Il bue grasso si sposa con l’arte - di Rosalba Graglia

http://www.lastampa.it/rf/image_lowres/Pub/p3/2013/12/05/Speciali/Foto/RitagliWeb/11739602-kAuG-U1010270842121yeE-426x240@LaStampa.it.jpgLa carne & l’arte. Strana coppia? Mica tanto. La carne è quella leggendaria del bue grasso, un culto in tutto il Basso Piemonte, e più che mai a dicembre. L’arte è il romanico, ma anche il gotico, di abbazie e castelli perduti nelle campagne e che ti sorprendono ogni volta. Insomma una di quelle commistioni tra sacro e profano che fanno l’ossatura robusta delle tradizioni piemontesi.  

L’appuntamento di culto è con la 103° Fiera Nazionale del Bue Grasso, il 12 dicembre a Carrù.  

 

Dove al bue hanno fatto un monumento, e non è solo un modo di dire: una coppia di possenti buoi scolpiti nella pietra troneggia al Belvedere affacciato sulle colline. Perché a Carrù, «porta della Langa», il bue di razza piemontese fassona è una star. E ogni anno, il secondo giovedì di dicembre, gli allevatori portano qui i capi migliori, da concorso. Naturalmente anche la fiera ai tempi di internet si adegua: così l’asta mondiale del bue che si conclude l’8 dicembre al Foro Boario è pure on line, e sul sito www.astabuecarru.it si possono ammirare i magnifici sette protagonisti, da Quadro, il più «snello» (si fa per dire, 700 kg) a Mosé, 1130 kg. Rigorosamente non virtuali e imperdibili le degustazioni. Beppe Cravero del ristorante Vascello d’Oro, un’istituzione, ha recuperato l’antica tradizione della colazione delle 6 del mattino, quando i buoi arrivavano qui coi carri e si partiva in piena notte dalle cascine. Oggi la propongono i tre ristoranti del centro, ed è un trionfo di trippa, bollito, ravioli al vino, per stomaci senza banali pregiudizi orari. Poi si continua con il «bollito no stop» dalle 9 del mattino a finchè ce n’è.  

 

Il côté artistico non è da meno. A Bastia Mondovì, una manciata di chilometri da Carrù, la chiesa di San Fiorenzo è una meraviglia gotica, con uno straordinario ciclo di affreschi datati 1472, 326 metri quadrati di pareti dipinte a raccontare un catechismo per immagini di storie dei santi, di Cristo, il paradiso e l’inferno. 

Siamo nel Piemonte del Sud, la terra promessa della carne giusta. E fra le province di Cuneo e di Asti sono nate cooperative di allevatori che tutelano la razza bovina piemontese, dalla Granda, costola di Slow Food, alla Cooperativa Agricola Buschese, carni garantite dal marchio Coalvi e fiore all’occhiello la sede Terra Viva di Busca, cui fanno capo una trentina di allevatori sparsi nelle campagne fra Cuneo e Saluzzo, ai margini di cascinali dell’800 e vecchi monasteri. Atmosfere d’antan che si ritrovano a Busca nel ristorante-con-camere della buona tradizione piemontese Porta Santa Maria, dove non mancano mai ravioles e bollito. La chicca d’arte qui è il castello della Manta, che custodisce una delle più strepitose testimonianze di pittura gotica, il ciclo dei Prodi e delle Eroine e la Fontana della Giovinezza, oltre agli affreschi del ‘400 nella chiesa parrocchiale. Peccato che nonostante l’impegno del Fai in questa stagione ci si debba accontentare di guardarlo dall’esterno. E non va meglio con la Castiglia di Saluzzo, che da carcere è diventata spazio per l’arte, ma riapre solo a fine marzo con due nuovi musei. Però ci si consola andando in giro per la cittadina tra palazzi antichi e vie segrete, e appena fuori c’è l’Abbazia di Staffarda, fondata forse proprio da Bernardo di Chiaravalle/Clairvaux, architettura romanico-gotica di mattoni, con la chiesa scandita da capitelli tutti diversi, il chiostro, la foresteria e l’atmosfera soave e solenne dei monasteri cistercensi.  

 

Dopo di che si segue la valle del Tanaro, e ci si ritrova nelle colline del Monferrato astigiano per un’ultima tappa, a Moncalvo. Scenario l’11 di dicembre, sotto i portici di piazza Carlo Alberto, dell’altra grande sagra dedicata a Sua Maestà il bue grasso e al bollito, di origini seicentesche e arrivata alla 376 edizione. Rituale collaudato: 7,30 apertura della fiera, alle 8 distribuzione della scodella di brodo, trippa e ceci, colazione corroborante del mondo contadino, e per tutto il giorno, dalle 11 a sera, il sontuoso bollito misto, intervallato da premiazioni e sfilate dei buoi vincitori. Ma anche dalla visita del centro storico e della parrocchiale di San Francesco con le opere del pittore della Controriforma Guglielmo Caccia «Il Moncalvo». Se il binomio carne-arte vi intriga, a una trentina di km dalla piazza del bollito l’abbazia di Vezzolano si materializza all’improvviso nella quiete di una piccola valle segreta, fra dolci colline di vigneti e i silenzi di una perfetta armonia. Per conquistarsi anche la pace dell’anima, dopo quella dello stomaco. 

Fonte: www.lastampa.it

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