" Langhe, colline dolci come il moscato" di Cristian Calestani

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http://www.gazzettadiparma.it/mediagallery/foto/dett_articolo/1346254589076_0.jpgIl verde dei vigneti. Il rosso e il bianco dei vini. E poi ancora una cucina che, con i suoi sapori, ti delizia ad ogni portata. E’ un viaggio nel piacere di   godersi la vita con i ritmi giusti quello nelle Langhe astigiane e dell’albese. Percorrere una delle tante stradine che si snodano tra i vigneti e si estendano a perdita d’occhio riconcilia con sé stessi. Dimenticando l’orologio e i ritmi frenetici di città, in un paio d’ore d’auto da Parma, ci si può immergere in un’oasi di tranquillità divertendosi a scovare il ristorantino giusto o a provare le mille sfumature di vini che hanno scritto la storia del bere italiano.
 In estate, poi, tutto questo ha una cornice davvero suggestiva con i vigneti di un verde intenso che si preparano per la vendemmia, rito sacro da queste parti dove l’arte del «produrre buon vino» è una vera e proprio religione. Per capirlo basta fermarsi in un’azienda vinicola per una degustazione. Ecco dunque che a Diano d’Alba la fattoria «Colué» - appartenuta all’importante famiglia di Massimo Oddero – il pezzo forte è rappresentato dal Dolcetto di Diano Docg prodotto nel rispetto rigoroso del disciplinare. Alla «Cascina Pastori» di Antonio Colombo e figli a Bubbio, invece, tra ottimi Barbera d’Asti si può provare un interessante Pinot nero e un Moscato «alternativo» che raggiunge anche i 6,5 gradi con una maggiore acidità e una dolcezza più contenuta. Alla «Giribaldina» di Calamandrana – cittadina rinomata per il suo mercato di prodotti tipici e per aver ricavato nella vecchia stazione del «Treno del moscato» una moderna biblioteca museo – si possono degustare sotto un bel fienile ristrutturato dell’800 Barbera d’Asti Docg e Moscato Docg. Il tour può prevedere una tappa anche nella vicina zona del Roero, e nello specifico a Canale d’Alba dove la degustazione dei vini può essere affiancata dalla visita del bellissimo castello di Malabaila, costruito nel 1270 e poi ingrandito e trasformato intorno al 1600 da costruzione prettamente militare a dimora gentilizia. 
E’ in uno scenario davvero mozzafiato che si possono degustare i vini del Roero della Cantina «Malabaila» e in particolare Roero Arneis Docg, Roero Docg, Favorita doc, Barbera d’Alba Doc. Ma le Langhe offrono tanto anche se si decide di mangiare qualcosa. Incantevole un pranzo o una cena al ristorante «Castello di Verduno» a Verduno in perfetto stile savoiardo ottocentesco. La location è talmente bella quanto buoni sono i piatti tipici di questo territorio come la carne di Verduno lasciata riposare con pepe, spezie e sale e poi tagliata in sottilissime fette oppure i «tajarin» con il ragù di carne di vitello. Sconfinando di nuovo nella Langa astigiana, e più precisamente a Cessole, una tappa è d’obbligo al ristorante «Madonna della Neve» dove si respira realmente l’atmosfera di un tempo come testimoniano i ravioli serviti su un fazzoletto di lino che esalta i sapori della pasta e dove si può concludere la cena con il moscato passito doc «Loazzolo» dell’azienda di Giovanni Satragno, presidente della «Produttori Moscato d’Asti Associati». E a proposito di Moscato le Langhe, si sa, sono famose anche per questo vino e, pertanto, il tour può idealmente concludersi all’«Enoteca Regionale del Moscato» di Mango d’Alba dove con un calice tra le mani si può aver la fortuna di incontrare il presidente dell’enoteca Walter Bera e da lui farsi raccontare i segreti della produzione del vino italiano dolce a bassa gradazione per eccellenza. ( Fonte: www.gazzettadiparma.it)
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