno insieme a Canale di Panama, Empire State Building, Cn Tower di Toronto, Tunnel della Manica, Diga di Itaipu tra Brasile e Paraguay e sistema di dighe in Olanda. Costruito tra 1933 e 1937, il rosso Golden Gate unisce in 1970 metri (1280 di campata unica) le due sponde della bocca che dall’oceano Pacifico permette l’accesso alla baia di San Francisco. Parte della Route 101, la strada costiera californiana, è percorso da sei corsie stradali più una per pedoni e biciclette. Sempre battuto dai venti offre scorsi su scogli popolati da branchi di foche e stormi di pellicani. A Nord del ponte c’è Sausalito, famoso negli Anni Sessanta come il villaggio degli hippy, oggi è un edulcorato borgo rivierasco con negozi di artigianato, atelier di artisti, boutique di lusso e un’infinità di yacht ormeggiati nel porticciolo. 

 

La maggiore sequenza di ponti della Terra si trova invece in Florida. La parte più meridionale della Highway 1, nei 290 chilometri tra Miami a Key West, presenta – come un effetto speciale on the road – un’infilata di 43 ponti che uniscono altrettante isole. I mitici Keys, il lembo più a sud degli Stati Uniti, proiettato nei Caraibi. Fino a Key West, dove vissero Ernest Hemingway e Tennessee Williams. Il volto più esotico degli Usa tra mare caldo, coralli, rhum, sigari e frutti tropicali. La catena di viadotti segue il percorso della ferrovia fatta costruire nel 1912 dal miliardario Henry Flagler: cancellata da un uragano nel 1935, fu sostituita dalla strada. Si distingue lo scenografico Seven Miles Bridge, un viadotto costruito nel 1982 su piloni, lungo 10.931 metri per due sole corsie.

Fonte: http://www.lastampa.it/2013/05/30/societa/viaggi/destinazioni/nel-mondo/i-vecchi-ponti-del-nuovo-mondo-WNFSGPIJsmCsm9POrqmQpM/pagina.html

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