L’opera lirica tra Italia e Germania

Pubblicato il da oleg

http://l2.yimg.com/bt/api/res/1.2/BkZ4KmAKEH8PlRi2ma3ckA--/YXBwaWQ9eW5ld3M7cT04NTt3PTQwMA--/http://l.yimg.com/os/254/2012/05/22/opera-jpg_135207.jpgDici “opera” e pensi all'Italia. Non solo perché a Milano c'è, dal 1778, il Teatro alla Scala, universalmente noto come “tempio della lirica”, ma perché il teatro musicale è una creazione culturale profondamente italiana. Fiorentina, per essere precisi: è infatti a Firenze che, tra la fine del secolo XVI e l'inizio del XVII, il conte Giovanni Bardi ospita nella propria abitazione un gruppo di intellettuali che, discutendo di musica, scienza, arte e letteratura, disegnano le linee di quel genere che diverrà poi noto come il “recitar cantando”. Si tratta della Camerata de' Bardi (della quale faceva parte anche Vincenzo Galilei, musicista e padre di Galileo), che rifacendosi al teatro medievale e all'uso delle canzoni nella commedia dell'arte, elabora uno stile di recitazione capace di cadenzare il parlato e il canto.

Da quell'embrione cresce e si sviluppa l'opera lirica, o per dirla più semplice “l'opera”, che in epoca barocca si afferma soprattutto a Roma e a Venezia. Qui, nel 1637, si apre il primo teatro pubblico: il San Cassiano. E' un punto cruciale: il genere, riservato alle élite che frequentavano le corti, incontra platee più ampie e si fa prodotto di massa. I soggetti sono tratti dai poemi omerici e dalle opere di Ludovico Ariosto e di Torquato Tasso, infiorettati spesso con spunti comici ed erotici. A dettare le regole musicali è l'autore più noto di quei tempi, sempre italiano: Claudio Monteverdi. Proprio la musica, però, con il tempo subisce l'evoluzione più corposa. I recitativi si fanno meno frequenti, le arie (cioè le parti cantate) aumentano, e il modo di cantarle si arricchisce di sempre maggiori virtuosismi.

Questo nuovo genere resta per i primi tempi un'espressione tipicamente italiana. E si può dire resti tale anche quando nasce la cosiddetta opera francese, anche perché il suo principale esponente è un italiano. Si tratta infatti di Giovanni Battista Lulli, anch'egli fiorentino. Se i posteri lo ricordano come Jean-Baptiste Lully è grazie alla sua naturalizzazione francese, conseguenza di un'attività professionale condotta tutta alla corte di Francia. Lully non è il padre dell'opera d'oltralpe, che ufficialmente nasce nel 1671 con la prima di Pomone (testo di Pierre Perin, musica di Robert Cambert); è invece colui che la sistematizza, dando massima importanza alle coreografie e fissando la regola dei cinque atti. In questi due elementi si fissano le principali differenze con l'opera italiana, che nel frattempo il poeta e drammaturgo Pietro Metastasio sta riformando escludendovi ogni elemento comico.

Nel tempo, l'Italia rafforzerà il suo predominio nell'ambito operistico, diventando il Paese del “bel canto”. Bastino cinque nomi, apparsi sulla scena tra la fine del '700 e i primi dell'800, per capire il senso di questo peso culturale: Gioacchino Rossini, Vincenzo Bellini, Gaetano Donizetti, Giuseppe Verdi, Giacomo Puccini. Musica italiana per parole italiane. I “librettisti” (cioè i “parolieri” dell'opera) sono anch'essi in prevalenza italiani, e uno di loro – Lorenzo Da Ponte – è tra i principali artefici del successo del teatro musicale di un certo Wolfgang Amadeus Mozart.

Proprio Mozart è centrale per addentrarsi nel terzo filone sul quale si è sviluppata l'opera lirica: quello tedesco, e autenticamente “non italiano”. E' di Mozart, infatti, Il ratto del serraglio (Die Entführung aus dem Serail), l'opera in lingua tedesca con la quale gli Asburgo, regnanti a Vienna alla fine del '700, vogliono ridefinire l'immagine culturale nazionale. Ecco quindi la commissione ad Amadeus di un'opera che sia per il popolo tedesco e in una lingua a lui comprensibile, messa in scena dalla nuova compagnia del Burghteater. Il Ratto non è certo la prima delle opere liriche in lingua tedesca: il primato appartiene a Dafne, composta nel 1627 da Heinrich Schütz. Ma è con Mozart che si intensifica una produzione di teatro musicale che vedrà poi in Richard Wagner il suo massimo esponente. E' lui che nell'800 riscrive le regole del teatro musicale (inventa il “golfo mistico”, cioè la buca dell'orchestra) e mette in scena lavori in cui la tradizione culturale germanica è celebrata come mai la musica aveva fatto prima di allora.
Fonte: http://it.notizie.yahoo.com/l%E2%80%99opera-tra-italia-e-germania.html