Kaluga, spazio e stelle a portata di mano - di Luigi Alfieri

http://www.gazzettadiparma.it/mediagallery/foto/dett_articolo/1383127735602_0.JPGGli anni della conquista dello spazio: formidabili quegli anni. Gli anni dello Sputnik e della Soyuz. Delle Gemini e del progetto Apollo. C'erano l’America e l’Unione Sovietica che si sfidavano ogni giorno, a suon di lanci e passeggiate nel vuoto. I comunisti tifavano Urss e i democristiani Usa. I primi round li ha vinti la Russia mandando in orbita  la cagnetta Laika e poi il mitico Yuri Gagarin. Il primo uomo a vedere la terra dalla stratosfera. Una palla blu. Schiacciata e leggera. Poi, pian pianino, gli americani, spinti da una ricchezza che allora sembrava inesauribile e dalla stessa temerarietà dei pionieri del Far West, hanno rimontato e vinto la battaglia finale facendo atterrare (sarebbe allunare) sul satellite più amato dai poeti Armstrong, Aldrin e Collins (anche se c'è qualcuno che ancora non ci crede e sono gli stessi che pensano che le piramidi siano state costruite dai marziani). Ebbene, quegli anni formidabili, facendo un voletto di 4 ore e una tiratina in auto di due ore e mezzo si possono rivivere: a Kaluga, in Russia, centottanta chilometri da Mosca, c'è il più bel museo dello spazio del mondo.

Ci sono i satelliti, quelli veri, i razzi, le navicelle spaziali (mica solo le riproduzioni, ma anche quelle che hanno girato intorno alla terra) e persino le stazioni orbitali. Ci sono tutte le testimonianze del folle sogno dell’uomo di battere le leggi di gravità e librarsi nel vuoto come un uccello. Ci sono le riproduzioni del disegno dell’elicottero di Leonardo e tutti i marchingegni fantascientifici dei libri di Jules Verne. Ci sono i progetti, altrettanto geniali ma ben più pratici, dei fratelli Montgolfier e di Wernher Von Braun, il padre della Nasa. Quello vero. Lo scienziato senza il quale l’uomo sulla luna proprio non ci sarebbe arrivato. C'è, soprattutto, la testimonianza del genio assoluto di Konstantin Tsiolkovskij, il visionario pratico, lo studioso rigorosissimo, che a fine Ottocento ha saputo prevedere il comportamento dei corpi nel vuoto astrale e progettare dei vettori multirazzo. I russi amano dire che «il primo uomo nello spazio è stato Tsiolkovskij». E’ in omaggio alla sua grandezza che il governo sovietico ha voluto costruire il museo di Kaluga: a posare la prima pietra è venuto, pochi mesi dopo la sua storica orbita terrestre, Yuri Gagarin. Il museo è una costruzione di una bellezza assoluta, di una leggerezza che ha poco da spartire con gran parte della greve architettura brezneviana (altra cosa le opere dello stalinismo). C'è un solo problema: essendo in gran parte di vetro, in certi punti c'è troppa luce e poi è talmente ricco di reperti spaziali che ci si sta un po' stretti. La sua perla più lucente brilla in alto, color argento come una stella: è una copia tecnica dello Sputnik 1, in orbita intorno alla Terra nel 1957. A richiesta, un collaboratore del museo accende volentieri il bip che all’epoca i radioamatori di tutto il mondo poterono ascoltare per 26 giorni. La bellezza dell’architettura è un caratteristica di Kaluga. La città è costellata di eleganti edifici neoclassici, intervallati da alcune belle opere del sepolto regime sovietico, che qui, evidentemente, ha dato il meglio di sé. Nata nel Trecento, Kaluga ha avuto il suo momento magico a fine settecento e inizio Ottocento, quando il suo placido fiume, l’Oka, era una delle arterie navigabili più importanti della Russia. La presenza dell’Oka ha favorito il sorgere di una classe di commercianti straordinari. Nell’ultima parte del XVIII secolo, Kaluga ha tratto vantaggio dell’iniziativa di Caterina la Grande, la zarina più amata dai russi, che voleva portare splendore, logica e funzionalità nella progettazione delle città provinciali.

La nuova pianta rivoluzionaria di Kaluga fu disegnata nel 1778 da Peter Nikitin. Sul sito del precedente Cremlino, al crocevia delle due strade principali che arrivano da Mosca e da Tula, Nikitin progettò una cosa per quei tempi rivoluzionaria: un centro commerciale, per meglio dire, la Corte dei Mercanti, tuttora ben mantenuta, con le inconsuete arcate in stile neogotico. La zarina volle anche una nuova cattedrale dedicata alla Santa Trinità. Iniziata nel 1786 su progetto di Ivan Yasnygin. Il tempio, splendidamente restaurato, è il centro della diocesi di Kaluga e Borovsk. Lì accanto c'è il complesso amministrativo più elegante di tutta la Russia, progettato sempre da Nikitin per armonizzarsi col nuovo volto della città. All’apice della sua ricchezza, all’inizio del XIX secolo, Kaluga aveva molti edifici neoclassici il cui stile e la cui grandezza riproducevano quelli di Mosca. La più bella di tali residenze è il palazzo Zolotaryov-Kologrivov, che oggi ospita il Museo di Storia locale. Realizzata tra il 1805 e il 1808 dal ricco commerciante P. M. Zolotaryov, figlio di un famoso argentiere di Kaluga e discendente di mercanti di metalli preziosi, la struttura su due piani in mattoni e stucchi è fiancheggiata da due portoni arcuati d’ingresso che sboccano in un cortile e in un parco che si estende fino alle sponde del fiume Oka, regalando una dolce passeggiata, che fa tornare alla memoria le più celebri parole di Konstantin Tsiolkovskij, parole di una dolcezza e di una forza irresistibili: «La Terra è la culla dell’umanità, ma l’umanità non può restare per sempre nella culla».

lalfieri@gazzettadiparma.net

Fonte: www.gazzettadiparma.net

 

Carta d'identità
Kaluga si trova in Russia a duecento chilometri da Mosca. E' una città un tempo commerciale ed oggi con grande vocazione industriale. Ospita diverse industrie automobilistiche tra cui una fabbrica della Volkswagen. E' dotata di un aeroporto con voli regolari da Mosca e di una stazione ferroviaria molto attiva. Può essere raggiunta in automobile dalla capitale in poco più di due ore. Ospita importanti manifestazioni letterarie e culturali. E' circondata da immense foreste di pini e di betulle.
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