Il villaggio operaio di Crespi d'Adda Un mondo a parte tra utopia e pragmatismo imprenditoriale di fine '800

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http://www.paesaggioitaliano.eu/gallery/crespi/slides/12.jpgDichiarato dall'Unesco "esempio eccezionale di villaggio operaio, il più completo e meglio conservato del Sud d'Europa", Crespi d'Adda sorse intorno al 1878 per iniziativa dell'imprenditore tessile Cristoforo Benigno Crespi e fu poi sviluppato dal figlio Silvio. La geografia del luogo, una sorta di penisoletta chiusa tra il fiume Adda e il Brembo - e quindi al di fuori dei flussi di passaggio - assicurava quel relativo isolamento, sorta di protezione dal mondo 'esterno', che meglio si prestava al progetto di realizzare un complesso che non fosse solo una unità per produrre ma un grande esperimento economico e sociale: costruire una comunità modello dove si armonizzassero le dure necessità della produzione di fabbrica con l'esigenza di assicurare ai lavoratori condizioni di vita decorose, con tutti i servizi necessari per ogni fase della vita individuale e sociale (educazione, svago, assistenza sanitaria e spirituale, ecc.).
Ogni elemento del villaggio, anche i dettagli, ha una sua precisa valenza ideologica: è importante che il visitatore sappia 'leggere' ciò che osserva, altrimenti la visita si ridurrebbe ad una camminata senza grande interesse. Per questo sono altamente consigliabili le visite guidate (tel. per prenotazioni: 02 90987191).
Centro simbolico del villaggio è la fabbrica: ai tempi della fondazione impianto all'avanguardia, attrezzato con macchinari ultramoderni importati dall'Inghilterra, è tuttora, dopo svariate vicissitudini e cambi di proprietà, in funzione nel campo tessile. Ogni epocaha espresso le sue architetture-simbolo: obelisco, campanile, torre, minareto ...L'alta ciminiera di Crespi, visibile da ogni punto del villaggio, e curata meticolosamente anche nei piccoli particolari decorativi, si impone come vera e propria icona dell'era industriale vincente. Le linee eleganti delle palazzine dirigenziali ai lati dell'ingresso colpiscono per armoniosità ed equilibrio di proporzioni, ma anche i capannoni, decorati con cotto, mattoni a vista e rosoni a stella ottagonale denotano la volontà di coniugare il bello con le esigenze funzionali dell'industria.
Il primo nucleo di abitazioni per i dipendenti è costituito dai 3 palazzoni che si trovano all'inizio del paese: rispondevano al bisogno pratico di dare alloggio ad un numero limitato di famiglie, ma ancora non c'era una visione complessiva dell'impostazione ideale da dare al villaggio. Successivamente venne sviluppato il quartiere delle casette operaie (mono o bifamigliari) ordinate lungo linee stradali rigidamente geometriche e dotate tutte di orto e giardino: un modello mutuato dalle esperienze inglesi e dove la cura dell'orto (da praticarsi possibilmente a piedi nudi !) assumeva grande importanza, come esercizio salutare per il corpo e lo spirito, oltreché come fonte di reddito supplementare. Ogni casa è separata dall'altra e lo steccato è costruito riutilizzando le fasce degli imballi del cotone: riciclaggio ante litteram ! Certo la rigida geometria dell'impianto urbanistico comunica una certa sensazione di artificiosità, di freddo razionalismo; manca la percezione di trovarsi in un 'quartiere storico' e ogni unità sembra un po' un'isola dove l'elemento di unificazione è il riferimento alla fabbrica.
Inizialmente non c'era l'idea di marcare le differenze sociali e solo negli anni '20 vennero costruite le ville dei capireparto e dei dirigenti (piccoli gioielli architettonici di stile eclettico e diverse le une dalle altre), che troviamo nel quartiere più a sud.
Due le abitazioni che si trovano in posizione sopraelevata rispetto al piano del villaggio: la casa del medico e quella del prete - posizione paritetica per i tutori del corpo e dello spirito.
Anche il castello di famiglia è in posizione privilegiata, richiama con le sue linee medioevali l'esistenza e il potere del 'feudatario', ma è una presenza discreta, non opprimente; si lascia intravedere ma non prevarica.
L'educazione aveva un ruolo centrale nella concezione di Crespi, ed ecco l'imponente edificio della scuola (costruita nel '91-'93 e finanziata dall'azienda come tutti gli altri servizi): frequentata obbligatoriamente da tutti i bambini dei dipendenti (in un'epoca in cui la maggioranza della popolazione era analfabeta !), nei suoi programmi erano comprese anche nozioni riguardanti il lavoro in fabbrica: preparazione ideale per quell'operaio modello che ognuno era destinato a diventare. Una curiosità: i genitori erano corresponsabilizzati nell'andamento degli studi e penalizzati sul lavoro se i figli andavano male a scuola...
Il dopolavoro, il teatro, i bagni pubblici, lo spaccio cooperativo, il pronto soccorso ecc. (tutti finanziati dalla famiglia Crespi) fornivano servizi all'avanguardia per quei tempi, creando un piccolo mondo autosufficiente, un'isola 'felice', avulsa dagli scontri sindacali e sociali che nel resto del paese stavano montando minacciosamente. A Crespi non c'erano scioperi o sindacati perché la gente stava molto meglio che altrove, ma era però inquadrata in uno schema di vita e di valori rigidamente prefissati e voluti dal 'padrone'. Abitare a Crespi era però una scelta, non un imposizione, infatti anche nel periodo di massima espansione il villaggio non ospitò mai che una minoranza dei dipendenti.
Al termine del percorso si giunge al luogo forse più emblematico e magari un po' inquietante: il cimitero. Opera di stile liberty dell'architetto Gaetano Moretti, il mausoleo della famiglia Crespi evoca vagamente forme di piramidi azteche ed immagini di riti esotici, sembra chiudere in un abbraccio ideale le lapidi degli operai disposte nel prato in file ordinate e tutte uguali (offerte gratuitamente dalla fabbrica): un po' il richiamo ai cimiteri anglosassoni. Le molte lapidi di bambini, stroncati dalle varie epidemie, ci ricordano quanto fosse più aleatoria la vita di quel tempo... Sui lati invece le tombe più elaborate di chi voleva, a sue spese, farsi fare una sepoltura personalizzata.

Il villaggio è tuttora una realtà viva, non un museo: le case sono ora di proprietà di molti discendenti di ex-lavoratori della fabbrica Crespi e sono numerosi gli anziani in grado di testimoniare la vita dei tempi passati.

Fonte: www.passolento.it

Durata della visita: 3 ore, nessun dislivello
Come arrivare da Milano: autostrada A4 (Milano-Venezia), uscita Capriate, seguire le indicazioni marroni per Crespi d'Adda
Info su trasporti pubblici: http://62.101.84.174/trl_index.htm;
per informazioni più dettagliate e per prenotare la visita guidata visitate i siti: www.crespidadda.it; www.villaggiocrespi.it o telefonate all'Associazione Villaggio Crespi: tel 0290987191
PLANIMETRIA DEL VILLAGGIO - VEDUTA D'INSIEME

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