Milano: 'Materia prima. Russkoe Bednoe - l'arte povera in Russia' al Pac

http://www.mentelocale.it/img_contenuti/collaboratori/grandi/copValery%20Koshlyakov,%20Arco,%201995,%20cartone%20e%20tempera,%20320x250%20cm.jpgLo hanno sempre fatto. Con la loro arte i russi costruiscono nuovi mondi. Di colore, fiaba e astrattismo quelli di Wassily Kandinsky; di teste caprine e abitanti volanti quelli di Marc Chagall; di elementi puri o raggisti quelli di Kazimir Malevic e Natalia Goncharova.

 

E lo fanno ancora. Al Pac di via Palestro, fino all'11 settembre, si possono visitare i mondi creati da 23 artisti contemporanei tra le figure più importanti della scena creativa russa. L'occasione è offerta dalla mostra, a cura di Marat Gelman, ‘Materia prima. Russkoe Bednoe - l'arte povera in Russia' che apre a Milano il calendario di iniziative previste per il 2011 in occasione dell'Anno della Cultura e della Lingua Italiana in Russia e della Cultura e della Lingua Russa in Italia.

 

All'ingresso, il gemellaggio Italia-Russia si stringe con il Tempo forgiato di Leonid Sokov, dove il Colosseo, Castel del Monte o Santa Maria del Fiore si trovano a essere vicini di casa di chiese coronate da cupole a cipolla. Ma anche della muraglia cinese o del cosidetto "cetriolo" di Norman Foster. Un mondo di mondi, dunque.

 

Solo una Colonna e un resto di fregio dentato di gommapiuma, invasi da piccioni altrettanto "gommapiumati", si ergono in quello di Sergey Shekhovcov. Povero per la materia e la rovina a cui è ridotto, ma ricco per la preziosità del sapore antico che percorre le scalanature del fusto, questo resto è da sorvegliare con una telecamera. Di gommapiuma, ovviamente.

 

Anche Valery Koshlyakov riproduce elementi architettonici e luoghi del passato, come un Arco e un Foro dipinti su cartone ondulato, ampio come un telero dove astratto e figurativo si sovrappongono. Hanno invece sapore costruttivista i suoi Oggetti sparsi per il Pac.

 

Il gruppo Sinie Nosy guarda al suprematismo e lo trasforma in culinario. Per esempio, l'opera-manifesto Batti i bianchi con il cuneo rosso di El Lissitzky diventa una fetta di mortadella minacciata di abbattimento da uno spicchio di formaggio.

 

Il mondo di Alexandr Brodsky è costruito nell'argilla, plasmata a mo' di edifici o di furgoni psichedelici, e nella tempera graffiata così da definire i contorni di abitanti curiosi e di origine occidentale. Piovono ombrelli surrealisti, camminano vagine ambulanti di invenzione olandese, volano arpie, uomini si nascondono sotto la canna di pistole pronte a sparare.

 

In Organetto, palazzi di domino dalle finestre illuminate, che fanno prefigurare un'alta densità di popolazione, sprofondano negli abissi di un acquario e subiscono una tormenta scatenata dai visitatori che semplicemente girano una manovella.

 

Olga e Aleksandr Florensky catalogano una fauna di scheletri animali, dove l'aragosta fa più paura di un leone e il coccodrillo non è diverso dall'uomo se non per la forma della testa e la posizione degli arti.

 

Vladimir Anzelm nel carbone e nella resina fossilizza revolver, aeroplani, teschi umani e leonini, stelle; Kazin Vladimir ripiega il pneumatico in camicia, rasoio e teschio.

 

Sergey Teterin fa cinema. Con il Tritacinema ripropone vecchie pellicole dei fratelli Lumière, che lo spettatore deve "tritare". Dentro tre diversi scatoloni invece c'è chi combatte un incontro di pugilato, chi si lamenta con chi lo guarda perché vuole uscire, chi si riduce agli impulsi primari defecando, mangiando e accoppiandosi.

 

E poi ci sono tanti altri mondi ancora, chiusi insieme negli spazi del Pac, per rappresentare quello russo. ( Fonte: www.mentelocale.it/ Autore: Laura Cusmà Piccione)

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