Le belle addormentate di Francia - di Mara Varoli

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http://www.gazzettadiparma.it/mediagallery/foto/dett_articolo/1244704085335_0.JPGTi viene incontro accennando un inchino e con il fare di chi mostra l'orgoglio come fiore all'occhiello. Sorride e togliendosi il cappello ti accoglie così, nella sua cittadina, a Nord di Parigi: «Bienvenue chez les ch'tis».
Bergues
Un dialetto particolare che poco ha a che fare con il francese nazionale. Quei modi gentili e una cordialità d'altri tempi: a Bergues, la gente è riservata, seria, stretta al lavoro della terra e ogni tanto si concede uno strappo in merceria. Lungo il canale della Senna, a pochi passi dal mare, c'è un mondo «fuori moda», ma sorprendente. Bergues è divenuta famosa tutto in un colpo, per via di «Giù al Nord», un film di grande successo e che ha per protagonista un simpatico postino e che guarda con ironia alla più fortunata Costa Azzurra, quasi fosse una sfida. Anche Bergues, così come Lille, Arras e Dunkerque ha la sua Beffroi, la torre che spicca sulle case a due piani. E Jacques, tra queste strade e tra queste case, una stretta all'altra e con il camino in «testa», ti fa da guida. Case di bambola, con i tetti spioventi e i mattoni rossi, a volte bianchi. Case che «fioriscono» nei grandi prati, in mezzo a coquelicuot e colza, buona per fare l'olio. Dal verde dei pascoli al giallo delle piantagioni, coltivate con squadra e righello, passando da ricami di petali rossi: è questo il quadro della natura dipinta intorno ad Arras. Quaranta mila abitanti, un passato da ricordare, tre piazze, la cattedrale e il municipio, con il campanile, in questa ville, cara a Robespierre e a Verlain, dove il turismo è ancora una scommessa. Ci si capita un po' per caso da queste parti, proprio come il protagonista di quel film, che con la scusa della malattia chiede il trasferimento negli uffici postali  vicino al mare: ma se nei suoi sogni c'erano Nizza e Cannes, la meta poi diventa la terra vicino alla Manica. Senza mezzi termini, una scherzo detto e fatto, che però si trasforma in un grande amore, tant'è che poi questo postino dalle mille risorse non se ne vuole più andare. E in effetti diventa difficile ripartire e tre giorni da turista non bastano più.  La stessa regione, Nord Pas de Calais, pur essendo meno nota della Normandia ha il suo perchè. In questa terra di confine non si è combattuto solo nella prima e nella seconda guerra: si combatte tuttora per uscire dal dimenticatoio, nonostante il fascino indiscusso.

Arras
Seduti nella petite place o place des Hèros, l'aperitivo è al Couleur Cafè con succo e vino, in mezzo a fiumi di birra. Tutto questo prima di gustare la brochette de lotte, un merluzzo niente male, con patate fritte. Due sono i simboli di Arras: il leone tipico delle Fiandre e il topo, da cui il nome della città, rat. Nel settimo secolo fu costruita l'abbazia con la sua chiesa e poi tutt'intorno la città, a poco a poco. Il campanile, invece, arriva nel 1200, insieme all'hotel de la ville, il palazzo comunale. Patrimonio dell'Unesco, questo campanile con i suoi 75 metri è il punto più alto da dove si può ammirare la geometria dell'intera città. Ricostruita esattamente come all'origine dopo la distruzione della prima guerra, Arras rispetta in tutto e per tutto i disegni del Seicento. Sopra e sotto, la città vive: basta dire che ci sono cave per oltre 20 chilometri. Sotterranei ora adibiti a spazi mostra, in quegli stessi luoghi in cui uomini, donne e bambini si rifugiavano durante la guerra. Spazi vissuti giorno per giorno, a 12 metri dal sottosuolo: con i panni stessi, le cucine, il piccolo ospedale e la scuola. Ma anche cantine a più livelli, dove oggi sorgono ristoranti, pub, atelier e le mercerie.

 E' bella Arras, anche in questa parte nascosta alla luce bianca del sole. Ma c'è una cosa per cui questa cittadina in passato era conosciuta in tutto il Nord Europa: il mercato. Non solo bancarelle ma una vera fiera commerciale. E oggi si rifà, ogni sabato in tutte le tre piazze. E in agosto, addirittura, con il mercato delle pulci. Le peculiarità sono anche altre: gli arazzi, per esempio, sono nati qui, e i tessuti e i ricami sono sempre stati in vetrina. Senza dimenticare il bleu d'Arras, dipinto da Maurice sulle porcellane, in quella piccola bottega della petite place.
Dunkerque
Da Arras si prende la strada che porta al mare, verso Mont Cassel, dove ci sono i mulini a vento. E proprio sulla spiaggia c'è Dunkerque, il terzo porto della Francia, battezzato da Luigi XIV, dopo le diverse dominazioni, tra cui quella spagnola. Una città ferma alle sue radici, tant'è che nelle scuole di periferia si studia ancora il fiammingo e sulla sabbia si corre con il carro vela. A tavola invece, si mangiano capesante, salmone, merluzzo e un formaggio ottimo per la colazione: il maroilles. Per finire con il biscotto speziato: lo speculas. Un porto che quindi vanta una significativa tradizione gastronomica, anche se la maggior parte dei padri di famiglia lavora nelle industrie siderurgiche. Oltre alla grande storia: Dunkerque, occupata dai tedeschi dal 1940 al '45 e distrutta quasi completamente, è l'ultima città liberata e nel museo dei ricordi si racconta tutto questo. Così come raccontano nel silenzio migliaia di soldati seppelliti nelle campagne. Una storia ben visibile anche guardando quel tre alberi lasciato dai tedeschi e quel battello abbandonato dagli inglesi. Quale resistenza? Qui si è caduti e basta. In piedi sono rimasti le chiese, la torre e il Duomo, con quel gotico che sfiora il cielo.

Lille
Ha ragione la guida, che per cogliere l'importanza della città suggerisce questa immagine: a Lille il tempo si vede passare guardando le facciate dei palazzi. Spazzati via quelli in legno di epoca medievale, i più antichi sono rimasti dipinti di giallo. Anche qui le dominazioni non sono mancate finchè il re Sole ci ha messo lo zampino. Nella grande piazza, infatti, l'architettura non è mai neutrale e i simboli sono quelli del potere. Case e torri sono incastrati in una scenografia cinematografica. Che non ha bisogno di correzioni, perchè si sposa talmente bene con i colori e le forme della città che basta a se stessa. Gironzolando da una strada all'altra con il naso all'insu si arriva verso il porto del canale, là dove una volta c'era l'ospedale Vecchio: costruito dalla contessa delle Fiandre nel 1237, l'ospedale fu ampliato nel 1472 per destinare un luogo abitabile alle suore che curavano i malati. Nel 1724 l'ospedale ebbe un'ala in più, per gli anziani e i moribondi. Oggi questi stanzoni sono adibiti a museo sulla vita quotidiana del XVII e XVIII secolo delle Fiandre. Dalle leggende che parlano di giganti che duellavano per difendere la civiltà dalle barbarie si passa così alla mensa delle suore: lunghe tavole e panche che ospitavano nel silenzio o nella preghiera queste sorelle dalla mano divina. Un mondo che si apre allo straniero come un fulmine a ciel sereno, in quanto la ricchezza culturale di questa regione del Nord è straordinaria. E non te l'aspetti.   Lille è anche alla moda, con un turismo che si sposta per la foga dello shopping. Basta buttare un occhio nella rue de la Grande Chaussèe, proprio dietro la piazza del Teatro, dove ci sono i migliori negozi e le vetrine sono una più bella dell'altra: firme autorevoli e prezzi concorrenziali. Da fare girare la testa, soprattutto all'italiano abituato a via della Spiga. E non c'è da stupirsi se Hermes e Vuitton li trovi accanto a una pescheria, tra l'altro da visitare, perchè a Lille e in tutta la regione niente è giù di posto. Piuttosto «Giù al Nord», con quel postino che da questi canali non se ne vuole più andare.

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