" Marocco, 10mila vicoli in groppa a un asino" di Mara Varoli

http://www.gazzettadiparma.it/mediagallery/foto/dett_articolo/1323850696485_0.JPGVerde, come il Riad, rosso come il sacrificio, giallo come le mura, nero come i caftani con il cappuccio. Poi, c'è il blu, il colore della città di Fés, dei mosaici e della tajine. E' il Marocco dei chiaroscuri e delle ombre riflesse. Diecimila vicoli non sono uno scherzo: infilarsi tra gente, carne, carri di frutta e muli fa girare la testa. Il suq della Medina è un ritratto: la fotografia di un Paese che rimane lontano. A maggior ragione se la stessa gente del mercato la ritrovi nelle campagne, tra greggi e preghiere da ascoltare. Così è anche nel Medio Atlante, dove i berberi vivono a 2000 metri in case fatiscenti. Baracche per nomadi, che su quelle montagne spesso ci passano tutto l'anno con mogli e figli: bambini costretti a calpestare chilometri prima di trovare una scuola. Da qui, il salto, perchè questa volta il nostro giro guarda più in là, anche se a un passo dall'Europa. Siamo nel Marocco distante dalle mete bombardate dei turisti. Sulla nostra strada, il respiro si riempie di odori, gli sguardi si illuminano con la forza del contrasto tra la poesia delle tradizioni, a volte violente, e la complessa quotidianità di chi cerca di arrangiarsi. Alla meno peggio. Da Casablanca a Fés il cambiamento è veloce e piano piano si entra in una terra legata al passato. Piano piano si lascia la periferia di una grande città, fatta di case strette, panni stesi e di parabole bene in vista per entrare nel Paese agricolo, coltivato a pezzi, trainato e arato da asini, su e già dalle colline. Tre ore di strada e si arriva davanti alle mura della città più antica: la Medina è lì dall' 809, grazie al Santo Idris II. Intorno c'è la città medievale del XIII e XIV secolo con il suo Palazzo reale, proprio di fronte al quartiere ebraico e alla sinagoga. Che fa tutt'uno con la casba e con la fortezza berbera. Non te l'aspetti che dietro la collina ci sia la ville nouvelle del 1916. Tuttavia, è la Medina il piatto forte, quella che fa di Fés la capitale culturale del Marocco, con l'Università più antica al mondo, là dove oggi ci studia solamente chi il Corano lo sa a memoria. Ben protetta da 14 chilometri di mura, la Medina ha le sue regole: si vive nel suq e solo a tarda sera si rientra a casa per la cena e non si esce più. L'odore delle spezie mescolato a quello della carne appesa, con le frattaglie in vetrina, il banco di datteri, di uova sode per la colazione sono il caravanserraglio di questa città nella città. L'odore è intenso e condito con il suono delle parole crea un effetto ipnotico. Così senza sapere dove si va si segue Hamid (+212 (0) 661241560, hamid-sabor@hotmail.com), la guida per eccellenza. Si cambia in questi vicoli bui e ci si perde tra uomini e animali: i muli servono da taxi, i polli e i piccioni per essere sgozzati. Il ritmo è loro e bisogna adeguarsi, per non essere travolti dal fiume di caftani. Solo all'uscita si ritrova la luce: è il momento dello stupore, rivedendo le immagini di questo labirinto di storia. Si può proseguire seguendo il tempo e si arriva alle concerie, dove le pelli dei montoni vengono ammorbidite in grandi vasche con il guano di piccione. Intorno, i bambini giocano a pallone nelle strade, da quando avevano tre anni poco più, mentre i giovani rompono le file buttando in aria i volantini per le nuove elezioni: la speranza è nel cambiamento, nel lavoro sicuro e si vota il nuovo Pgd, il partito della giustizia e dello sviluppo. Lo stesso che di lì a poco conquisterà il Parlamento. E' il Marocco che si fa avanti, pur mantenendo le tradizioni, cerca un futuro diverso. In una coalizione diversa: «La garanzia è il nostro re, l'ago della bilancia», si dice da quelle parti. Si scommette sulla cultura, affogando l'ignoranza. E questa volta a votare sono andati in tanti, «non come nel 2007». In effetti, proprio qui, di turismo ecologico c'è bisogno, così come di incentivi per l'agricoltura: le nuove generazioni puntano su questo. Ci sarebbe molto di più da raccontare, ma spesso le parole non riescono a descrivere le immagini. Una terra che cambia, dove l'idea appartiene alla donna. Nascoste tra gli angoli di case, tra le montagne, ci si organizza in cooperative tutte al femminile  e i garage vengono utilizzati per vendere spezie e salse, i frutti del raccolto. Un'alleanza che produce, che fa economia. Un patto importante, già da quando la poligamia, comunque non ben masticata, ha fatto il suo corso: meno soldi uguale meno mogli. E gli uomini con questo ci fanno i conti. Così come con l'emigrazione, che porta grandi vantaggi, in fatto di entrate: gli assegni che arrivano da chi è sparpagliato per l'Europa sono per il Paese una fortuna. Il viaggio riprende, si torna indietro, tra paesaggi desolati, lunari e ancora uomini e asini, pochi i cani dietro ai greggi. La strada va bene per i motociclisti: libera e infinita. Si va verso Meknès, la città dalle magnifiche porte. Ma non è più la via di Rabat, piuttosto quella che porta al Medio Atlante. E lì che incontri Volubilis: un sito magnifico. Ancor prima del terzo secolo avanti Cristo, il primo assetto urbano: una collina che in seguito poteva contare ventimila abitanti, che hanno resistito fino al terribile terremoto. Tuttavia, l'arco di trionfo, i mosaici, le colonne e buona parte della basilica sono rimasti in piedi. E tutto questo in un incavo naturale di grande bellezza. D'altronde stiamo per arrivare alla Svizzera del Marocco: Ifrane. Qui ci si va per sciare, per le escursioni a Gouraud, tra cedri e scimmie. Il consiglio è quello di continuare verso Oum Rabiaa, un vero riad, con 47 sorgenti, di cui 7 salate e 40 dolci. Sul torrente, si incastrano piccole capanne, utili per trascorrerci la notte e consumare una calda tajine con carne o verdura. Si riprende il cammino, con la neve alle spalle, gli ulivi e le viti che animano la campagna. Perchè tra dolci colline anche i sapori hanno un senso: si fa olio e buon vino, da esportare alla cugina Francia. Pur in modo altalenante, l'economia galleggia e lo sviluppo è alle porte: «L'importante è mettere i piedi in posti sicuri», per la legge del Marocco.
( Fonte: www.gazzettadiparma.it)

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