Lorenzetti, la "Piccola Maestà" a Catanzaro

http://www.settemuse.it/pittori_opere_L/lorenzetti_ambrogio/lorenzetti_ambrogio_511_small_maesta.jpgUna Madonna in trono con il Bambino, circondata da un coro di sei angeli, dalle sante Dorotea e Caterina d'Alessandria, due santi vescovi, probabilmente Nicola e Martino, S. Clemente Papa e S. Gregorio Papa, rappresentata frontalmente, in piccole dimensioni, ma splendida nei colori, è esposta nel Complesso monumentale del San Giovanni a Catanzaro.

Si tratta della "Piccola Maestà", un capolavoro dell'arte italiana dei primi del Trecento, di Ambrogio Lorenzetti, uno dei più importanti e conosciuti esponenti della scuola senese. Proveniente dalla Pinacoteca di Siena, l'opera, tempera e oro su tavola, 49 x 32.5 cm, costituisce il fulcro di "Divinità e Miti", evento espositivo voluto dal Comune di Catanzaro. Articolato in due i percorsi, l'evento si snoda da un lato ne "La grande Piccola Maestà" di Ambrogio Lorenzetti, dall'altro ne "Il soffio della memoria- Guazzi e Tempere" di Michelangelo Maestri. Molto suggestivo nella "Piccola Maestà" del Lorenzetti il cartiglio che il bambino apre verso i santi alla sua destra su cui, in lettere d'oro chiuse da una filettatura rossa, si legge "Fiat v(oluntas) tua". La tavola, infatti, pare fosse destinata in origine allo Spedale di Santa Maria della Scala, a Siena, e le parole di rassegnazione e sottomissione accettate dalla vergine e dettate attraverso il bambino sono finalizzate a esortare gli ammalati affinché reggano e accettino il dolore assegnato loro da Dio.

Ma non mancano altre possibili provenienze della "Piccola Maestà". La pittura su tavola del Duecento-Trecento, di cui fa parte il capolavoro di Lorenzetti, rappresenta un momento di grandissima creatività dell'arte medievale italiana. Moltissimi erano gli artisti abili in questo settore e molti emigravano per lunghi tempi al di là delle Alpi per rinnovare le maestranze autoctone come in Boemia e in Francia. Il tutto è da ricondurre, prendendo come riferimento l'anno 1300, al Grande giubileo indetto da Bonifacio VIII quando l'intera cristianità si volse verso Roma per ottenere indulgenze e perdono di tutte le colpe. Fu allora, infatti, che crebbero le committenze di opere d'arte celebrative dell'evento e del pontefice e in quel momento Siena fu centro di grandissimo livello creativo.

Alla famosissima bottega di Duccio si formò il più celebre dei pittori senesi del Trecento, Simone Martini e intorno al 1348 si colloca la vicenda terrena e artistica dei fratelli Pietro e Ambrogio Lorenzetti.

«La ragione di portare la "Piccola Maestà" di Lorenzetti, risiede anche nella volontà di sottolineare come alla base della crescita della nostra nazione stanno valori di continuità linguistica e contenutistica reali che, al di là delle divisioni storiche, sono comuni a quanti condividono oggi il nome di italiani» sostiene Mario Scalini, soprintendente Beni storici, artistici ed etnoantropologici per le provincie di Siena e Grosseto, nonché curatore della mostra.

E il culto mariano, all'epoca, era presente anche in Calabria a giudicare dalle opere di committenza, fra i primi decenni del Trecento e i primi decenni del Quattrocento, da parte di famiglie come Ruffo, Sanseverino, Sangineto, come la Madonna delle pere, attribuita a Paolo di Ciacio, conservata nel museo civico di Altomonte.

Il secondo percorso espositivo di "Divinità e Miti", dicevamo, è rappresentato dall'interessante e pregevole raccolta di tempere su carta del pittore e decoratore Michelangelo Maestri, artista che piaceva ad Andy Warhol, morto a Roma nel 1812, molto popolare tra gli stranieri che, visitando l'Italia, e rimanendo affascinati dalle bellezze del Grand Tour, acquistavano le sue opere come numerosi ricordi di viaggio, opere riproducenti pitture antiche, soggetti mitologici, e che, pertanto, contribuivano alla diffusione della cultura figurativa classica. ( Fonte: www.gazzettadelsud.it)

Autore: Maria Primerano

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