In giro, vagando - Ovvero l'andare in giro, senza meta, di un giovane inquieto, erratico e squattrinato

http://ecx.images-amazon.com/images/I/51nshBavJ7L._AA258_PIkin4,BottomRight,-24,22_AA280_SH20_OU29_.jpgL’inizio della mia esperienza di viaggiatore risale alla prima infanzia, quando, mio malgrado, fui indotto a esplorare una realtà virtuale, un mondo fantastico, perverso, popolato da mostri, ascoltando le “favole”, si fa per dire, che, per tenermi buono, per frenare la mia infantile esuberanza, mi narravano le fantesche.
Nefaste, per la mia fantasia, erano quelle ancillari fantasticherie.
Quelle malsane, strampalate, narrazioni di favoloso nulla avevano.
Snaturavano il tuo carattere.
Come funghi allucinogeni, obnubilavano la mia mente, fuorviandola dalla magia dell’infanzia, dalle felici esperienze immaginarie personali, dalle atmosfere incantate proprie di quell’età.
Turbavano la mia innocente fiducia nelle cose e nel prossimo, al punto di farmi diventare insicuro e timoroso del buio, dell’ignoto, di tutto.
Generavano in te un’immensa paura in sé.
Non avevo paura di qualcosa di concreto, di determinato, che poteva essere esorcizzata allontanando l’oggetto in questione.
Non temevi, per esempio, il cane. Che poteva essere legato.
Mi angustiava l’idea di stare da solo.
Ti terrorizzava la solitudine in sé.
Le aiutanti domestiche non mi parlavano di colline azzurre né di monti d’argento, ma di rilievi tenebrosi, infestati da lupi, “pronti a sbranare bimbi cattivi come te”-mi ammonivano, le malvagie ancelle.
Non ascoltavi accadimenti gioiosi, miti, tradizioni, di posti ridenti. Macché, neanche per sogno.
Sadiche, le collaboratrici della mamma, non mi descrivevano prati fioriti, ma località orripilanti, repellenti, orride, balze, non cieli di smeraldo, ma cieli lividi, solcati da uccelli rapaci, affamati, con artigli taglienti e affilati, come coltelli, per “rapire e tagliare a pezzettini i bimbi cattivi come te e darli in pasto ai loro pulcini”-mi ripetevano, le malvagie damigelle.
Finirono per inculcarti un precoce e inopportuno senso di colpa.
La mia infantile vivacità, grazie” a quei “fiabeschi” racconti, anziché essere mitigata, favorita, attraverso attività creative e ludiche, veniva bloccata, sul nascere, col terrore.
Le amorevoli tue tata, affette da male esistenziale, non ti facevano fare il giro del mondo, ma quello delle caverne.
Le mie “Giuliette Verne”, narratrici di aberranti viaggi estremi, in luoghi esotici infernali, nel lugubre, nelle tenebre, nello spaventoso, con le loro farneticazioni, con i loro deliranti vaneggiamenti, stupravano la mia mente e violentavano la mia immaginazione.
L’effetto era devastante. Mi aggiravo nel terrore.
Non visitavi il paese dei balocchi ma quello dei morti.
Non attraversavo contrade accoglienti, ma lande inospitali e infìde. Abitate da orchi, da streghe, da maghi cattivi, da lupi mannari, da folletti, da spiritelli dispettosi e malefici, da “morti che escono”.
Non c’era un “dove” da scansare, un luogo insidioso da evitare, un posto dove non andare, per non incontrare pericolosi mostri.
C’era “un altrove”, indefinito, che poteva essere dovunque. In ogni angolo della casa, sotto il letto, in soffitta, in cantina, e fuori. In ogni grotta, in ogni anfratto, in ogni siepe.
Rischiavi di trovarti in luoghi pieni di insidie, in ambienti ostili, dovunque.
Viaggiavo, seguendo i loro racconti, nel “noir”.
Vivevi sempre allerta.
Avevo paura anche della mia ombra, temevo di fare incontri spiacevoli. Avevo il terrore di inciampare in morti, in mostri, in anime perse. A ogni passo.
Guardavi il mondo con un paio di occhiali che avevano le lenti color cacca.
I miei erano viaggi punitivi. Non erano un’esaltazione del fantastico, ma del tenebroso.
In chiesa, ancora peggio, ascoltavo i truci ammonimenti e le minacce del sacerdote.
Vi esorto-diceva il ministro di Dio, rivolto ai fedeli-a menare vita virtuosa.
Non vi sarà misericordia per chi perdura nel peccato e non si ravvede.
Non vi sarà perdono per chi si allontana dalla retta via della fede e non si pente.
Non vi sarà salvezza per chi non osserva i dieci comandamenti.
Non vi sarà misericordia per chi si abbandona al vizio e cade

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