Il lungo viaggio del pianoforte: dall’Italia a Giappone

Pubblicato il da oleg

http://l.yimg.com/bt/api/res/1.2/GKZXqCGjLUgc_Vn2DAFVpw--/YXBwaWQ9eW5ld3M7cT04NTt3PTQwMA--/http://l.yimg.com/os/254/2012/05/22/pianoforte-italia-jpg_135940.jpgSeiji Ozawa, Ryuichi Sakamoto. L'uno, direttore d'orchestra tra i massimi al mondo; l'altro, autore di alcune colonne sonore indimenticabili (una tra tutte: il soundtrack del film Merry Christmas mr. Lawrence). Due nomi tra i più famosi nell'insieme di musicisti orientali che hanno dato lustro alla tradizione musicale europea e occidentale. Dal Giappone, però, l'apporto alla qualità della musica non viene solo dagli artisti, ma anche da un'industria di altissima qualità: quella del pianoforte. I principali esponenti sono due case: Yamaha e Kawai. Quest'ultima si concentra solo sugli strumenti, mentre la prima affianca alla musica (per la quale è attiva anche sul piano didattico, con un metodo di insegnamento molto diffuso in tutto il mondo) la produzione di motociclette. Sulle quali Valentino Rossi ha costruito il proprio mito.Ma stiamo nel circuito della musica. Yamaha e Kawai sono un esempio di come sia possibile interpretare e portare ad altissimi livelli qualitativi una tradizione artigianale di altri. Italiana, in particolare, e cominciata agli inizi del Settecento grazie al gravicembalo con piano e forte. Di questo particolare strumento si parla infatti in un articolo apparso sul “Giornale de' letterati d'Italia”, firmato da Scipione Maffei. Siamo a Venezia nel 1711, e il testo racconta delle meraviglie tecniche elaborate una decina di anni prima – tra il 1698 e il 1699 – da Bartolomeo Cristofori. Costruttori di clavicembali, il padovano Cristofori obbedisce alla commissione del gran principe fiorentino Ferdinando de' Medici, che gli chiede di realizzare uno strumento a tastiera capace di essere dinamico. Cioè di suonare a diverso volume, sia forte sia piano. Cosa che il clavicembalo, all'epoca re degli strumenti a tastiera, non permette di fare.

In realtà, uno strumento dinamico già esiste, ed è ampiamente utilizzato: il clavicordo. Mentre il clavicembalo produce suono pizzicando le corde, l'altro le percuote con un martelletto. E' questa la ragione per la quale è possibile dosare il peso delle mani sulla tastiera, variando tra forte e piano e offrendo alla musica possibilità espressive infinite. Possibilità che aumentano con il gravicembalo di Cristofori grazie al sistema cosiddetto dello scappamento: schiacciando il tasto, il martelletto non resta attaccato alla corda (come nel clavicordo) ma scappa indietro. Senza entrare in dettagli tecnici, basti dire che ciò consente all'esecutore soluzioni prima non possibili.

Il gravicembalo di Cristofori è il primo modello di pianoforte mai realizzato. E' dunque all'Italia che si deve la nascita di quello che tuttora è considerato il “principe degli strumenti musicali”, capace di misurarsi in modo eccellente con tutti i generi – dalla classica alla leggera, passando per il jazz. Ma l'Italia non l'ha amato; almeno, non da subito. Il paese che da subito ne è rimasto affascinato è la Germania. E' qui che l'organaro Gottfried Silbermann riproduce il “fortepiano” - è questo il nome con cui comunemente lo si indica – come progettato da Cristofori. Incuriosito, Johann Sebastian Bach lo prova ma ne rimane profondamente deluso; ne è invece entusiasta Federico Ii di Prussia, che ne ne compra sette per la propria corte. Ad esserne entusiasta è anche Andrè Stein, apprendista di Silbermann, che studia e perfeziona il sistema dello scappamento; una soluzione molto apprezzata da Mozart al suo primo contatto con lo strumento, nel 1777. I figli di Stein, trasferitisi a Vienna, fondano la loro fabbrica di strumenti.

Con il placet di Mozart e di un altro gigante, Franz Joseph Haydn, comincia ufficialmente l'era del pianoforte. I musicisti familiarizzano sempre più con le possibilità dello strumento, grazie anche al lavoro di Muzio Clementi, compositore che per primo si concentra sullo scrivere musiche pensate per trarre il meglio dalla tastiera. E' lui che traghetta il pianoforte nell'epoca Romantica, periodo di sua massima espressione: Beethoven, Chopin, Listz, Brahms, Schubert, Rachmaninov sono i nomi più importanti nella formazione di una letteratura musicale dedicata allo strumento. Che, per migliorare ancor di più le proprie doti espressive, cambia anche tecnicamente. I costruttori, che fioriscono in  tutta Europa, lavorano sui telai, sulle tavole armoniche e sulle sue altre componenti per migliorare l'emissione e la struttura del suono.
I migliori, sotto questo profilo, sono i francesi Sébastien Erard e Ignace Pleyel, che si guadagnano il titolo di più grandi produttori di pianoforti nel corso dell'ottocento. Tuttavia, il vero salto di qualità si deve alla Steinway & Sons. E' lì che agli inizi del Ventesimo secolo viene brevettato il telaio in ghisa, rivoluzione tecnica che modifica la struttura dello strumento dandole il suono corposo e poliedrico che noi oggi conosciamo.

Steinway, come s'è detto, è  da allora sinonimo di pianoforte di massima qualità. Certo, i tedeschi non sono stati a guardare: Bechstein e Bosendorfer, per esempio, si pongono tuttora tra i costruttori di eccellenza a livello mondiale. Così come Yamaha e Kawai, di cui abbiamo detto. E di un ritorno a casa si può parlare se si guarda all'Italia di oggi, dove un artigiano friuliano di nome Fazioli produce strumenti per nulla inferiori a quelli citati. E che, come Steinway, utilizzano i materiali più pregiati per garantire il suono migliore: per esempio, l'abete rosso della Val di Fassa, lo stesso con il quale il liutaio cremonese Antonio Stradivari costruiva i suoi violini, unanimemente riconosciuti come i migliori mai realizzati.
Fonte: http://it.notizie.yahoo.com/il-lungo-viaggio-del-pianoforte--dall%E2%80%99italia-a-giappone.html