Il Monte Cassio e i misteri dei « Salti del Diavolo»

http://gazzettadiparma.it/mediagallery/foto/dett_articolo/1278319136383_0.jpgEsistono luoghi dove è possibile sentire il respiro della Storia, camminando lungo sentieri che tramandano le memorie del passato, tradizioni senza tempo ed antiche leggende. Cassio è uno di questi: antichi e moderni pellegrini hanno calpestato le sue strade, scendendo a Roma lungo la Via Francigena; eremiti e monaci si sono ritirati in meditazione nel silenzio dei boschi circostanti; le stravaganti conformazioni rocciose che attorniano il paese hanno ispirato favolosi racconti e si sono coperte del sudore di generazioni di scalpellini; mentre partigiani e civili, qui hanno perso la vita in nome della libertà.

Il cammino della memoria
Il monumento ai «Martiri di Cassio» (818 m), eretto all’estre - mità nord del paese, è un punto di partenza perfetto per questo «cammino della memoria». Da qui si segue inizialmente la strada asfaltata per Selva del Boschetto (indicazioni per la Chiastra di San Benedetto, segnavia 721). In pochi minuti si giunge in vista della Chiastra, dominata dalle boscose pendici del Monte Cassio. Ignorata una prima carraia a destra che conduce all’affioramento roccioso e, in seguito, una seconda sterrata sullo stesso lato della strada, segnalata come ciclopista dei «Salti del Diavolo», si raggiunge il cartello che segnala la deviazione per la Conca della Bora. Scendendo verso destra si perde quota tra la boscaglia fino a raggiungere il bivio con una traccia più esile (cartello), che in pochi istanti raggiunge lo piccola radura (710 m, 0,25 h). Una lapide e una piccola croce ricordano i partigiani e i civili qui fucilati e seppelliti il 7 dicembre del 1944, i cui corpi furono trovati solo dopo la fine della guerra. Ritornati sul sentiero principale, si continua a scendere fino a raggiungere una zona priva di vegetazione, dove la traccia si innesta sul tracciato di una più ampia carrareccia. Volgendo a destra si inizia a salire nel bosco in direzione della Chiastra di San Benedetto. Raggiunto e oltrepassato il tracciato della ciclopista, con un tratto più ripido si perviene alla piccola valletta  boscosa situata a nord della Chiastra (821 m, 1,00 h). Molto interessante è ora compiere il periplo del dente roccioso per osservare meglio questa «scultura della natura». Sul lato meridionale, oltre ad una piccola area pic-nic, è presente un pannello esplicativo che illustra gli aspetti geologici, storici e leggendari del sito. Lasciata la Chiastra alle spalle e tralasciata la deviazione per il Monte Cassio, si imbocca a destra (cartello) la breve e comoda sterrata che permette in pochi minuti di ritornare sulla strada asfaltata e di rientrare in breve a Cassio (1,15 h). Entrando nel nucleo antico del paese si raggiunge la chiesa, collocata lungo il tracciato della Via Francigena. Poco oltre l’edificio inizia il Sentiero degli Scalpellini (segnavia Cai 771) che può costituire un’inte - ressante estensione dell’escur - sione precedente.

Sul «Sentiero degli scalpellini»
Il percorso, ottimamente tracciato e segnalato, permette di scendere senza difficoltà verso il corso del Torrente Baganza, incontrando quasi immediatamente un affioramento roccioso dove risultano evidenti i segni dell’estrazione delle lastre di pietra. Dopo aver oltrepassato una deviazione per una piccola area pic-nic, il sentiero attraversa un lungo tratto di bosco fino a raggiungere il ponte sospeso (550 m, 2,00 h) che permette di attraversare il Baganza che interrompe con il suo corso la serie dei «Salti». Una volta raggiunta l’altra sponda del torrente, si inizia a salire verso Chiastre di Ravarano (cartello), incontrando quasi subito un bivio. Voltando a destra (segnavia 771a, cartello), si imbocca una comoda sterrata che compie un ampia svolta fino a raggiungere una inaspettata e panoramica piana erbosa. Qui si trovano due interessanti insediamenti storici come il Casino Pallavicino e il Gavazzolo. La prima è una corte, formata da edifici di epoche e tipologie differenti, che testimonia l’appartenenza di Ravarano ai Pallavicino. Il secondo è un antico edificio con annesso oratorio, riconvertito ad abitazione privata.

Giganti, pinguini e squali
Oltrepassata quest’ultima costruzione ci si innesta sul tracciato del sentiero 771. Voltando a destra si raggiunge la provinciale della Val Baganza (Sp 15). Seguendo le indicazioni si prosegue su di un breve tratto asfaltato fino al piccolo abitato di Chiastre (754 m, 3,00 h), dove la piccola piazzetta è dedicata proprio agli scalpellini del luogo. Seguendo i segni bianchi e rossi di vernice si transita a sinistra delle case e ci inoltra in un bel bosco di latifoglie in direzione del Dente del Gigante (cartello). I tratti più ripidi sono resi più agevoli da alcuni gradini artificiali. Poco prima di raggiungere il Dente, è possibile osservare alcune pietre semi- lavorate abbandonate in loco dagli scalpellini all’inizio del secolo scorso. Un ultimo strappo permette di raggiungere il solitario e spettacolare Dente del Gigante (905 m, 3,30 h, area pic-nic). Da qui è possibile scendere a Chiastre sul filo di cresta dei «Salti» (cartello). Superato il nucleo di case (3,45 h) e attraversata nuovamente la provinciale, si percorre a ritroso un breve tratto della sterrata percorsa in salita. Giunti al bivio con la carrareccia che a sinistra permette di ritornare verso Gavazzolo e il Casino Pallavicino (segnavia 771a), si mantiene invece la destra (sentiero 771). Si affronta ora in discesa il tratto più spettacolare del percorso, ammirando le singolari forme rocciose dei Salti, come il «Pinguino » o lo «Squalo». Alcune piccole deviazioni permettono di raggiungere anche alcuni privilegiati punti di osservazione sui «Salti» e il paesaggio circostante. Ritornati infine al ponte sospeso sul Baganza (550 m, 4,15 h) si risale a Cassio (818 m) grazie al sentiero percorso all’andata (5,15 h).

Autore: Andrea Greci

Fonte: http://gazzettadiparma.it/primapagina/dettaglio/8/46134/Il_monte_Cassio_e_i_misteri_dei_%C2%ABSalti_del_Diavolo%C2%BB.html

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