" Malesia: da Kuala Lumpur all’isola di Tioman" di Giulia Stok

http://viaggi.lastampa.it/fnts/viaggi-lastampa/immagini/resized/m/a/malesia-isola-pulau-tioman_147742_407x229.jpgKuala Lumpur, ovvero “confluenza fangosa”. Si capisce perché tutti, in Malesia, preferiscano chiamare la loro capitale semplicemente KL. Città giovane, nel senso di recentemente fondata (nel 1857 da un gruppo di cercatori di stagno cinesi, cui venne l’infelice idea del nome), ma anche in senso anagrafico, perché la popolazione sotto i trent’anni è la netta maggioranza, KL fa ben presto dimenticare i tristi presagi toponomastici. Avveniristici grattacieli in acciaio e un’affollata Chinatown rossa e dorata, centri commerciali con le più grandi firme del lusso europeo e un tempio indù frequentatissimo, dove ancora si celebrano riti sanguinosi ormai vietati in India: sarebbe facile definirla una città di grandi contrasti. Tuttavia, non è questa l’atmosfera che si respira nelle pur trafficatissime strade. A prevalere sono una grande misura, che traspare anche dalla cortesia tranquilla degli abitanti, e una certa armonia d’insieme, che la rendono una capitale umana e piuttosto vivibile, considerati tutti i limiti di una temperatura che raggiunge i 35 gradi mentre l’umidità supera abitualmente l’82%.

 

Arrivando dal Klia, il Kuala Lumpur International Airport, che dista circa un’ora di auto dal centro, si ha l’impressione di una città assediata dalla foresta. E il verde continua anche dentro, con grandi parchi e giardini, che contrastano col grigio dei grattacieli e dell’inevitabile inquinamento. Il panorama dalla Menara Tower, che per un periodo è stata la torre della televisione più alta del mondo, dà un’idea della grande varietà architettonica di KL. Qui, oltre alle grandi vetrate, l’attrattiva è un piccolo parco divertimenti dedicato alla Malesia, con musicisti di strumenti tradizionali e ricostruzioni di abitazioni tipiche delle diverse regioni, in maggioranza simili a palafitte, per difendersi da umidità e inondazioni.

 

Dalla Menara si vedono bene anche le Petrones Twin Towers, torri gemelle unite da un ponte, che con i loro 450 metri sono stati fino al 2005 i grattacieli più alti del mondo. Oggi ospitano gli uffici della società petrolifera che li ha costruiti, un lussuoso centro commerciale e una delle migliori sale concerto di tutta l’Asia. A un occhio profano non è evidente, ma tutta la struttura è carica di rimandi all’Islam: una pianta a stella, 5 livelli come i 5 pilastri della religione, pennoni che richiamano la forma dei minareti. Si può salire per osservare il panorama, ma solo fino ai 170 metri di quota del ponte. Dietro le torri si estende il parco del KLCC, Kuala Lumpur City Center, con prati ben curati, giochi per i bambini, laghetti e un acquario con uno spettacolare tunnel subacqueo.

 

Da qui, tra strade larghe e cavalcavia, bancarelle e centri massaggi che propongono l’ultima moda orientale della pedicure con pesci carnivori, si può arrivare a piedi sia al Bukit Bintang, sede dei più grandi alberghi e di altri centri commerciali, sia al Kraft Center, dove si possono osservare gli artigiani al lavoro e si trovano, finalmente, oggetti di produzione locale, tra cui spiccano coloratissimi batik, mobili in legno, utensili da cucina e borse in rattan.

 

Paese a maggioranza islamica e dove la poligamia è permessa, la Malesia è tuttavia caratterizzata da due importanti minoranze etniche il cui impatto culturale ed economico è stato fondamentale: quella cinese e quella indiana. Se i cinesi hanno in mano la maggior parte delle attività commerciali, agli indiani va sicuramente la palma per la statua più grandiosa. Siamo nel quartiere di Selangor, al tempio di Batu Caves, caverne calcaree sacre che si raggiungono arrampicandosi su una scalinata di più di trecento gradini, accompagnati da scimmie fameliche dalla coda lunghissima. A fianco della salita, una statua dorata della divinità indù Murugan alta più di 40 metri. In questa zona ogni locale offre il the “tarik”, un the indiano che sa leggermente di nocciola, servito dopo essere stato shakerato quasi come un cocktail e versato da grandi distanze.

 

Dalla lunga dominazione inglese i malesi hanno ereditato la passione per la monarchia: il re, chiamato affettuosamente Agong, abbreviazione di un nome impronunciabile, è piuttosto amato. Frotte di turisti, soprattutto locali o asiatici, si affollano ogni giorno davanti ai cancelli del suo fiabesco palazzo dalle cupole bianche, protetto da guardie in stile britannico e avvolto da un grande parco. Altro luogo quasi sacro per gli abitanti di KL è Merdeka Square, un campo da cricket dove nel 1957 venne proclamata l’indipendenza dalla Gran Bretagna. Ai due lati del prato spiccano due bizzarri edifici: il Royal Selangor Club, ritrovo delle élite fin dalla fondazione della città, in finto tudor, e il Sultan Abdul Samad Building, una commistione di stile vittoriano, moresco e moghul, prima sede dell’amministrazione britannica, oggi dell’Alta Corte della Malesia.

 

Prima di ripartire, magari per qualcuna delle isole incontaminate del Mar della Cina, vale la pena tornare alle origini: la fabbrica di stagno Royal Selangor ospita anche un museo dedicato a questa lavorazione. Se non fosse stata molto ricca di metallo, infatti, la confluenza fangosa non sarebbe mai diventata KL. ( Fonte: http://viaggi.lastampa.it/articolo/malesia-kuala-lumpur)

Informazioni utili

Per arrivare: 11 ore di volo da Roma con la Malaysian Airlines, molto confortevole

Informazioni: www.turismomalesia.it

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