Milano: 'All'ombra dell'ultimo sole'. Al Tieffe Menotti parole e canzoni di De André

http://www.mentelocale.it/img_contenuti/collaboratori/grandi/allombra_dell_ultimo_sole.jpg«Da queste parti succedono storie strane». Sono le storie che ci raccontano i personaggi di All'ombra dell’ultimo sole. Musica e parole per Fabrizio De André, racconto musicale - in anteprima per Milano - in scena al Tieffe Teatro Menotti (via Ciro Mentotti 11) fino al 31 dicembre. 

Si apre il sipario e ci troviamo immersi nell'atmosfera della Genova umida e chiassosa degli anni Settanta. Gli anni in cui i ragazzi, scrive Emilio Russo, direttore del Tieffe Menotti e regista della pièce, «per la prima volta scoprivano che il mondo era finalmente lì a portata di mano, bastava conquistarlo con sorrisi, dolcezza e nuovi suoni».
I personaggi uno fanno proprio questo, ci restituiscono quel clima febbrile ed eccitante attraverso le loro storie, umili, ma allo stesso tempo esemplari. 

Vicende in cui Fabrizio De Andrè aleggia sempre come un'ombra amica. Non lo vediamo, e non lo sentiamo nominare quasi mai, ma lo possiamo immaginare seduto sui gradini della scenografia, o se si preferisce sulle poltrone della platea, che ascolta.
Faber ispira e suggerisce quei personaggi che, in fondo, sono un po' i suoi. Vivono grazie a lui. C'è Nina, cui manca «volare tra le corde dell'altalena e l'uomo che sputava da una parte il miele, dall’altra la cera».
C'è Teresa, che parla poco, ha le labbra screpolate, indica un amore perso a Rimini d'estate. Un amore da lei ormai dimenticato: quello per Andrea, da cui ha avuto un figlio, e da cui è scappata in un'altra città, costretta dal suocero.

Della compagnia fa parte anche il Boccia, che ha perso giorni a rincorrere il vento. E ripensa a Tina, che ha amato sempre e non ha amato mai. Conosciamo anche Paoluzzo, che ha la passione per le armi, e poi le prostitute Nuccia e Bocca di Rosa, innamorata dell'anarchico e rivoluzionario Gesù, perché «un uomo senza ideali – spiega – è una sedia senza schienale: prima o poi perde l'equilibrio e cade». 
Incontriamo Il Sirena, a 16 anni il più bravo borseggiatore dei caruggi (ndr i vicoli in dialetto genovese), che ci racconta di come ha conosciuto Nancy - di cui è innamorato l'ingenuo Miché - : «Ti ho trovata lungo il fiume che suonavi una foglia di fiore, che cantavi parole leggere, parole d'amore».

Questa grande famiglia, questi poveracci, questi figli di puttana, con le parole di Nuccia, hanno un luogo tutto loro, in via del Campo: un bar che, guarda caso, decidono di chiamare La cattiva strada, nel quale coltivano i loro sogni. Presto, però, la masnada di giovani sognatori avrà una nuova casa, dietro le sbarre: «sempre qui dentro prima o poi i disgraziati come voi finiscono», sentenzia il brigadiere Cafiero Pasquale.
Disgraziati sì, ma uniti, e con addosso la voglia di lottare, senza pistole, per conquistarsi il cielo e guadagnarsi il sole.

Per disperati che sia i personaggi di Faber hanno – quasi sempre – una seconda chance. Così è anche nello spettacolo di Emilio Russo. Quando non ce l'hanno nelle canzoni, la trovano sulla scena, come Miché, proprio lui che, come De André scrive mirabilmente, «quando hanno aperto la cella era già tardi con una corda al collo freddo pendeva». 

In quell'aria secca, carica di sale e gonfia di odori di una Genova immaginaria c’è posto per tutti i reietti, gli emarginati, i dimenticati. Nel mondo reale saranno anche gli ultimi della fila, ma in quello di Faber sono i protagonisti. «Se non sono gigli, son pur sempre figli». Sono nel vento, e a forza di soffiare, finiranno ovunque.

In occasione della messa in scena, il Tieffe Menotti ha organizzato tre eventi in ricordo del poeta e cantautore genovese scomparso nel  1999: un concorso destinato a chi ama Faber e le sue opere, una mostra del vignettista Mauro Biani e un omaggio audio, la registrazione di una diretta radiofonica intitolata Buon Compleanno Faber - curata dal giornalista Gerardo Ferrara - da riascoltare nel foyer del teatro. ( fonte: www.mentelocale.it)
Autore: Camilla Macchioni

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