" Maremma dolceamara di butteri e miniere" di Luca Bergamin

http://viaggi.lastampa.it/fnts/viaggi-lastampa/immagini/resized/a/s/aspettando-cheese-sulla-costa-unimmagine-delle-ultime-propaggini-del-parco-naturale-della-maremma-verso-il-mare_152425_407x229.jpgStefano Pavin fa roteare «l’uncino» come se fosse un artista del circo equestre. E il suo baio scuro si presta al gioco. Le mucche si divertono un po’ meno, anche se hanno capito: se stanno in riga, ubbidienti, non succederà niente, si tratta soltanto del solito... esercizio mattutino. Ore sette del mattino, alla fattoria Spergolaia di Marina di Alberese, il buttero porta al pascolo la mandria, comandandola col suo bastone dalla punta di corna. E’ così che comincia la giornata in Maremma, il Far West d’Italia, dove i cavallerizzi hanno cognomi veneti e parlata toscana, un carattere all’apparenza burbero ma una passione sconfinata per i loro morelli, sauri massicci e focosi dalla criniera scura, e per questo paesaggio selvaggio fatto di pinete, campi verdi strappati agli acquitrini, venati da fiumiciattoli e separati da steccati di legno, fattorie dove all’ora del pranzo gli spiedi girano scoppiettanti sui ceppi sempre accesi.

 

Lasciato il Parco naturale della Maremma, si sale sino a Massa Marittima sulla duecentesca torre del Candeliere, per camminare tra un nugolo di rondini sulla cinta muraria del cassero senese e ammirare questo borgo medioevale rotolarsi giù dalla collina. Laggiù c’è il mare di Follonica e Punta Ala, quassù un museo di arte sacra, nel convento di San Pietro all’orto, con una bella Maestà di Ambrogio Lorenzetti e un crocifisso di Giovanni Pisano, capolavori cittadini. A questi si aggiungono la stele neolitica di Vado all’Arancio, conservata nel Museo archeologico, e i sacrileghi rami di falli uno sberleffo al compaesano predicatore San Bernardino? - penzolanti all’Albero della fecondità affrescato nel portico delle Fonti dell’abbondanza, pochi metri più in basso rispetto alla cattedrale di San Cerbone, accanto all' Enoteca Bacchino dove ristorarsi col pecorino e un bicchiere di rosso Monteregio. Più sotto, invece, nelle viscere di Massa Marittima, ricche di rame, argento e pirite, si cammina per 700 metri dentro la galleria d’una miniera, per imparare un po’ la vita degli uomini che con le loro mani fecero la fortuna di questo borgo. Come ricorda poco lontano da qui il Parco minerario di Gavorrano, con uno spettacolare teatro scavato nella roccia. E qui c’è anche la

 

Torre dove fu prigioniera Pia de’ Tolomei («Ricordati di me che son la Pia, Siena mi fe’, disfecemi Maremma», scrisse Dante ricordando nella Divina Commedia la sfortunata nobildonna)

 

D’intorno, è un scenario d’incanto con canneti, declivi tappezzati di ulivi, puntuti cipressi, casali e tenute come il Fontino, che incorniciano il lago dell’Accesa dove all’imbrunire si incontra pure un mago che predice il futuro. Il presente è l’ascesa a Campiglia Marittima attraverso le sue mulattiere a chiocciola, tra antiche case in pietra, sino alla rocca d’avvistamento dove le stelle di notte e l’isola d’Elba di giorno sembrano così vicine da poterle sfiorare. Anche gli etruschi avevano comunque buon gusto, altrimenti non avrebbero scelto Vetulonia - oltre alla vicina Roselle -, assisa su un poggio della campagna grossetana, dove il tempo sembra fermo al XII secolo avanti Cristo. Tanto che basta scavare ancora oggi a mani nude, come fa l’archeologa Simona Rafanelli, per riportare alla luce nuove domus laddove curva il basolato romano. Emozione pura, oltre ai pendagli e altri monili in oro conservati in quel gioiellino del Museo Archeologico, è calarsi lungo la via dei sepolcri, scoprendo tra lo stormir di cicale e nugoli di farfalle gialle e blu, le tombe a dromos della Pietrera e della Diavolina.

 

I campi di girasoli e le botole di fieno colorano la pianura tra i fiumi Bruma, Allacciante e Pisana, seguendo la vecchia statale Aurelia sino ad arrivare a Porto Santo Stefano, «scolta» con la sua fortezza spagnola del Monte Argentario, un microcosmo da circumnavigare anche in automobile godendo in cresta panorami su baie di sfrontata bellezza come quella che si getta nel Tirreno dall’Hotel di Cala Piccola, dove Slow Food organizza cene di pesce tra i pini approfittando della frescura e del panorama sulle isole dell’Arcipelago Toscano. Mentre sulla vicina spiaggia di Feniglia, tra Porto Ercole e la laguna di Orbetello, l’azzurro si confonde quasi col verde dei pini marittimi così folti e freschi. ( Fonte: http://viaggi.lastampa.it/articolo/maremma-butteri-e-miniere)

 

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