Maldive in guest house

http://viaggi.lastampa.it/fnts/viaggi-lastampa/immagini/resized/m/a/maldive-ambara_164496_407x304.jpgGuardare il mare dal porto, con i bambini che giocano con gli aquiloni e le donne velate, sorridenti e gentili, anziché da una overwater. Partire ogni mattina con un dhoni, alla scoperta di lingue di sabbia e isole deserte, visitando un intero atollo, e non una sola laguna. Bere lo yeye invece del caffè espresso. Andare alle Maldive, soggiornando su un’isola di pescatori, è un'esperienza particolare, resa possibile da quando il Governo ha dato il permesso di aprire le guest house, dove soggiornare in alternativa ai classici resort. Una scelta non dettata solo dal costo, sicuramente inferiore, ma dalla voglia di coniugare spiagge bianche e fondali meravigliosi, con la conoscenza di un popolo e delle sue tradizioni. Un viaggio essenzialmente fai da te: si compra il volo e si contattano i proprietari, con cui concordare date e prezzi, senza agenzie o intermediari. Dall’aeroporto di Malé, la capitale che vale la pena di visitare, così diversa dal resto del Paese, caotica e trafficatissima, con il Palazzo Presidenziale, le Pinacoteca e il Museo Nazionale, il mercato del pesce e quello ortofrutticolo, il trasbordo avviene con barca veloce, ma per i più avventurieri c’è anche la possibilità di scegliere, quasi a costo zero, il trasferimento su una imbarcazione di linea utilizzata dai locali.

Le vere guest house, da non confondere con i piccoli resort, sono gestite direttamente dai proprietari, per lo più stranieri, in società con maldiviani. A Keyodhoo, atollo di Vaavu-Felidhoo, 50 km di barriera corallina, formato da 25 isolette di cui solo cinque abitate, uno dei meno popolosi e sfruttati, c’è Blue Heaven, l'unica guest house a far parte del programma PTM, Protect The Maldives, nato per salvaguardare uno degli ultimi paradisi della terra, che cerca di sensibilizzare verso un turismo responsabile, nel rispetto dell’eco sistema e dei fondali, anche attraverso il trattamento dei rifiuti e il consumo di energia. A condurla Alberto e Paola, lombardi, che si sono trasferiti definitivamente dall'Italia con i figli di 10 e 11 anni, realizzando il progetto nato durante il viaggio di nozze in barca safari, dove hanno conosciuto Kubbè, che adesso guida lo staff maldiviano. Ai loro ospiti propongono un soggiorno fatto di immancabili bagni di sole e nuotate, ma, con discrezione e semplicità, anche di esperienze di vita locale.

Con un dhoni, l’imbarcazione tipica, tutta di legno, si parte ogni giorno per andare a pesca e alla scoperta di lingue di sabbia o isole deserte, dove essere i soli turisti. Finolu Fotteyo, Bodu Mora, Felidhoo, Hulidhoo, Finolu Alimathà: le spiagge candide, le lagune, i fondali dove fare snorkeling, sono gli stessi che hanno fatto delle Maldive una meta agognata dai turisti di tutto il mondo, da vivere però in perfetta solitudine, un po’ Robinson Crusoe, un po’ Vip.

Si soggiorna in un paese di 700 abitanti, che vivono di pesca e artigianato, fatto di casette colorate, con le sedie a sdraio davanti alla porta, per riposare e stendere i panni. Intorno biciclette, vialetti di sabbia, palme e banani. E poi la scuola, con i bambini e i ragazzi in divise immacolate e scarpe lucide, l’inno nazionale cantato tutte le mattine prima delle lezioni. La Moschea, con il muezzin che richiama alla preghiera.

L’ospedale, con il medico indiano e l’ambulanza, unico veicolo a motore presente sull’isola. I negozietti, con alimentari e tessuti, oggetti di legno e cocco e qualche souvenir. Il bar, luogo di ritrovo per la merenda maldiviana, dolce e salata, da gustare con lo yeye, zuccheratissimo caffelatte: un appuntamento imperdibile. Al tramonto il porto si anima delle chiacchiere delle donne, delle sfide a scacchi degli uomini, dei giochi dal sapore antico dei bambini. Tutti accoglienti e loquaci con i visitatori stranieri, cui si comincia a fare l’abitudine, che in inglese, prima lingua a scuola, o in divehi, vengono spesso invitati a entrare nelle case, ma senza contropartita. Nessuna richiesta di denaro o regali. L’accattonaggio o lo sfruttamento del turista qui sono un fenomeno ancora sconosciuto.

Pochissime limitazioni, su isole di religione musulmana: niente carne di maiale e niente alcoolici, i resort hanno una deroga speciale e, nel paese, un abbigliamento decoroso per le donne. Se siete in grado di superarle avrete in cambio la possibilità di immergervi in un andamento lento, fatto di paesaggi mozzafiato e sorrisi, mangiate di pesce, magari pescato da sè, e profumo di fiori e curry, colori accesi e serenità. Come sottofondo la musica, quella dei tamburi del Bodu Beru. Un posto dove fare un vero viaggio, e non solo una

vacanza, alle Maldive. ( Fonte: www.lastampa.it)

Autore: Elena Masuelli

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