La Maschera di Ferro rivive a Pinerolo

http://www.lastampa.it/rf/image_lowres/Pub/p3/2013/10/01/Societa/Foto/RitagliWeb/maschera-ferro-klqE-U1020610460430L1C-330x185@LaStampa.it.jpgNel primo fine settimana di ottobre la città rievoca la vicenda, con gruppi storici, coreografie, musiche e mercatini
Giulia Stok

La misteriosa identità della Maschera di Ferro, il prigioniero dal volto sigillato che finì i suoi giorni alla Bastiglia sotto il regno di Luigi XIV, accese l’interesse di nomi illustri, tra cui Voltaire e Alexandre Dumas, e ispirò numerosissimo film, tra cui il colossal con Di Caprio nel doppio ruolo di re e gemello prigioniero nel 1998. Non tutti sanno, però, che prima di essere riportato a Parigi il prigioniero aveva vissuto a lungo nel carcere della cittadella di Pinerolo, allora piazzaforte in territorio francese.  

 

Da più di dieci anni nel primo fine settimana di ottobre la città rievoca la vicenda, con gruppi storici, coreografie, musiche e mercatini che ricreano l’atmosfera seicentesca. E così sotto il campanile della cattedrale di San Donato, che gli abitanti chiamano affettuosamente ciochè mocc perché privo di guglia, sfilano i moschettieri capitananti da D’Artagnan.  

 

Intorno al duomo, di origini antichissime ma rimaneggiato in forme neogotiche, si estende “il piano”, la zona più elegante e commerciale della cittadina, vie medievali accompagnate da portici bassi, sotto i quali si alternano insegne di epoche diverse: suggestive ottocentesche, famigliari anni Cinquanta, sfavillanti del secondo millennio. Via Savoia e via del Pino sono il cuore del borgo basso, mentre il concreto significato del “piano” si capisce imboccando via degli Acaja e via Castello, le strade che si inerpicano fino alla parte alta e più antica di Pinerolo, quella dove probabilmente tutto ebbe origine in epoca longobarda. Dopo altre abitazioni medievali, tra cui spiccano quella del Vicario e quella del Senato, in cui sono conservate tre sepolture romane, le case assumono un aspetto più montanaro: i piani si abbassano, le finestre si restringono, appaiono balconi in legno. Sulla cima della collina svetta la chiesa gotica di San Maurizio, alla cui abside si appoggia la basilica barocca della Madonna delle Grazie.  

 

Dal piazzale panoramico si abbraccia la pianura pinerolese e l’inizio delle valli valdesi: la Pellice, Chisone e Germanasca. È in queste zone che nacque la supa barbetta, considerata il piatto nazionale valdese, che prende il nome da barbet, che in piemontese sta per predicatore. È un piatto povero, fatto di strati di foglie di cavolo, pane raffermo, toma, burro e spezie, coperti da brodo di gallina e maiale. Ma il sapore più famoso legato a Pinerolo è senza dubbio quello del panettone: fu inventato qui da Pietro Ferrua nel 1922, diverso da tutti gli altri perché basso e ricoperto di glassa di nocciole “tonde gentili”, e battezzato Galup - “goloso” in piemontese - grazie a una felice intuizione della moglie del pasticcere. 

Fonte: www.lastampa.it

Informazioni: www.mascheradiferro.net 

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