La vera Lampedusa

http://content.slowfood.it/upload/2012/e2c85f55d6b634c5f2f04477fa30e35c/img/images.jpgLampedusa è un’isola “di mare”: detto così sembra un nonsense, ma lo si capisce meglio se si tiene conto che invece Pantelleria è considerata un’isola “di terra”, perché l’economia locale si basa prevalentemente sull’agricoltura. A Lampedusa invece ruota tutto intorno al mare e non è un caso, perché questa zona vanta, come sostiene il mio amico Sivio Greco (noto biologo marino), la più elevata biodiversità marina del Mediterraneo. Un paradiso per chi fa immersioni: dicono che una volta sott’acqua sembri di essere in un mondo parallelo che brulica di vita, con specie autoctone e anche tutte le specie aliene del Mediterraneo (perché anche i pesci migrano…). Del resto siamo un a un crocevia che raccoglie tutto ciò che entra sia da Gibilterra, sia dallo stretto di Suez.

 

Isola “di mare” e anche isola “di vita”, dunque. Ma non è soltanto per ciò che c’è nel mare che Lampedusa è da considerarsi tale. Lo è anche per l’umanità che la popola, a dispetto di chi la vede sempre e solo come un luogo molto triste, dove la morte dei numerosi e sfortunati migranti che la scelgono o la trovano come approdo è purtroppo all’ordine del giorno. Per cui bisogna andarci, e non soltanto per fare i turisti tout court, ma proprio per sostenere questa vita e “immergersi” in essa, approfittando del fatto che è animata soprattutto dalla pesca, in gran parte sostenibile e gestita da piccoli pescatori che saranno ben felici di ospitarvi. Dò un numero di telefono, 330850390, a cui ci si può rivolgere per dormire nelle case dei pescatori, fare l’esperienza dei loro ritmi e dei loro tempi, della loro cucina, anche dell’andare in barca insieme. In poche parole per vivere Lampedusa come la vivono i lampedusani e capire che, al di là dell’immagine che ne abbiamo dal “continente”, c’è molto di più e questo di più riguarda cose belle e sentimenti sinceri che i lampedusani non hanno mai lesinato per nessuno.

 

Essendo isola “di mare” è naturale che la cucina locale veda il pesce trionfare. Pesce povero, quello che i pescatori non vendevano bene e che quindi portavano a casa. Pesce sano, nutriente, abbondante, poco costoso e anche il più sostenibile. È ciò che si consiglia se si vuole che molte specie più nobili non si estinguano, messe sotto scacco da pratiche di pesca troppo invasive. Consiglio la trattoria “Da Nicola” dove lo zi’ Nicola, ex pescatore in pensione, conosce tutti i canali per approvvigionarsi ogni giorno con materia prima freschissima: pesci serra, ricciole, aguglie, sgombri, calamari cucinati nei modi locali, alcuni dei quali influenzati dalla cucina araba o meglio “mussulmana”, poiché le antiche invasioni in questo lembo di Mediterraneo furono opera di maghrebini e non di “arabi”. “Da Nicola” si trova sulla strada che porta all’isola dei Conigli, di fronte ad essa. Invece se volete restare nei pressi del porto di Lampedusa, potete orientarvi su “Da Bernardo”, appena fuori dal centro, altro luogo semplice e di grande sostanza. Se volete comprare prodotti di qualità trasformati secondo tradizione, il negozietto di Rosa Samularo nella strada che dal porto sale al centro del Paese farà al caso vostro, mentre per una ricca colazione a base di paste di ricotta e frolle andate al “Bar dell’Amicizia” di don Pino Brignone, il cantore dell’isola, un vero poeta.

 

Febbraio sarà un buon momento per visitare Lampedusa: Silvio Greco nel 2004 ha scoperto che è diventata luogo di riproduzione per le balene, che arrivano proprio in questo periodo. Noi invece arriveremo in aereo da Catania o da Palermo, o in nave da Agrigento o Porto Empedocle, ma forse si dovrebbero potenziare un po’ di più i collegamenti, per poter rendere Lampedusa ancora di più isola “di vita”.

( Fonte: www.slowfood.it)

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Cedistic © 2014 -  Ospitato da Overblog