" Il miracolo giornaliero di Maratea" di Luca Bergamin

http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/wp-content/uploads/2009/07/45619-747x600.jpgCome farà il Cristo di Maratea a dare le spalle al magnifico Golfo di Policastro, volgendo lo sguardo ai monti dell'entroterra? Assiso sulla vetta del promontorio su cui sorgeva il Castello di Maratea di “suso”, ha le braccia protese in avanti quasi stesse per librarsi in volo dal tappeto di finocchio selvatico che cresce spontaneo intorno alla statua scolpita da Bruno Innocenti. La volle Stefano Rivetti, magnate dell'industria laniera e Conte di Val Cervo che negli anni '60 si innamorò pazzamente di Maratea trasformandola nella Saint Tropez della Lucania. E commissionò appunto il Redentore, alto 22 metri con una apertura delle braccia di 19 metri, sul promontorio del Monte di San Biagio, secondo per dimensioni solo al Corcovado di Rio de Janeiro. Il Gesù marateota ruba un po' la scena al santo patrono adorato qualche scalino più sotto, nella teca del Santuario: San Biagio, risentito, avrebbe raffreddato il proprio attaccamento verso i suoi devoti tanto da trasudare assai più raramente “manna” dalle pareti del suo sacello al cospetto delle invocazioni dei fedeli.

 

Il miracolo giornaliero che si compie, però, quassù, dai ruderi del castello e dell'originario borgo di Maratea che fu bizantino, longobardo, normanno, svevo e angioino è quello di poter guardare quel mare laggiù, incastonato tra la Calabria e il Canale di Mezzanotte, dove a tracciare il confine con la Campania è il volo dei falchi pellegrini. Per studiarli, gli ornitologi arrivano persino da Oxford e se ne stanno acquattati tra i pini d'Aleppo e pini marittimi sui pendii che si gettano nel mare nei trenta chilometri della arzigogolata Castrocucco ad Acquafredda con le sue calette selvagge. Per assistere alla rivincita del Patrono, bisogna spettare il primo sabato di maggio, quando tutto coperto da un drappo rosso, si fa portare giù a spalle dalle chicane che curvano tra le nuvole sino a Maratea di “giuso”, finalmente illuminata dal sole che invece da novembre a marzo la lascia all'oscuro, anche se adesso si sta studiando di deviare la luce con giganteschi specchi.

 

Città delle 44 chiese – quella dell'Addolorata sfoggia una pregevole facciata barocca e all'interno un bell'altare dai marmi policromi - e dai palazzi nobiliari impreziositi da portali in tufo, e facciate dalle quali ti sbeffeggiano mascheroni scaramantici, il borgo se ne raccolto intorno alla piazzetta Buraglia. “E' come a Capri”, assicura fischiettando l'inno nazionale francese Giuseppe Brando, il titolare della bottega tessile risalente al 1888 in cui tutti i maschi portano sempre il medesimo nome e filano a mano la canapa e il lino e soprattutto il torcione per tiepidare il pane. “Ma io volevo diventare generale dei carabinieri”. Ai tavolini, i marateoti bevono rosolii di noce e limoncelli, mangiando fichi al cioccolato e bocconotti ripieni di crema e che Mastro Panza ha appena sfornato nella sua pasticceria.

 

Alla bottega Scheggio, invece, intrecciano con fili di ginestra i cestini per la ricotta e plasmano statuine ornamentali con i ciottoli trovati sulle spiagge, restituiti già colorati da un mare anche un po' pittore. Nelle botteghe di alimentari i pomodori di Massa, giganteschi e viola, il peperone di Senise dalla buccia sottile e i peperoncini piccanti a punta di ciliegia e cornettomano una tavolozza di colori quasi impressionista, non mancando mai nel pranzo estivo insieme alla cccccacio ricotta, la soperzata di Rivello e alla lucanica, la salsiccia coi semi di finocchio, da gustare insieme alle ruote di pane scuro di Trecchina e a un bicchiere di rosso Aglianico doc. Pezzogne, cefali, totani, seppie, saraghi e i polipi in zuppa con le patate vanno gustati invece nei ristoranti del pittoresco Porto come la Lanterna Rossa, dove i cuochi attendono l'arrivo di zio Pino, barba bianca, mani callose, la pipa sempre accesa e la saggezza antica degli uomini di mare, e degli altri pescatori. Ben contenti, una volta scaricate le reti, di portare i viaggiatori a spasso in questo mare turchese, a ridosso degli scogli di Macarro, Illicini, alla Cersuta tappezzata di querce, sulla spiaggia di Fiumicello e alla grotta preistorica delle Meraviglie a Marina di Maratea, scoperta per caso durante i lavori di costruzione della statale quando da un anfratto del manto stradale sgorgò una “cascata” di stalattiti e stalagmiti.

 

E' un giardino sottomarino di gorgonie gialle, spugne e posidonie quello che si ammira nei fondali intorno alla Grotta al Macarro, e all'isolotto di Santo Janni. Nei dintorni di Maratea, ci sono da scoprire Rivello, romantico borgo che degrada dolcemente dalla collina sulle rive del Noce, la medioveale Lagonegro, dove sarebbe stata sepolta la Monna Lisa di Leonardo per poi godersi sulla veranda fiorita del Vecchio Frantoio di Praia a Mare la brezza del Mediterraneo. ( Fonte: www.lastampa.it)

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