" Napoli a Natale diventa un presepio" di Giulia Stock

http://viaggi.lastampa.it/fnts/viaggi-lastampa/immagini/resized/l/a/la-via-dei-presepi-unimmagine-di-san-gregorio-armeno-il-cuore-napoletano-con-le-bancarelle-dei-presepi_309921_407x229.jpg«Nun me piace, voglio la zupp’ e latte»: così nel drammatico Natale in casa Cupiello il figlio Nennillo rifiuta arrogante di interessarsi al presepe del padre, senza rendersi conto di aggravarne l’agonia. Un secolo e mezzo prima del geniale Eduardo, Goethe già notava che la passione dei napoletani per il presepe era una cosa seria: uno svago che «arriva fin sulle terrazze delle case», dove quello «che conferisce a tutto lo spettacolo una nota di grazia incomparabile è lo sfondo, in cui s’incornicia il Vesuvio coi suoi dintorni».

Il primo documento in cui si parla di un presepe a Napoli è del 1025, ma solo nel Seicento si iniziò ad accostare alla Natività scene di vita quotidiana, con un arte sempre più raffinata che raggiunse l’apice nel secolo successivo. Il modo migliore per farsi un’idea della ricchezza di materiali e dettagli profusa nell’ambientazione e nell’abbigliamento dei singoli personaggi è visitare il Museo della Certosa di San Martino, che ospita nell’antico refettorio l’enorme presepe settecentesco di Michele Cuciniello, con ben 300 statuine. Invece, per immergersi in un avvolgente connubio di attualità e tradizione, sacro e dissacrato, bisogna passeggiare per la caotica San Gregorio Armeno, la via degli artigiani che realizzano con la stessa disinvoltura i re Magi in abiti persiani e l’esultante Balotelli a dorso nudo, pacifici pescatori e furiosi La Russa, minuscoli cesti di mele, rosse da far invidia a quelle di Biancaneve, e provocanti Belen. Qui si trova di tutto, e in ogni dimensione, in botteghe storiche come quelle di Ferrigno e Fusco.

Siamo nel cuore del centro antico, nei vicoli intorno a Spaccanapoli, il decumano inferiore che taglia la città tra Nord e Sud: per scoprirne i segreti si possono seguire alcune visite guidate – ad esempio “I misteri del presepe napoletano, www.manievulcani.it; «Te piace o’ presepe?», www.obiettivoarte.com – oppure semplicemente lasciarsi trasportare dalla folla prenatalizia. Quando il senso unico per i pedoni vi avrà stancato, entrate nel bellissimo e silenzioso chiostro delle Clarisse di Santa Chiara, interamente rivestito di maioliche, con colonne ricoperte di viti e glicini e panchine che raccontano scene di vita campestre. Nel quartiere non manca un pizzico di esoterismo: cercatelo nella storia del principe Raimondo di Sangro, lo scienziato-alchimista-inventore che commissionò le straordinarie sculture della Cappella San Severo, tra cui spicca il Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino. Poco lontano c’è anche la Cappella del Tesoro di San Gennaro, dove domenica scorsa si è ripetuto per la terza volta nell’anno il miracolo della liquefazione del sangue del patrono. Questo appuntamento, meno noto di quelli di maggio e settembre, ricorda i fatti del 1631, quando il popolo portando in processione le ampolle fermò la lava del Vesuvio che incombeva sulla città. Nel museo presso la cappella fino al 7 gennaio è aperta una mostra di design e grafica della facoltà di Architettura che rivisita la figura del Santo e la devozione cittadina.

Se in omaggio a Eduardo volete rispettare tutti i riti di un Natale tradizionale, assistete oggi, domani e dopodomani al bel presepe vivente nella parrocchia San Giovanni Battista a Chiaiano (dalle 18.30 alle 23) e più avanti, il 6 gennaio, alla suggestiva Sfilata dei Magi a cavallo e dei pastori alla Masseria Luce. I presepi visitabili in città sono centinaia, particolarmente degni di nota quello dei padri Carmelitani della Basilica del Carmine Maggiore e la mostra dell’Associazione Presepistica Napoletana al complesso di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta. Se invece vi sentite più vicini a Nennillo, potete distrarvi con «Sol LeWitt. L’artista e i suoi artisti», prima mostra in Italia dedicata interamente a lui dalla sua scomparsa nel 2007, al Madre. Sempre a Sol Lewitt dedica un omaggio anche la Galleria di Alfonso Artiaco che ha appena traslocato nella nuova sede di Palazzo de Sangro di Vietri nel cuore del centro storico.

Di certo nessuno però potrà sottrarsi al tradizionale menu delle feste: la sera della vigilia sono previsti spaghetti con le vongole, baccalà e capitone fritto, oppure mussillo (la parte centrale del baccalà) con salsa di pomodoro, olive, uvette, pinoli e capperi; il 25 la regina del pranzo è la minestra maritata, ovvero una ricchissima minestra di carne e verdure, fatta però con alcuni ingredienti che si trovano nei mercati solo in questo periodo dell’anno: scarolelle, cappuccia, torzelle, boragine, uniti a cicoria e broccoli, cotiche, lardo, salsicce, ossa di prosciutto, carne di maiale. Si chiude con una dolcissima sequenza di miele, mandorle, cannella e scorzette di arancio variamente abbinati: dai più semplici struffoli, palline di pasta fritta ricoperte di miele, agli elaborati biscotti rococò, susamielli e mostaccioli. Altro che zupp’e latte.
"Al Museo Madre per chi ama l’arte contemporanea è da non perdere la mostra di Sol LeWitt" 
Fonte: www.lastampa.it

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Cedistic © 2014 -  Ospitato da Overblog