In gita ai Sacri Monti

http://www.lastampa.it/rf/image_lowres/Pub/p3/2013/03/28/Speciali/Foto/RitagliWeb/H5OOAMKP5436--330x185.jpgSette in Piemonte e due in Lombardia sono patrimonio dell’Unesco
Valerio Griffa

Pasqua sotto il segno dell’Unesco: i sette Sacri Monti piemontesi (Varallo, Orta, Crea, Domodossola, Ghiffa, Belmonte, Oropa) e i due lombardi (Varese, Ossuccio) sono, infatti, i luoghi più adatti allo spirito di questa festa.  

 

Il Sacro Monte è un concetto piemontese: nacque a Varallo Sesia per il sogno visionario di un frate francescano del Quattrocento, Bernardino Caimi, che voleva ricostruire i Luoghi Santi in modo da evitare ai pellegrini il lungo pellegrinaggio verso Gerusalemme. Attenzione, non un santuario con reliquia, ma una vera copia di Gerusalemme, con la striscia dei fatti straordinari lì accaduti. Un monte, e quindi un’ascensione, una purificazione, e un sogno sacro, da realizzare con il linguaggio della pietra e dei colori.  

 

Bernardino ha un suo master plan, che riesce a far partire nel 1491. Alla sua morte, subentra un architetto-pittore valsesiano, Gaudenzio Ferrari. È lui a concretizzare il sogno, a realizzare un grande presepe d’arte. La suggestione del monte a strapiombo sul Sesia e sul borgo, il ritmo del racconto delle cappelle (45), la straordinaria presenza dei valligiani come comparse, fanno del Sacro Monte, chiamato Nuova Gerusalemme, un’attrazione assolutamente contemporanea. Un film, perfettamente sceneggiato, che Gaudenzio modula da par suo. Il linguaggio artistico, un’intuizione, è popolare e intimo, come testimoniano le migliaia di pellegrini che accorrono, il patrocinio del Duca di Milano prima, di Carlo Borromeo poi e, infine, dei Savoia. Bisogna riconoscere che anche Riforma e Controriforma contribuirono al successo, perché quella vita «sacra» raccontata a fumetti pop, che anticipa e accompagna l’esperienza barocca, divenne congeniale alla strategia della Chiesa di Roma: erigere una barriera prealpina contro l’influenza «nefasta» dei predicatori Lutero e Calvino. Un’opera «lunga», insomma, che ha attraversato secoli (fine Quattrocento-inizio Settecento) e stili.  

 

Il Sacro Monte si raggiunge con la funivia recentemente ricostruita, oppure con la vecchia strada di salita, sempre da piazza Ferrari. La visita parte dalla cappella di Adamo ed Eva e procede nelle successive che raccontano la vita di Cristo dall’Annunciazione all’entrata in Gerusalemme. Poi, dopo la Porta Aurea, il «racconto» ripropone Gerusalemme e le sue forme urbane, con la Piazza dei Tribunali e del Tempio, e le cappelle che narrano Morte e Resurrezione di Cristo.  

 

Orta (fine Cinquecento), come tutti gli altri Sacri Monti, è dunque una reinterpretazione. Il promotor, l’abate novarese Canobio, copia il concept ma lo rinnova: non più la vita di Gesù ma la vita di S.Francesco, oggi evocata dal nome del nuovo pontefice. Spettacolare la realizzazione: venti cappelle costruite lungo un percorso ascensionale a spirale, che testimoniano il passaggio dal Rinascimento al Rococò. Sotto, il lago e l’isola di S.Giulio. 

 

Varese arriva dopo, a inizio Seicento. Il percorso sale al monte Velate, a 883 metri. È il padre cappuccino Aguggiari a pensare al progetto: 14 cappelle dedicate ai Misteri del Rosario. 

Fonte: www.lastampa.it

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