" In Val Sesia ballano gli ultimi walser " di Giulia Stok

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http://viaggi.lastampa.it/fnts/viaggi-lastampa/immagini/vls_initial/32760_32761.jpgGli aquilotti stanno per uscire dal guscio e tra poche settimane saranno nei loro nidi, coperti da un bianco e soffice piumino. Dovranno attendere un paio di mesi per poter spiccare il volo e a quel punto, se avrete fortuna, potrete avvistarne qualcuno. Sarà più probabile, se passeggiate in silenzio, incontrare marmotte e scoiattoli, e perfino spiare un gruppo di camosci in un prato e un solitario stambecco nel bosco. Siamo nel parco naturale Alta Valsesia, nell’area protetta più alta d’Europa, che si estende nei Comuni di Alagna, Rima, Carcoforo, Rimasco, Fobello e Rimella, arrivando a toccare i 4559 metri di quota della punta Gnifetti sul Monte Rosa. Proprio perché ingloba territori ad altitudini molto diverse, questo parco regionale vanta un’eccezionale varietà di paesaggi, fauna e flora.

 

Uno dei sentieri più spettacolari, e anche più impegnativi, per avvicinarsi alle bellezze della valle è quello del Colle della Bottigia. Da Carcoforo conduce attraverso un argenteo lariceto fino al rifugio Massero, e poi torna in paese dopo aver superato il vallone della Bottigia, ambiente prediletto dalla rara pernice bianca, dove in qualsiasi periodo dell’anno troverete tracce della neve invernale. A Carcoforo, in un’antica casa costruita in legno, è stato allestito un museo naturalistico dedicato agli animali e alla vegetazione del parco, con postazioni multimediali adatte anche ai bambini. Chi è interessato in particolare a caprioli, camosci e stambecchi, troverà invece ampio materiale nell’altro centro visite, specifico sugli ungulati, aperto d'estate ad Alagna presso l'Alpe Fum Bitz. Un altro percorso piacevole nella valle, e adatto anche ai meno allenati, si snoda lungo l'anello degli alpeggi di Rima, e guida alla scoperta delle antiche baite in pietra. Il vanto dei sentieri del parco, però, è un altro tipo di architettura, ben più antica: quella realizzata sulla roccia dagli antichi ghiacciai, i cui movimenti hanno modificato sensibilmente il paesaggio valsesiano, creando ad esempio le spettacolari Marmitte dei Giganti. Da Alagna parte uno dei pochi sentieri glaciologici d'Italia, che termina proprio all’Alpe Fun d'Ekku, faccia a faccia con gli imponenti ghiacciai.

 

Glaciazioni e cime impervie: l'Alta Valsesia si direbbe un ambiente più favorevole ad aquile e stambecchi che agli uomini. Eppure ci fu chi seppe sfruttare al massimo queste condizioni estreme, già nel Medioevo. Si tratta dei walser, coloni di origine germanica, provenienti dal Vallese, che valicarono le Alpi e si stabilirono a Sud del Monte Rosa tra il 1200 e il 1300. Riuscirono a coltivare cereali anche a quote molto elevate, e costruirono abitazioni dalla struttura sorprendente: distribuite su tre piani, contenevano casa, stalla e granaio, ed erano circondate al primo piano da un ampio loggione in cui stavano a essiccare fieno, segale e canapa. I walser sfruttavano con perizia i materiali dei boschi, cioè pietra, usata a secco per i basamenti, larice per le travi e abete per i tavolati. L'aspetto finale delle loro case è di grande eleganza, oltre che di funzionalità, secondo criteri sorprendentemente moderni. Nel centro di Alagna e delle sue frazioni i loggioni fioriti di gerani sono molto diffusi, e a Pedemonte c'è un museo che ricostruisce con ricchezza di dettagli un'intera abitazione del ’600. Pressoché autosufficienti, i walser riuscirono a limitare al massimo i contatti con le popolazioni del fondovalle, e continuarono a parlare la propria lingua d'origine, il titsch. Dialetto di origine alemannica, che conserva arcaismi singolari, riscontrabili solo in queste zone, il titsch risuona ancor oggi nei discorsi di alcuni anziani di Alagna e Rimella, ed è studiato e tutelato. La cultura e il sentimento comunitario di questi coloni venuti dal Nord hanno resistito nei secoli: i loro discendenti di tutta Europa si radunano ogni tre anni nello spettacolare Walsertreffen, che nel 2007 si è svolto proprio ad Alagna, e quest’anno sarà nel Liechtenstein.

 

Senza attendere il grande raduno, l'atmosfera walser si può rivivere anche sul palato: alcune ricette valsesiane, come la zuppa Milchbangadu, fatta di cipolla, pancetta, castagne, riso, latte e burro, o la Walisschuppa, fatta di brodo e strati di pane nero e toma, denunciano la loro origine nel nome e negli ingredienti. Ma, oltre alle saporite trote del Sesia, fatte fritte o con erbe montane, la specialità gastronomica della valle, che la rende famosa anche nel resto d'Italia, è la toma. Da mangiare fresca o stagionata, o fatta fondere nelle miacce (specie di crêpe con farciture salate o dolci), si possono scoprire i segreti della sua lavorazione artigianale al caseificio di Roj a Fobello, altro centro visita del parco naturale.

( Fonte: www.lastampa.it)

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