L'acqua, la pietra, il fuoco. Bartolomeo Ammannati scultore

http://www.italica.rai.it/immagini/arte/ammannati_acqua_pietra_fuoco/fontana_salagrande_palazzov.jpgBartolomeo Ammannati (1511 - 1592) appartiene al gruppo degli scultori fiorentini del Manierismo, insieme a Baccio Bandinelli, suo maestro per breve tempo, Benvenuto Cellini e Giambologna, ma, a differenza di quanto è accaduto per questi ultimi, il suo nome oggi è pressoché dimenticato. Eppure Ammannati è stato uno dei più rappresentativi scultori e architetti della Firenze del Cinquecento, artefice, insieme al coetaneo Giorgio Vasari, della "glorificazione" di Cosimo I e della famiglia Medici. Dopo un precoce apprendistato nella bottega fiorentina di Bandinelli, Ammannati (nativo di Settignano), si era trasferito a Venezia, attratto dalla fama di Jacopo Sansovino, il cui gusto contribuì all'eclettismo tipico della produzione scultorea di Ammannati, sul quale, tuttavia, rimase decisivo l'influsso di Michelangelo. Nel corso di un suo breve soggiorno in Toscana, intorno al 1536 realizzò per il Duomo di Pisa la lunetta dell'Altare dei Santi Martini, considerata la sua prima opera certa, e a Firenze, poco dopo, il marmo della "Leda e il Cigno", derivata da un perduto dipinto di Buonarroti, a sua volta ispirato ad un cammeo antico delle raccolte laurenziane. Gli anni successivi sarebbero stati fitti di commissioni e di viaggi: a Napoli dove collaborò con Giovanni Angelo Montorsoli al Monumento Sannazzaro in Santa Maria del Parto; a Venezia (1537) per lavorare col Sansovino alla decorazione della Libreria Vecchia di San Marco; nei primissimi anni Quaranta del Cinquecento di nuovo a Firenze dove realizzò la Tomba Nari nella Basilica della Santissima Annunziata; quindi a Padova (1544), al servizio del letterato e collezionista Matteo Marco Benavides (realizzando il mausoleo agli Eremitani e le statue e l'arco del palazzo Benavides, oggi Protti). Agli inizi degli anni Cinquanta del Cinquecento fu proprio Vasari a introdurre Ammannati (con il quale nel 1552 aveva collaborato alla costruzione di Villa Giulia a Roma) presso il duca di Firenze, all'epoca intento ad affermare il senso di legittimità e continuità del suo principato anche attraverso opere pubbliche di eloquente significato politico e di consistente impegno economico come la ristrutturazione di Palazzo Vecchio (1554) e la costruzione del Palazzo degli Uffizi (1559) affidate allo stesso artista aretino. Rientrato definitivamente a Firenze nel 1555 dopo la morte di Giulio III per il quale aveva realizzato i monumenti funebri a Fabiano del Monte ed Antonio del Monte a San Pietro in Montorio, il Ninfeo di Villa Giulia e gli interventi di ristrutturazione di Palazzo Firenze in Campo Marzio, rapidamente Ammannati conquistava Cosimo I, ottenendo la commissione della Fontana della Sala Grande, concepita come fulcro della sistemazione architettonica della parete meridionale del Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio. Per il luogo-simbolo del potere mediceo lo scultore concepì un "concerto di statue" in marmo e bronzo celebrativo del grandioso acquedotto voluto da Cosimo I a beneficio della salute dei propri sudditi e della fertilità dei terreni granducali. Il gruppo prevedeva al centro Cerere, dea della terra e della fertilità, che genera acqua; alla sua sinistra il fiume Arno, a destra la Fonte di Parnaso o l'Arbia (allusivo ai territori senesi da poco conquistati da Cosimo). All'estremità sinistra la Prudenza nelle sembianze di un atletico e gentile giovinetto; sul lato opposto Flora, allegoria di Firenze. In alto, seduta su un arco-arcobaleno, Giunone fra una coppia di pavoni, animali a lei sacri. Interrotto nel 1559, quando Ammannati vinse il concorso per la realizzazione della Fontana del Nettuno in Piazza della Signoria, il progetto venne definitivamente accantonato nel corso dei lavori e le sculture già realizzate furono rimontate dapprima nella villa medicea di Pratolino, quindi nel Giardino di Boboli, approdando in tempi più recenti al Bargello. Un'occasione per riscoprire questa figura centrale del Manierismo italiano è la bella antologica a lui dedicata nel quinto centenario della sua nascita dal museo del Bargello che ne custodisce alcune delle opere più significative. Nelle due sale al pianterreno del museo fiorentino sfila una quarantina dipinti che rendono ragione dello stile di Ammannati, una concentrazione vigorosa di classicismo fiorentino, rifinito durante i soggiorni romani, e d'irrinunciabili suggerimenti michelangioleschi, il tutto condito e reso vivo da una sorprendente capacità d'invenzione scenografica che è senza dubbio il carattere suo più personale. Il percorso espositivo attraversa l'intera produzione di Ammannati: dalla giovanile Leda con il Cigno alle due statue superstiti della Tomba Nari dalla statuetta in stucco della Sapienza, modello per il marmo definitivo del mausoleo realizzato agli Eremitani per il padovano Benavides al Genio mediceo fino alla sensuale Opi realizzata per lo Studiolo di Francesco I. Cuore dell'esposizione, come della biografia di Ammannati, sono le spettacolari fontane commissionategli da Cosimo I: quella destinata al Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio; quella del Nettuno in piazza Signoria (1560 - 1577) e quella coeva dell'Ercole e Anteo e dell'Inverno per il giardino della Villa medicea di Castello. Nel cortile del museo è stato ricostruito l'assetto del gruppo, ripristinando anche l'arcobaleno sovrastato dalla figura di Giunone: quest'ultima tuttavia, per motivi strutturali, non è stata reintegrata nel suo originale ma sostituita da un calco in gesso. In mostra anche il Marte in bronzo degli Uffizi e una Venere dal Prado (la cui paternità viene attribuita allo scultore) che molto probabilmente appartenevano alla fontana. Della Fontana di Nettuno in Piazza della Signoria, commissionata inizialmente a Baccio Bandinelli e alla morte di quest'ultimo conquistata da Ammannati, prevalendo su Cellini e Giambologna, la rassegna presenta i bronzetti, di mani diverse, e i disegni. In mostra il gruppo bronzeo di Ercole e Anteo realizzato negli anni Sessanta del Cinquecento per la Villa di Castello dove oggi è collocata una copia. Da segnalare in mostra anche il dipinto di Bronzino raffigurante Laura Battiferri, la poetessa moglie di Ammannati e sua musa ispiratrice. ( Fonte: http://www.italica.rai.it)

Informazioni

Firenze, Museo Nazionale del Bargello

dall'11 maggio 2010 al 18 settembre 2011

Orari: martedì - domenica, 8.15 - 17.00

Chiuso il 2° e il 4° lunedì del mese

Biglietti: intero euro 7, comprensivo della vista al museo; ridotto euro 3,50

Informazioni: Tel. 055. 294883

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