" Mongolia, il tesoro di Gengis Khan" di Marco Sartorelli

http://viaggi.lastampa.it/fnts/viaggi-lastampa/immagini/resized/m/o/mongolia-irene-cabiati_297688_407x229.jpgLIBRI PER VIAGGIATORI
Dai deserti ai mari profondi, su rotte perennemente irregolari, e poi nella steppa che vide l’orda mongola irradiarsi a conquistare il mondo. Gengis Khan si è insinuato perfidamente (una mail tra mille: «scoprite la Mongolia!») nella vita di Irene Cabiati - viaggiatrice prima che giornalista -, tanto da spingerla verso il cuore dell’Asia e per poi scrivere un reportage arricchito da intarsi narrativi e analisi sull’attualità sociale ed economica.

Nel 2006 l’occasione della partenza: gli 800 anni dalla fondazione dell’impero di Gengis Khan, che la Mongolia ha celebrato come segno di identità nazionale finalmente da mostrare al mondo e, soprattutto, agli scomodissimi vicini di casa, russi e cinesi. Mongolia in viaggio, non è l’ennesimo «diario di bordo» che vuole stupire con curiosità da wunderkammer o esotismi. Il titolo, del resto, non è Viaggio in Mongolia. Cabiati esplora, invece, il cammino del Paese che per il Fondo monetario internazionale nel 2013 dovrebbe raggiungere un tasso di crescita superiore al 22% (6,4 nel 2010).

Un paese dalle risorse minerarie inestimabili e 40 milioni di capi di bestiame. Tre mongoli su 10 vivono di allevamento, 5 sono impiegati nei servizi e il resto nell’industria. Un fermo immagine sulla capitale Ulaanbaatar racchiude e spiega la Mongolia, sospesa tra un passato che non vuole lasciare (le yurte di feltro circondano la città) e la fatale attrazione per un futuro che si immagina radioso, altro da quello collettivista imposto ai tempi del protettorato sovietico.

Il miraggio di una nuova vita che non debba più temere lo «zud», il gelo che falcidia gli animali (8 milioni nel 2010), ma che addirittura possa arricchire: nel 2011 il governo ha regalato quote della società che gestisce la più grande miniera di carbone del mondo. Oltre due milioni di mongoli sono diventati intestatari di 538 azioni TT della miniera di Tavan-Tolgoi.

Come metteranno a frutto questo patrimonio?, si chiede l’autrice, ascoltando i nostalgici racconti degli anziani nelle yurte, dialogando con una ricamatrice o cogliendo il sorriso ritroso di una bimba in abito tradizionale. Che futuro avrà il giovanissimo Batu (vincitore della corsa dei cavalli alla festa annuale del Nadaam, dove ci si sfida nella lotta, nel tiro con l’arco e nella corsa a cavallo, un «triathlon» che resuscita gli invincibili avi)?; quale destino avrà la tredicenne Oyuna, che convince i turisti ad andare a visitare il suo museo dei dinosauri con due parole, «museum» e «dino», e poi mostra con orgoglio un femore gigantesco, due uova preistoriche e altre briciole di mostri lontani? Diventerà una modella o una scienziata?

Irene Cabiati immagina la Mongolia senza disoccupati, né vecchi emarginati, un «modello universale» (creato con il «lievito del buonsenso»), che difende «la dignità delle persone e l’unicità dei suoi ambienti naturali». Gengis Khan, intanto, è diventato il marchio di una vodka e di una birra.
MONGOLIA IN VIAGGIO di Irene Cabiati, Alpine Studio, 242 pagine, 13 euro
( Fonte: www.lastampa.it)

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