L'"Adorazione" di El Greco. Vicissitudini d'un dipinto che ha quasi il sapore di un giallo internazionale

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/c/c6/Adoracion_de_los_Reyes_magos1.jpg/250px-Adoracion_de_los_Reyes_magos1.jpgL'autore è greco, formatosi in Italia ed esploso artisticamente in Spagna, dove con il soprannome di El Greco è diventato una stella della pittura mondiale di ogni tempo.
In quel Paese – fra il 1597 e il 1600 – è stata dipinta l'opera, bozzetto di una più grande, poi finita in Romania, via Francia. Il bozzetto, probabilmente per la stessa via, è arrivato in Italia e poi, non si sa bene né come né perché, in Sicilia, a Palermo, nella casa del colonnello Claudio Sabato, da dove nel 1908 prese la strada, definitiva si spera, di Roma.
Sembra che ci sia quasi un intrigo internazionale alle spalle dell'interessante mostra, che sarà inaugurata questa mattina (ore 11) nel Museo regionale di Messina "Maria Accascina", dal titolo che racconta almeno una piccola parte del percorso della tela: "L'Adorazione dei pastori del Greco 'di nuovo' in Sicilia". L'iniziativa, voluta dal Museo diretto da Giovanna M. Bacci e ideata e coordinata da Caterina Di Giacomo, è una sorta di risarcimento per la contemporanea assenza da Messina delle due opere di Caravaggio, la cui "Adorazione dei pastori" è in prestito al Museo Puskin di Mosca nell'ambito delle manifestazioni per l'Anno bilaterale Italia-Russia 2011, mentre la "Resurrezione di Lazzaro" è invece in restauro.
Mai due pareti furono più vuote e "abbandonate"! Ma, cambiando l'autore (di non minore importanza) e mantenendo il periodo storico e anche il soggetto pittorico, cioè sempre "Adorazione dei pastori", con la collaborazione della Galleria di Palazzo Barberini a Roma, è arrivata la bellissima opera del Greco, a far da punto centrale a una mostra dal sapore natalizio che rimarrà aperta fino al 19 febbraio 2012. Infatti al dipinto del pittore nato a Creta (vero nome Domìnikos Theotokòpulos, 1541 – 1614) è stata affiancata una selezione, come spiega la Di Giacomo, «fra i documenti pittorici sopravvisuti alla immane devastazione del 1908, e oggi nelle collezioni museali, di altre Natività, concepite per una città che nel sedicesimo secolo aveva vissuto una stagione di grande apertura intellettuale e culturale, acquisendo al proprio patrimonio prodotti scultorei e pittorici del migliore manierismo continentale».
A far da cornice, dunque, al dipinto di El Greco, troviamo non solo la ben nota "Adorazione dei pastori" (1533) di Polidoro Caldara di Caravaggio, ma una serie di opere, abitualmente negli scantinati del Museo (autentiche scatole delle meraviglie) in attesa che la nuova sede diventi realtà.
Sono "Adorazione dei pastori" (1580) e "Annunciazione" (1581) di Deodato Guinaccia, "Adorazione dei Magi" (prima parte del XVII secolo) di Giovan Simone Comandé e "Adorazione dei Magi" (olio su rame, seconda metà del XVI secolo) di Ignoto.
L'attenzione, inutile negarlo, è soprattutto per il dipinto del Greco, anche per la temporaneità della sua presenza. Incastonato in un essenziale ed elegante allestimento di Gianfranco Anastasio, di piccole proporzioni (cm 111x47), racchiude in sé tutta la grazia, l'estrema visionarietà, la forza espressiva, la capacità simbolica di questo pittore che, proprio come Caravaggio, ha segnato il periodo fra la fine del Cinquecento e gli inizi dei Seicento, indicando vie nuove, aprendo la strada all'espressionismo inteso non in senso storico, così come l'italiano l'ha aperta a un realismo, anche crudo, lontano dalla maniera.
Si è detto che El Greco sia l'ultimo dei manieristi e, credo, anche se a questo termine non si dà più l'accezione negativa di qualche anno fa, che sia una definizione limitativa. Certo, il pittore spagnolo d'adozione superò la maniera classica e il suo carattere spigoloso lo rese inviso prima a Roma (osò criticare la Cappella Sistina di Michelangelo) e poi alla Corte di Madrid (non riusciva a essere abbastanza cortigiano). Ma a Toledo, diventata la sede del suo talento e del suo successo, pur mantenendo le lezioni di Tiziano, Jacopo da Bassano, Tintoretto (da cui trasse un suo personale "luminismo") e Correggio, reinventò una pittura che andava oltre le forme perfettamente definite nei contorni, maturando uno stile definito «tormentato e tragico» che si esprimeva attraverso corpi allungati e un uso estatico del colore che spesso lo fanno sembrare addirittura un artista del Novecento.
"Adorazione dei pastori" (come la sua gemella di Palazzo Barberini "Battesimo di Cristo") è quasi certamente il bozzetto (perfettamente definito e preziosamente autonomo come opera) di una parte del retablo realizzato nel 1600 per una chiesa di Madrid. Scomposto per ordine di Giuseppe Bonaparte nel 1811, è rimasto frazionato: l'Adorazione si trova nel Museo nazionale di Bucarest, altri pezzi a Madrid e Bilbao.
L'olio su tela è uno di quei quadri che non ci si stanca mai di guardare. I bagliori metallici rivelati dall'ultimo restauro, come anche la nitida brillantezza cromatica sulla tonalità bianco accecante della figura di Gesù Bambino (ancora più accentuato alla base del quadro nell'agnello con i piedi legati, simbolo del sacrificio che Cristo è chiamato a compiere) e ancora la misteriosa figurazione del trascendente nei cieli che appaiono fra i ruderi che ospitano la Natività sono tutti elementi rivelatori della maturità dell'artista. E infatti la più celebre "Adorazione", conservata al Prado, alla quale El Greco lavorò fino alla morte riproduce molti particolari di quest'opera in mostra a Messina: la veste rossa della Madonna, per esempio, e la figura in primo piano di un pastore inginocchiato (secondo la tradizione un autoritratto del Greco) che sembra lo stesso alquanto invecchiato. ( Fonte: www.gazzettadelsud.it)
Autore: Vincenzo Bonaventura
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