Le dolci colline del Montefeltro

http://www.lastampa.it/rf/image_lowres/Pub/p3/2013/03/28/Speciali/Foto/RitagliWeb/TNLRNL0L348--330x185.jpgLe hanno cantate poeti come Dante e Tonino Guerra.Sono ricche di storia, vigneti e formaggi.

Antonio Attorre 

C’è chi dice che il Montefeltro sia uno dei paradossi geografici dell’Italia di mezzo o, se preferite, la prova della relatività dei confini amministrativi rispetto a quelli naturali e, ancor di più, storici e culturali: già, perché il territorio del Montefeltro è amministrato da tre diverse province (Rimini, Pesaro-Urbino, Arezzo), tre regioni (Emilia-Romagna. Marche, Toscana) e addirittura due stati, Italia e San Marino. Un territorio che da collinare diventa montuoso ed è attraversato sul versante romagnolo dal fiume Marecchia, che nasce dalla sorgente appenninica di Monte Zucca, scende a valle e va a sfociare a Rimini. Un territorio, è qui il paradosso, che ha carattere unitario molto forte, sedimentato nel tempo da vicende storiche oltre che dal contesto naturale: nato nel VII secolo come territorio diocesano, e rimasto sotto la giurisdizione vescovile con San Leo quale sede centrale (poi trasferita a Pennabilli, fino al 1977), tra il XIII e il XVI secolo fu al centro di contese tra le famiglie signorili dei Malatesta, riminesi, e dei Montefeltro, urbinati, e successivamente dei Medici, dei Della Rovere e di altri potentati locali.  

Nell’immaginario comune, tuttavia, Montefeltro e Alta Valmarecchia – che comprende comuni quali Pennabilli, San Leo, Novafeltria, Talamello – devono non poco del loro fascino a Tonino Guerra, che negli ultimi decenni ne ha ridisegnato poeticamente la fisionomia e l’appeal di luoghi dell’anima. Non soltanto attraverso incantevoli storie come quella di Rico e Zaira, marito e moglie sempre vissuti in un piccolo borgo e mai scesi fino al mare, di cui però hanno un’idea favolosa ricavata dai racconti di una pescivendola che arrivava fin da loro in bicicletta (la storia è raccontata nel poema Il viaggio), ma anche attraverso poetici – e concreti – progetti. Tra questi l’Orto dei frutti dimenticati, museo arboreo con varietà oggi sconosciute ai più, il Rifugio delle Madonne abbandonate e la Via delle meridiane, dove il ritmo dei passi è scandito dal sole. Il grande poeta e sceneggiatore di maestri quali Fellini, Angelopulos e Antonioni ci ha fatto amare di questi luoghi la dimensione spirituale, immaginaria e al contempo legata al quotidiano e alla cultura materiale. Tonino Guerra, mancato a 92 anni il giorno dell’arrivo della primavera, nel marzo 2012, era nato a Santarcangelo ma da oltre vent’anni aveva scelto di vivere a Pennabilli; non trascurate una sosta a Santarcangelo, alla singolare osteria La Sangiovesa dove Guerra ha battezzato i vari ambienti con nomi che evocano Paolo e Francesca, Cagnacci e altri personaggi in qualche modo legati ai luoghi, e ha collocato sette stufe da lui ideate e realizzate da giovani artisti.  

 

Altre soste d’obbligo la Stamperia Artigiana Marchi, in via C. Battisti 15, per le lavorazioni di tessuti con stampe originali romagnole, e Laura, in via Ruggeri, 8, per le paste all’uovo tirate col mattarello. Ambra di Talamello, questo il nome che Tonino Guerra scelse per il leggendario formaggio di fossa stagionato in questo comune, uno dei sette che dal 2009 sono passati dalla provincia di Pesaro a quella di Rimini; l’altro comune storicamente legato al singolare formaggio è Sogliano al Rubicone, dove le fosse più antiche, risalenti a quattro secoli or sono, si trovano in via Pascoli, 8: Gianfranco Rossini vi stagiona i formaggi dei migliori produttori della zona. Proseguirete l’itinerario, naturalmente, attraverso i versanti marchigiano e toscano del Montefeltro, e se vi sembrerà di riconoscere quei meravigliosi paesaggi collinari avete ragione: sono le colline di Piero della Francesca.  

Fonte: www.lastampa.it

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