Nel Donegal per ripassare la storia irlandese - di Elena Formica

http://www.gazzettadiparma.it/mediagallery/foto/dett_articolo/1245243381601_0.JPGCielo e terra del Donegal: forse erano già così dopo la prima tempesta che s'abbatté sul mondo. Turgide e rapide, mandrie di nubi volano sull'Atlantico che imprigiona la luce in fondali d’acciaio. Castelli divorati da guerre, stragi e leggende presidiano l’alternarsi del sole, del vento e della pioggia. Rupi ammantate di prati si gettano suicide nell’oceano. La brughiera, abitata da rari villaggi, è gonfia di torbiere. Al dio del nord essa leva una preghiera: che su tutto vinca la Natura. "Up here it's different" ("Quassù è diverso"), si usa dire nel Donegal irlandese. Invaso dai Vichinghi, preso di mira dagli Scozzesi e infine dominato dagli Inglesi, il Donegal è un distillato purissimo di Irlanda dove lingua e tradizione gaeliche hanno combattuto un’incessante battaglia per la difesa dell’identità. La regione - cuore pulsante del Gaeltacht, cioè dell’area in cui si parla gaelico - confina con l’Irlanda del Nord britannica; solo a sud la contea è congiunta alla madrepatria (la Repubblica d’Irlanda) attraverso un breve lembo di terra: Leitrim.  A Derry, che gli occupanti inglesi hanno chiamato Londonderry, si respira l’aria frizzante del Donegal benché la città appartenga al Regno Unito. Cintata da poderose mura seicentesche, Derry rivaleggia con Belfast nella vita culturale, nel business e nel testimoniare la ricerca della pace dopo i "troubles" fra cattolici e protestanti (1963-1985).  Il capoluogo del Donegal è Lifford, ma la contea prende il nome dalla vivace cittadina di Donegal dove sorge il castello degli O'Donnell, innalzato nel '400 e ampliato due secoli dopo da Sir Basil Broke. Il maniero conserva il più maestoso camino in pietra di tutta l’Irlanda; andato quasi interamente in rovina, l’edificio è stato restaurato con criteri filologici e merita di essere visitato per conoscere meglio la storia dei tormentati rapporti fra Irlanda e Inghilterra. A poco più di un’ora di automobile, passando per il porto di Killybegs, si erge Sliabh Liag, la scogliera più imponente d’Irlanda e forse d’Europa (circa 600 metri di vertigine nel punto più alto). Migliaia di pecore pascolano sulla brughiera che, sferzata dal vento, precipita improvvisa tra le acque. Questi animali non conoscono né ovili né recinti. Sono le libere greggi di Sliabh Liag, che da secoli appartengono alla comunità e non ai singoli allevatori. Anche da lì proviene la lana che si lavora artigianalmente ad Ardara, antica capitale del tweed irlandese. Se si viaggia in aereo e si atterra a Belfast nell’Irlanda del Nord, il Donegal è raggiungibile attraverso la Causeway Coastal Route, itinerario automobilistico tra i più emozionanti al mondo. La strada fiancheggia l’Oceano Atlantico, che per lunghi tratti si frange su spiagge serene. Il percorso culmina al Giant's Causeway, un "unicum" geologico formato da 40mila colonne basaltiche che furono espulse, sotto forma di lava, dalle vulcaniche profondità del mare. L’Unesco ha dichiarato il sito "patrimonio dell’umanità".  Sembra un lago, ma non lo è. Lough Swilly è un fiordo marino e sulle rive verdeggianti, intervallate da chiare distese di sabbia, galoppano splendidi cavalli. Lì sorge Rathmullan House and Garden, un’aristocratica residenza trasformata in hotel dove si pernotta in ambienti carichi di suggestione. Un fantasma astemio pare che si aggiri nel bar dell’albergo; detesta che si bevano alcolici, ma non crea problemi ai clienti. Giustizia è fatta. Il castello di Glenveagh, al centro dell’omonimo parco nazionale, appartiene ora alla Repubblica d’Irlanda dopo che John G. Adair lo fece costruire attorno al 1870 all’interno di un’immensa tenuta di oltre 16mila ettari. Adair cacciò dalla proprietà 224 contadini mentre ancora imperversava la "Great Famine" (la grande carestia) che aveva ucciso o costretto all’emigrazione milioni di irlandesi. Quest’uomo ricchissimo e crudele non ebbe pietà per nessuno. Ma oggi la tenuta è un paradiso, uccelli rari fanno il nido sul lago Veagh e il cervo rosso non teme più il fucile.
Fonte: www.gazzettadiparma.it

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